Chiese aperte in Sicilia con un itinerario sperimentale

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Domenica 8 maggio in tutta la Sicilia per “Chiese Aperte” kermesse nazionale  organizzata da Archeoclub D’Italia, in collaborazione con le rispettive Diocesi. Apriranno al pubblico: chiese, conventi, monasteri, oratori con tutto il loro patrimonio culturale spesso chiuso al pubblico o non raccontato.

Pippo Cosentino (Coordinatore Archeoclub D’Italia Sicilia) : “Domenica 8 Maggio, in Sicilia “Chiese Aperte”. Ad Aidone la Madonna delle Grazie con un altare di legno dipinto in stile barocco; un quadro del ‘600 della Santa Vergine col bambino lattante. Ed ancora la Chiesa di San Lorenzo di epoca Normanna con la porta rivolta a Ponente e l’altare ad Oriente. L’altare maggiore è della fine del Seicento, realizzato in marmo policromo in stile barocco. Dietro l’altare, una lapide con iscrizione latina ricorda le vittime del terremoto e l’anno (1709) della fine della ristrutturazione della chiesa. Vedremo gli arredi che si salvarono dal terremoto del 1693. Tra il pregevole l’altare all’interno della cappella della Madonna di Fatima. Nella cappella della Sacra Famiglia è conservato il fercolo di San Lorenzo. A Lentini la Chiesa di San Francesco Di Paola, una delle più belle della Sicilia! Alla fine del 2018 in seguito alla caduta di alcuni calcinacci dalla parte sommitale del prospetto settecentesco la chiesa è stata chiusa al culto. Forte è stato l’impegno di Archeoclub D’Italia locale.

L’interno della Chiesa, presenta quattro altari laterali. Il secondo altare è l’unico in marmo della Chiesa.

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L’altare maggiore è in pietra rivestita da lastre di vetro, Il pavimento è in preziosa pietra di Comiso. A Paternò la chiesa di San Marco, prezioso gioiello storico-artistico edificato durante il periodo Normanno.

Ed in Sicilia progetto – pilota nazionale che vedrà insieme ben 18 chiese di 8 borghi del Parco Nazionale delle Madonie in un unico itinerario dedicato ad uno scultore carrarese del ‘500″.

“Numerose le chiese siciliane che apriranno il loro patrimonio artistico alla visione dell’opinione pubblica, Domenica 8 Maggio, in occasione di “Chiese Aperte” evento nazionale targato Archeoclub D’Italia e giunto alla 28esima edizione. Dopo tre anni, finalmente si ritorna in presenza. La Sicilia sarà protagonista anche di progetti – pilota importanti come quello che vedrà insieme ben 18 chiese delle Madonie. A Porto Empedocle, apriremo la Chiesa di Maria SS. del Buon Consiglio, ad Aidone invece in particolare la Chiesa di San Marco, Madonna delle Grazie, di San Lorenzo, di Sant’Antonio, a Lentini la Chiesa di San Francesco Di Paola, a Paternò le chiese di San Marco, di Cristo al Monte, la Chiesa di San Giacomo Apostolo Maggiore e nel Parco Nazionale delle Madonie ben 18 chiese in 8 borghi”. Lo ha annunciato Pippo Cosentino, Coordinatore Archeoclub D’Italia Sicilia.

A Porto Empedocle

“La prima chiesa di Porto Empedocle, la cosiddetta vecchia chiesa della Madonna del Buon Consiglio oggi la conosciamo come Auditorium San Gerlando, una dedica al Santo e Patrono. Della storia di questa piccola chiesetta si conosce ben poco – ha continuato Cosentino – ma avremo modo di approfondirne la conoscenza. Sappiamo,  che fu intitolata alla Madonna del Buon Consiglio, che fu costruita e probabilmente allargata in vari tempi, tra il 1740 e il 1787. L’idea di dedicare la nuova chiesa alla Madonna del Buon Consiglio pare sia venuta ad un napoletano che regalò un bel quadro di questa Madonna la cui devozione era particolarmente sentita in Ciociaria e nel Napoletano. Dunque ne vedremo i capolavori al suo interno!”

