“La crisi dell’orticoltura in Sardegna”: Coldiretti presenta i dati

La crisi dell'orticoltura

La crisi del settore orticolo sardo è ben evidenziata dai dati presentati da Coldiretti Sardegna questa mattina, a Cagliari, nel corso dell’assemblea su “La crisi dell’orticoltura in Sardegna”

I dati emersi nel corso di “La crisi dell’orticoltura in Sardegna” sono impietosi.

In quindici anni il settore, rappresentato da circa 4.200 agricoltori, ha perso il 52% degli ettari (dai 24.509 del 2006 agli appena 11.838 del 2021, con una perdita di 12.700 ettari). Ciò ha comportato anche la riduzione della quantità di prodotto (251.162 tonnellate; nel 2006 erano state 391.456).

I dati sulle importazioni (+63%) ed esportazioni (-64%), riferiti agli scambi commerciali extra nazionali, certificano da una parte la richiesta dei prodotti orticoli e dall’altra una continua perdita di quelli locali e a km0 (sempre più ricercati nei mercati, come confermano quelli contadini di Campagna Amica che ogni anno crescono in fatturato con i prodotti dell’orto che la fanno da padrona).

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“I dati confermano il grido di allarme lanciato dagli agricoltori. Questa categoria sta subendo un ulteriore – pesantissimo – colpo a causa del caro prezzi generalizzato. A questo fattore si sommano le continue e sempre più frequenti perdite dovute ai cambiamenti climatici.

Non ultimo una filiera distorta, che penalizza sempre gli anelli più deboli, gli estremi: produttore e consumatore finale. Per tutte queste ragioni riteniamo fondamentale riunire la filiera e fare squadra in modo chiaro e leale. É inoltre imprescindibile il sostegno della politica rivolto a interventi concreti e di prospettiva“, ha dichiarato il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu.

“Stiamo lavorando anche con Filiera Italia, società di Coldiretti, per progetti di filiera con la grande distribuzione. L’incontro di oggi ci vede insieme al mondo della distribuzione organizzata proprio per programmare insieme nuove strategie”, ha sottolineato il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba.

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