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    Home»Copertina»Terremoto Irpinia: la parola ai geologi e agli architetti 
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    Terremoto Irpinia: la parola ai geologi e agli architetti 

    23 Novembre 20226 Minuti di lettura
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    Terremoto Irpinia: la parola ai geologi e agli architetti 
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    Terremoto Irpinia: geologi e architetti 

    Terremoto Irpinia: la parola ai geologi e agli architetti 

    Gaetano Sammartino (Presidente Società Italiana di Geologia Ambientale – sezione Campania ) : “Concentrarsi sulla sicurezza degli edifici strategici come scuole ed ospedali!” .

    Fulvio Bonavitacola (Assessore Regionale Protezione Civile) : “Comuni attrezzino i Piani di Protezione Civile!”.

    Antonio Cerbone (Ordine Architetti di Napoli ) : “Più che fare presto, fare prima sulla sicurezza degli edifici!”.

    Francesca La Montagna (Assessore Protezione Civile – Comune di Acerra nel napoletano) : “Ritorneremo nelle scuole. Edilizia scolastica ma anche informazione nelle scuole!”.

    Sabina Porfido (geologo dell’Irpinia) : “La conoscenza dettagliata dell’evento deve costituire la base non solo per una corretta informazione ai cittadini per renderli più consapevoli, ma anche la base per i tecnici preposti alla ricostruzione  per una corretta pianificazione territoriale”.

    Antonello Fiore (Presidente Nazionale Società Italiana Geologia Ambientale – SIGEA) : “Commemorazioni siano di pari passo con dovrebbero andare di pari passo con l’analisi dei progressi fatti”.

     

    Il terremoto in Irpinia

    “Il terremoto dell’Irpinia è stato un punto di partenza anche per il nuovo quadro normativo.

    A distanza di 42 anni però dobbiamo concentrare l’attenzione sulla sicurezza degli edifici strategici.

    C’è il tema degli edifici strategici ma anche del patrimonio culturale da tenere in sicurezza.

    Il terremoto in Irpinia ha evidenziato la fragilità e la fatiscenza del patrimonio edilizio italiano di quell’epoca, ancora non avevamo la Protezione civile che è stata proprio costituita a seguito del sisma coordinata dall’onorevole Giuseppe Zamberletti.

    Dopo 42 anni da quella sera del 23 novembre 1980 cosa è cambiato? Sembra che sia cambiato tanto, ma in realtà è cambiato molto poco. Purtroppo, la cultura del rischio è ancora molto lontana. Negli ultimi 500 anni abbiamo avuto in Italia 88 terremoti distruttivi. Il 70% della sismicità che conosciamo si concentra nell’Appennino. Dall’Unità d’Italia i disastri sono stati ben 36″. Lo ha affermato Gaetano Sammartino, geologo, Presidente della Società Italiana di Geologia Ambientale sezione Campania, intervenendo oggi ad un evento svoltosi ad Acerra e dal titolo: “SISMA IRPINIA 1980: LA SCOSSA CHE “SCOSSE” LE COSCIENZE”.

     

    L’appello della Regione ai Comuni: attrezzare i Piani di Protezione Civile.

    “Ci sono due aspetti di cui uno riguarda lo sviluppo della ricerca e della capacità di previsione – ha dichiarato Fulvio Bonavitacola, Assessore alla Protezione Civile della Regione Campania – l’altro insegnamento riguarda l’organizzazione di Protezione Civile. Sappiamo che in quel tragico 23 Novembre si dovette alzare la voce del Presidente della Repubblica, non avevamo la Protezione Civile. E’ stato poi lavorare negli anni successivi per arrivare alla legge del 1992 e poi al testo unico del 2018. Dunque tempi troppo lenti. E’ importante che i Comuni attrezzino i Piani di Protezione Civile. Come Regione sosterremo il finanziamento anche incentivando piani a livello intercomunale ed una grande attenzione sarà per il volontariato che è un alleato decisivo”.

     

    L’appello degli architetti: concentrarsi sugli edifici.

    “Invece di Fare Presto ora facciamo prima: mettiamo in sicurezza le abitazioni. Bisogna essere attenti a qualsiasi segnale proveniente dall’edificio  – ha dichiarato Antonio Cerbone dell’Ordine degli Architetti di Napoli – ed intervenire.

    Molti edifici, in Campania ed in particolare a Napoli, sono costruiti in quegli anni. Basterebbe pensare al famoso sacco di Napoli. Edifici che oggi hanno anche 42 anni  in più rispetto al 1980″.

     

    Un terremoto che cambiò la storia della conoscenza.