Ad Aidone

“Ad Aidone, Domenica 8 Maggio, apertura straordinaria della chiesa di San Marco verrà aperta dalle ore 10,30  alle ore 12,30, ma anche della Madonna delle Grazie, di San Lorenzo e di Sant’Antonio però dalle ore 15 alle ore 18.

La chiesa della Madonna delle Grazie fu costruita nel 1618, in seguito al ritrovamento da parte di un contadino del luogo, di un immagine della Madonna.

La chiesa è ad unica navata. All’interno è presente un altare di legno dipinto in stile baroccoun quadro del ‘600 della Santa Vergine col bambino lattante, dipinto  su ardesia  da Pietro Novelli.  Vedremo anche una grande tela di autore ignoto del 1642, raffigurante le sante vergini siciliane Lucia ed Agata ed altri affreschi ormai danneggiati dall’umidità e ormai illeggibili. Al quadro della Vergine con il Bambino   – ha dichiarato Cosentino –  legata una delle leggende aidonesi che i volontari di Archeoclub D’Italia sede di Aidone racconteranno Domenica 8 Maggio.

Vedremo anche la navata con abside circolare, finestre esposte a sud e a ovest. Su un arco riporta la frase “Meum est consilium, procua”. La chiesa conserva una urna artistica con Cristo morto, sculture riconducibili allo scultore agrigentino Calogero Cardella e quadro ottocentesco venerato come la Madonna del Buon Consiglio.

Ad Aidone anche la Chiesa di San Lorenzo ubicata in Via Roma nel centro storico. Si trova in prossimità dei ruderi del castello medievale, il cosiddetto ‘castellaccio’, e di ciò che resta del convento di Santa Caterina.

E’ la Chiesa Madre dedicata a San Lorenzo, diacono e martire (258 d.C., sotto l’imperatore Valeriano) nonché patrono di Aidone ed è una delle più antiche del paese. Il culto di San Lorenzo fu introdotto ad Aidone nel Seicento dalla nobile famiglia romana dei Colonna Gioeni, che dal 1641 detenne il dominio feudale della cittadina per molti anni. La chiesa sorge lungo la via Roma, la principale arteria del borgo medievale che conduce al punto più alto dell’abitato, dove ancora oggi si conservano i ruderi dell’antico castello normanno, il cosiddetto Castellaccio. Insieme al castello, la chiesa di San Lorenzo per secoli ha rappresentato il centro politico e religioso del centro urbano.

La fondazione della chiesa risale ad epoca normanna. In età sveva si realizzò un ampliamento: a questo periodo appartiene il portale e anche la facciata. Agli inizi del Trecento la chiesa era l’unica esistente ad Aidone, come documentato dai Registri Vaticani delle decime del 1308-1310. Tra Cinquecento e Seicento l’edificio fu oggetto di profonde trasformazioni, probabilmente anche sulla scia dei dettami del Concilio di Trento. Fu in questo periodo che la chiesa fu dedicata al santo martire e ampliata significativamente, demolendo l’abside medievale e aggiungendo le cappelle laterali e l’ampio vano della sacrestia, oggi adibito a museo d’arte sacra. Fu costruito allora un nuovo campanile. Il terremoto del 1693 segnò una cesura anche nella storia di Aidone, dove molti edifici vennero danneggiati, inclusa la Chiesa Madre. Ne conseguirono interventi di consolidamento strutturale ma anche di arricchimento decorativo, con la realizzazione all’interno di stucchi nello stile tardo-barocco, che ancora oggi connotano l’edificio. Fu in questo periodo, dopo il terribile terremoto, che la chiesa assurse inoltre al rango di Collegiata, proprietaria di diversi beni nell’area del centro urbano”.

