Ritorna il Cala Gonone Jazz

Ritorna il Cala Gonone Jazz

Ritorna il Cala Gonone Jazz

Il Cala Gonone Jazz Festival ritorna al Teatro Comunale di Cala Gonone: ospiti di questo lungo weekend saranno Alexander Hawkins con Roberto Ottaviano, Alfredo Rodriguez, l’Orchestra Jazz della Sardegna, John Patitucci e in chiusura domenica il trio composto da Tavolazzi, Caligiuri e Capiozzo

Ritorna il Cala Gonone Jazz- Il Cala Gonone Jazz Festival si avvicina al termine con sei concerti tra le Grotte del Bue Marino e il Teatro Comunale di Cala Gonone.A partire da venerdì, oltre ai concerti, in teatro è prevista una degustazione guidata offerta dalla Coldiretti la quale offrirà agli ospiti un pasto caldo, salumi e formaggi, un bicchiere di vino o una bevanda.

 

Il programma

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Venerdì 29 luglio dalle 20,30 Roberto Ottaviano al sax e Alexander Hawkins al piano si esibiranno in “Spirit of Mingus”.

Un omaggio all’immortale contrabbassista e pianista. Il genio “pazzo e arrabbiato” come amava definirsi torna in una nuova forma interpretativa grazie al virtuoso del sax Roberto Ottaviano accompagnato dall’improvvisatore e creativo pianista Alexander Hawkins.

A seguire, reduce dal successo dello scorso anno al Cala Gonone Jazz Festival (insieme al bassista Richard Bona) Alfredo Rodriguez insieme a Yarel Hernandez al basso e Michael Olivera alla batteria.

Figlio d’arte, nel 2006, Rodríguez è stato selezionato come uno dei dodici pianisti provenienti da tutto il mondo per esibirsi al Montreux Jazz Festival. Quincy Jones lo notò e gli propose di lavorare con lui.

Da allora ha partecipato a numerosi festival in tutto il mondo realizzando, proprio con Jones, Tan Dun, e Siedah Garrett l’inno “Better City, Better Life” che è stato selezionato come colonna sonora ufficiale del Shanghai World Expo 2010.

 

Sabato 30 luglio, imbarco ore 11,00, prontissimi per la seconda giornata alle Grotte del Bue Marino.

L’ospite, in solo, del concerto nella sala dama bianca sarà il grande John Patitucci acclamato musicista, bassista e contrabbassista è tra le più grandi stelle del jazz viventi.

Al termine del concerto in teatro vi invitiamo a rimanere con noi per una degustazione guidata offerta dalla Coldiretti

Patitucci ha partecipato alla registrazione di innumerevoli album con artisti come BB King, Bonnie Raitt, Chick Corea, Wayne Shorter, Herbie Hancock, Michael Brecker, George Benson, Dizzy Gillespie, Was Not Was, Dave Grusin, Natalie Cole, Bon Jovi, Sting, Queen Latifah e Carly Simon. Nel 1986, John è stato votato come MVP della National Academy of Recording Arts and Sciences sul basso acustico.

Come artista, ha suonato in tutto il mondo con la sua band e con i luminari del jazz Chick Corea, Herbie Hancock, Wayne Shorter, Stan Getz, Pat Metheny, Wynton Marsalis, Joshua Redman, Michael Brecker, McCoy Tyner, Nancy Wilson, Randy Brecker, Freddie Hubbard, Tony Williams, Hubert Laws, Hank Jones, Mulgrew Miller, James Williams, Kenny Werner e decine di altri. Alcuni dei tanti artisti pop e brasiliani con cui ha suonato includono Sting, Aaron Neville, Natalie Cole, Joni Mitchell, Carole King, Milton Nascimiento, Astrud e Joao Gilberto, Airto e Flora Purim, Ivan Lins, Joao Bosco e Dori Caymmi.

Insegna ai giovani musicisti e contribuisce ulteriormente a sostenere l’arte del jazz e del basso in tutto il mondo. Nel 2010, John ha iniziato il suo coinvolgimento con il Global Jazz Institute del Berklee College of Music, guidato dal pianista Danilo Perez. Attualmente è Visiting Scholar alla Berklee, e insegna sia al Global Jazz Institute che al Bass Department.

 

Sempre sabato 30, al Teatro Comunale a partire dalle 20,30 “Wide Sounds” nuova uscita dell’etichetta indipendente “JazzOp Records” creata dall’ABNO, che vede protagoniste le musiche originali composte da tutti i componenti del Woodstore – il pianista Mariano Tedde, il sassofonista Massimo Carboni,  il batterista Gianni Filindeu e il contrabbassista Paolo Spanuaffiancati nell’esecuzione dal trombettista finlandese Tero Saarti, con gli arrangiamenti di Luigi Giannatempo e Filippo Minisola pensati appositamente per l’organico dell’Orchestra Jazz della Sardegna diretta da Gavino Mele.

Subito dopo sarà il turno di John Patitucci, stavolta in trio insieme al chitarrista Yotam Silberstein e il batterista Rogério Broccato.

 

Domenica 31 luglio, giù il sipario in attesa del prossimo anno con un concerto evento: “Three Generation”.

Nati come gruppo jazz nel 2017, dopo lunghi anni di esperienza con stabili collaborazioni celebri, palchi e studi di registrazione i Three Generations (Leonardo Caligiuri- Ares Tavolazzi- Christian Capiozzo) incidono il primo lavoro, titolato con nome proprio. Il disco rappresenta una sorta di viaggio personale che raccoglie influenze ed eredità attinte dalla scena musicale internazionale, cercando allo stesso tempo di proiettarsi nel futuro, mantenendo però lo sguardo nel passato. Figli degli Area (e non solo metaforicamente parlando) da cui traggono la linfa vitale, musicisti di grande esperienza e collaborazioni, da Guccini a Mario Biondi, Paolo Conte, Stefano di Battista e moltissimi altri ( vedi biografie individuali) i three Generations incidono, con il loro primo lavoro, 8 curatissime tracce in cui Christian Capiozzo (figlio di Giulio Capiozzo, fondatore, insieme a Demetrio Stratos, dei leggendari Area) ), Ares Tavolazzi ( militante dal 1974 al 1993 negli Area) e Leo Caligiuri ( fondatore tra l’altro del gruppo degli Altare Thotemico con l’artista poeta Gianni Venturi, catalogo Maracash), hanno saputo sposare, con una solida base jazz, musica etnica (provenienza soprattutto balcanica), Jazz Prog, world music e melodie classiche, il tutto accompagnato da ricercati interventi psichedelici.

“Viviamo un momento storico in cui abbiamo bisogno di questo tipo di contaminazioni; i musicisti negli anni ’70 vivevano insieme e il risultato era equilibrato già in partenza. Ora raggiungere lo stesso obiettivo è diventato più faticoso” dichiarano i membri del gruppo. Il lavoro è studiato per essere fruito anche da neofiti del genere; la voluta mancanza di dissonanze (che lascia spazio in un paio di pezzi a melodie più classiche), si contrappone e sposa con ritmi incalzanti e tecnicismi mai ostentati, complici gli accurati arrangiamenti di un maturo Ares Tavolazzi.