    “A quarantadue  anni dal terremoto che drammaticamente la sera del 23 novembre 1980 sconvolse la Campania e la Basilicata, con la distruzione di un gran numero di paesi e la morte di circa tremila persone, è doveroso cercare di capire come e quanto il tessuto urbano e le comunità, devastate, cancellate, danneggiate siano state ricostruite, attraverso una breve sintesi delle informazioni scientifiche disponibili.

    Il terremoto Irpino-Lucano del 23 novembre1980 è da considerarsi l’evento sismico a più elevata energia avvenuto nell’Appenino meridionale negli ultimi cento anni.

    Avvertito in gran parte dell’Italia, dalla Sicilia a Sud – ha dichiarato Sabina Porfido, geologo irpino della SIGEA Campania –  all’Emilia Romagna e alla Liguria a Nord, causò gravi danni in molte località della Campania e della Basilicata e marginalmente anche della Puglia.

    Le vittime furono circa 3.000, i feriti 10.000.

    Furono distrutte complessivamente 75.000 case e 775.000 furono danneggiate.

    La magnitudo raggiunse il valore di 6.9 Mw, l’intensità epicentrale il X grado MCS ed il X grado della scala ESI-07.

     

    Numerosi comuni furono quasi totalmente distrutti

    Numerosi comuni, nelle province di Avellino, Salerno e Potenza, furono quasi totalmente distrutti raggiungendo un livello di danneggiamento pari o superiore al IX grado di intensità della scala MCS: Castelnuovo di Conza, Conza della Campania, Laviano, Lioni, Santomenna, Sant’Angelo dei Lombardi, Balvano, Calabritto, Caposele, Guardia dei Lombardi, Pescopagano, Romagnano al Monte, S. Andrea di Conza, S. Mango sul Calore, S. Michele di Serino, Senerchia, Teora.

    In Campania furono dichiarate danneggiate 542 località, di cui 28 classificate come distrutte, 250 gravemente danneggiate, 264 danneggiate; nella regione Basilicata il danno riguardò 131 comuni di cui 9 dichiarati distrutti, 63 gravemente danneggiati e 59 danneggiati.

    Per una visione più completa ed aggiornata dell’evento sismico si rimanda al  numero speciale edito da MDPI  “The 23 November 1980 Irpinia-Lucania, Southern Italy Earthquake: Insights and Reviews 40 Years Later” (curato da Porfido, Alessio, Gaudiosi, Nappi e Michetti) che contiene 14 articoli proposti da 44 ricercatori con diverse competenze, con un approccio multidisciplinare che mette in luce gli aspetti più importanti del terremoto dal punto di vista sismologico e geologico, senza trascurare la ricostruzione del patrimonio culturale, la resilienza della popolazione e lo sviluppo socio-economico delle aree interne dell’Appennino meridionale dopo il sisma.

    Senza dubbio, le lezioni apprese dall’evento irpino-lucano sono rilevanti a livello locale, per l’intera regione mediterranea e in ambienti sismotettonici e culturali simili.

    La conoscenza dettagliata dell’evento deve costituire la base non solo per una corretta informazione ai cittadini per renderli più consapevoli, ma anche la base per i tecnici preposti alla ricostruzione  per una corretta pianificazione territoriale” .

     

    Il modello Acerra che punta sulle scuole!

    “La cultura e la divulgazione della Protezione Civile ha un ruolo fondamentale perché mira alla formazione e all’informazione che sono concetti fondamentali. Educare la platea scolastica rappresenta un passaggio importantissimo perché i ragazzi devono essere coscienti e consapevoli.

    Dunque scuole sicure con un’edilizia scolastica sicura ma allo stesso tempo è importante intervenire sull’informazione  – ha dichiarato Francesca La Montagna, Assessore alla Protezione Civile del Comune di Acerra – e la conoscenza. Riproporremo il progetto Plinius nelle scuole con il quale faremo prevenzione ed informazione. C’è il caso  di Willy Smit , studentessa che salvò centinaia di persone dal maremoto nell’Oceano Indiano nel 2014. Lei aveva studiato lo tsunami in Geografia e quando vide alcuni segnali riuscì a fare evacuare tutta la spiaggia”.

     

    Analizzare le criticità per migliorare.

    “Le commemorazioni dovrebbero andare di pari passo con l’analisi delle criticità e di come sono state superate; con l’analisi del perché le criticità non lo sono state.

    Le commemorazioni  – ha concluso Antonello Fiore, Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale – dovrebbero andare di pari passo con l’analisi dei progressi fatti”.

    Architetti geologi la parola Terremoto Irpinia
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    La Redazione Elena

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