Una chiesa con la porta rivolta a Ponente e l’altare ad Oriente

“La chiesa è ben orientata, con la porta rivolta a Ponente e l’altare ad Oriente. Dell’originaria architettura – ha continuato Cosentino –  non resta altro che il portale con arco a sesto acuto, strombato e sormontato da un timpano, e la torre adiacente, rimasta incompleta ed adibita a campanile. Sulla facciata, a destra del portale d’ingresso, si conservano due scanalature orizzontali, la canna (m. 2,06) e il palmo (m. 0,256), unità di misura usate in passato.

Sul prospetto si vedono distribuite in totale disordine delle lettere latine e dei segni di varia forma (come triangoli e rombi), scolpiti sui conci regolari. Per lungo tempo si è pensato facessero parte di un’iscrizione andata perduta in seguito al terremoto del 1693 e ricomposta disordinatamente durante la successiva ristrutturazione dell’edificio. Studi più recenti hanno dimostrato che le lettere e i segni non appartengono ad un’iscrizione bensì sono da attribuire ai mastri lapicidi. Nei cantieri medievali essi erano soliti incidere le pietre con marchi personali perché, venendo pagati a cottimo, avevano la necessità di imprimere un segno a ciascuna pietra al fine di ricevere il dovuto emolumento.

Nell’interno, a navata unica, sono custoditi pregevoli arredi. L’altare maggiore è della fine del Seicento, realizzato in marmo policromo in stile baroccoDietro l’altare, una lapide con iscrizione latina ricorda le vittime del terremoto e l’anno (1709) della fine della ristrutturazione della chiesa. Accanto all’altare oggi c’è un cassettone, precedentemente collocato nella vicina chiesa di San Leone. Nella cappella di San Lorenzo vi è un quadro che rappresenta il santo con i simboli del martirio: palma, libro, graticola, aureola. Nella cappella del Santissimo Sacramento è presente un crocifisso del Seicento, proveniente dal vicino monastero di Santa Caterina, non distante dalla chiesa e di cui oggi sopravvive ben poco. Questo complesso monastico crollò infatti durante il terremoto del 1693 e non fu più ricostruito; di esso non rimane nulla se non i cantonali in pietra arenaria, che prospettano sulla strada. Alcuni arredi che si salvarono sono custoditi nella chiesa di San Lorenzo: tra questi vale la pena ricordare, oltre al crocifisso di cui sopra, il pregevole l’altare all’interno della cappella della Madonna di FatimaNella cappella della Sacra Famiglia è conservato il fercolo di San Lorenzo. Sono inoltre pregevoli alcuni monumenti funebri, tra cui uno risalente al Cinquecento dedicato ad un vescovo imparentato con la famiglia Colonna Gioeni ed un altro a memoria di un aidonese illustre, l’economo Francesco Ranfaldi, morto nel 1868″.

Il Museo di Arte Sacra 

“Nella sagrestia nel 2011 è stato allestito un piccolo Museo di Arte Sacra per dare adeguata collocazione a preziosi manufatti di proprietà di questa e altre chiese di Aidone. Vi si accede attraverso un piccolo varco che mette in collegamento diretto l’aula della chiesa con la sagrestia. Il percorso espositivo è diviso in due parti: la prima è dedicata al Santo Patrono, titolare della chiesa; la seconda al tesoro della Chiesa Madre e ai beni storico–artistici provenienti anche da altre chiese.

Lo spazio dedicato a San Lorenzo include tre vetrine: una teca contiene il paliotto con il martirio di San Lorenzo, un’ opera che contiene la reliquia di San Lorenzo, posta dentro un braccio d’argento – ha affermato Pippo Cosentino –  e la pergamena di Papa Clemente VII datata 9 agosto 1531, che attesta alla famiglia Colonna l’autenticità della reliquia del Santo. Questo certificato, di autore ignoto, è reso su pergamena miniata a colori e riporta la firma del Papa, il martirio di San Lorenzo e alcune immagini della vita di Maria e Gesù.

In una vetrina al centro della sala si trovano gli ostensori in argento e argento dorato del XVII-XIX sec. Su un supporto centrale sono esposti gli sportelli lignei dipinti con l’Annunciazione e i Santi Lorenzo e Mattia, dalla distrutta chiesa dell’Annunziata nel quartiere di San Giacomo.

In un’altra vetrina si trovano opere provenienti da altre chiese aidonesi, alcune non più esistenti: il messale dalla chiesa di Santa Caterina, il calice dalla chiesa di Sant’Antonio Abate e il calice dalla chiesa di San Leone. Diverse vetrine contengono oggetti sacri utilizzati nella liturgia: calici, pissidi, patene, turibolo, secchiello e aspersorio e un crocifisso in argento.

In un angolo della sala, all’interno di una nicchia che un tempo conteneva il lavamani, è esposto un bellissimo dipinto su tavola di ardesia raffigurante la Madonna delle Grazie, opera del 1618 attribuita a Pietro Antonio Novelli e originariamente esposta nella Chiesa della Madonna delle Grazie nel quartiere San Giacomo. A quest’opera e alla chiesa che in origine la custodiva è legata una delle leggende aidonesi, un evento miracoloso tramandato anche da alcune fonti scritte.

In un’altra vetrina sono esposte delle corone, alcuni ex voto in argento e una parure con collana e orecchini in oro rubini, perline e smalti. Lungo una delle pareti trova posto un piviale in taffetas di seta e avorio e una pianeta in organza di seta e raso con ricami in argento e oro; infine, in prossimità dell’uscita è una vetrina con due croci astili”

A Lentini Chiesa di San Francesco Di Paola con un organo davvero particolare

“A Lentini presso la Chiesa di San Francesco Di  Paola, vedremo un organo davvero unico. La cassa rastremata finemente decorata e riccamente intagliata, sormontata da fastigio e volute a riccio laterale. Due cuspidi di canne ( due campate di 9+9), sorrette da fastigi dorati, sono inserite entro tre paraste dipinte e dorate, con basette e capitelli anch’essi dorati contenenti un fastigio discendente. Fregi floreali si osservano anche negli spazi sopra le cuspidi. La composizione fonica dello strumento, a partire dalla facciata verso il fondo, risulta essere la seguente: principale, ottava, flauto, decimaquinta, decimanona,vigesimaseconda,vigesimasesta.

La chiesa di San Francesco di Paola, fu costruita nei primi anni del ‘500 su di una proprietà dell’Ordine dei Cavalieri Templari. Fu ricostruita dopo il terremoto del 1693 sulle rovine della chiesa del cinquecentesco complesso monastico francescano dei Frati Minimi, Una certezza storica è che il 10 dicembre 1854 con atto stipulato a Palermo, il Priore della Chiesa di Sant’Andrea apostolo di Lentini, don Luigi d’Amato cappellano di S.M., donava la chiesa ai padri Minimi, l’ordine monastico voluto da San Francesco di Paola.

Nel 1870 come conseguenza della secolarizzazione di tutte le proprietà ecclesiastiche – ha spiegato Pippo Cosentino –  il convento diventa proprietà dello Sato e i monaci vengono sfrattati e, dopo alcuni atti di compravendita, finisce in mano a privati. La chiesa viene invece affidata alle  – utorità religiose che hanno garantito, fino agli inizi del 2000, solo una messa mattutina. Alla fine del 2018 in seguito alla caduta di alcuni calcinacci dalla parte sommitale del prospetto settecentesco la chiesa è stata chiusa al culto. Sotto la spinta del parroco della Chiesa Madre, sotto la cui giurisdizione ecclesiastica ricade l’edificio, ed anche per il forte interessamento del nostro Club, il FEC proprietario della chiesa, ha realizzato i lavori per la messa in sicurezza della chiesa.

Si tratta di una delle più belle chiese della Sicilia.

“Sicuramente una delle chiese più belle, settecentesca dedicata a San Francesco di Paola, dalla facciata sobria ed elegante,  sorge sulla sommità di una monumentale scalinata da cui si possono vedere alcuni scorci del centro storico. La chiesa, a impianto a croce greca (unica del paese) con due absidi, è come uno scrigno che custodisce alcune opere d’arte di chiese crollate durante il terremoto del 1693.

La facciata est, in cui si apre la porta laterale – ha affermato Cosentino –  è arricchita da un avancorpo decorato da tre finestroni, il centrale dei quali è sormontato da un timpano, ove si inserisce una statua a mezzo busto che raffigura San Francesco di Paola. Sul vertice del timpano, si innalza una croce sulla cui base l’epigrafe “AN DOM 1762”.

L’angolo sud-est della costruzione è sormontato da un campanile con due campane una delle quali è decorata con figure in bassorilievo fra cui quella di San Sebastiano.

Entrando dalla porta sud, dopo aver superato quattro gradini troviamo una minuscola cantoria su cui è allocato il prezioso organo del 1700.

L’interno della Chiesa, a pianta centrale, presenta quattro altari laterali. Il primo a sinistra è l’altare della Crocifissione in cui un grande Cristo ligneo è contornato da quattro candelabri rivestiti di foglie d’oro.

Il secondo altare è l’unico in marmo della Chiesa ed è dedicato a San Francesco di Paola, donato da un nobile per grazia ricevuta per intercessione del Santo.

Gli altri due altari sono dedicati uno a San Sebastiano e l’altro a Sant’Antonio di Padova.

L’altare maggiore è in pietra rivestita da lastre di vetro, ed è sormontato da un ampio baldacchino di legno scolpito che incornicia una tela raffigurante San Francesco di Paola appoggiato ad un lungo bastone. Alla sommità del baldacchino è inciso lo stemma “Charitas”. Il pavimento è in preziosa pietra di Comiso”.

Il grande Patrimonio  Artistico di Paternò con le sue splendide chiese

La chiesa di San Marco è un prezioso gioiello storico-artistico edificato durante il periodo Normanno, probabilmente negli anni della contea. Nella seconda metà del XX secolo la chiesetta, unica sopravvivenza del Monastero di San Marco, si ritenne distrutta.

L’unico documento che attesta l’esistenza della chiesa è un testamento del 1185, alla cui sottoscrizione partecipò il presbitero.

La Chiesa ha vissuto momenti particolarmente propizi durante l’abbaziato di Jacopo de Soris tra il 1200 e il 1300, quando era annessa al Monastero di San Leone e sempre coinvolta in cessioni e donazioni. Un prezioso documento del 1696, una visita dell’abate, testimonia la sopravvivenza della Chiesa dopo il terribile terremoto del 1693. Lo stesso comunicò infatti di averla trovata in buone condizioni. Nel secolo successivo la chiesa mantenne il suo prestigio  – ha affermato il Coordinatore Archeoclub D’Italia Sicilia –  infatti veniva celebrata la festa del santo con relativa processione.  Nel 1866 l’edificio religioso venne spogliato del suo corredo liturgico e dimenticata dai fedeli. Diventato deposito privato, cadde nell’oblio insieme ad altri monumenti medievali della città.  Nel 2000 fu acquistata dal comune e sottoposta a restauro.

Il soffitto ligneo è a capriate semplici. Nella parete meridionale sono presenti due affreschi raffiguranti un volto femminile accompagnato dal volto di un angelo e un altro affresco raffigurante San Marco Evangelista, eseguiti tra la fine del secolo XIII e la fine del XIV. Nella parete orientale la decorazione pittorica presenta una Madonna con il bambino e un Cristo crocifisso datati rispettivamente tra i secoli XV e XVI ;  lo stemma benedettino sopra l’arco absidale è posteriore”.

Lungo l’itinerario monumentale della Collina storica di Paternò

“C’è la chiesa di San Giacomo Apostolo Maggiore a Paternò. La testimonianza più antica, all’interno del corpus delle fonti, è un documento manoscritto, datato 8 Settembre 1553, che contiene i Capitoli della Confraternita e menziona l’esistenza della Chiesa.

Il registro inferiore è decorato da un altorilievo raffigurante la conchiglia iacobea, alternato a festoni classicheggianti; quello superiore ripropone il tema dei festoni ai lati del tabernacolo. Sopra l’altare, entro una nicchia semicircolare, è alloggiata la statua di culto di San Giacomo, in cartapesta su anima lignea. L’insieme, certamente attestato nell’Ottocento – ha continuato Cosentino –  è stato oggetto del restauro del 2006, durante il quale è stata collocata, al centro del presbiterio, una mensa liturgica per le celebrazioni in marmo di Mineo e basalto dell’Etna, opera dello scultore paternese Pietro Russo. Alle pareti è possibile ammirare le stazioni della Via Crucis in terracotta del Simeto, patinata a caldo e cristallizzata, donate dal maestro Russo. Sulla parete ovest dell’edificio si apre una porta che immette nella torre campanaria, a pianta rettangolare, con sviluppo longitudinale. Una scala elicoidale, a gradini monolitici di basato, che ne ingombra lo spazio, consente l’accesso alla parte superiore del campanile. La muratura del campanile è in pietrame basaltico di piccole dimensioni, legato da malta di cemento, che mostra diversi interventi di restauro. Sulla muratura della torre campanaria si aprono, a quote differenti, due finestre- feritoie con apertura strombata e a sesto rialzato. Il soppalco del campanile è aperto su due lati, per consentire l’alloggiamento delle campane. Sulle pareti del soppalco, è appoggiato un tamburo quadrangolare che fa da piano d’imposta della pseudo cupola a sesto rialzato, realizzata tramite filari di mattoni disposti in cerchi di diametro progressivamente minore. Le tecniche costruttive della torre campanaria inducono a propendere per una realizzazione da parte di maestranze locali, probabilmente appartenenti alla stessa confraternita. La fase più antica dell’edificio è databile alla metà del Cinquecento”.

Un itinerario culturale che vedrà insieme ben 18 chiese e 8 borghi delle Madonie

Un itinerario incentrato sulla visita alle chiese, al cui interno ci sono le sculture dell’artista carrarese del ‘500.

Ben 18 chiese al cui interno sarà possibile ammirare opere diverse ma dello stesso artista del ‘500!  Cattedrale, l’Annunziata, Santuario di Gibilmanna a Cefalù, Chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo, Badia e Santa Maria di Gesù a Caltavuturo, Chiesa di San Cataldo e Chiesa Madre di San Nicolò a Gangi ed ancora Chiesa di Santa Maria La Porta a Geraci Siculo, Chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo, Loreto e Chiesa Madre, Chiesa di San Giovanni Battista, Santa Maria della Fontana e Chiesa della Trinità Badia a Petralia Sottana, Chiesa di Santa Maria Assunta a Polizzi Generosa, Chiesa di Santa Maria De Francis e Chiesa Madre di San Giorgio a San Mauro Castelverde.

“In Sicilia ci sono ben 18 chiese, in 8 comuni che hanno 8 opere dello stesso artista e di un artista non siciliano. Si tratta dello scultore toscano Francesco Del Mastro, risalenti al periodo che va dal 1510 al 1535. Chiese Aperte, manifestazione nazionale di Archeoclub D’Italia, in programma l’8 Maggio, offrirà l’opportunità di compiere, dal vivo, un’escursione lungo questi 8 borghi delle Madonie. Dunque tante storie diverse in un’unica storia!

Ben 8 borghi si uniscono, in Sicilia, con la collaborazione del Servizio Pastorale Turismo, Tempo Libero, Sport e Apostolato del Mare – ha continuato Pippo Cosentino, Coordinatore Archeoclub D’Italia Sicilia –  e il Patrocinio della Diocesi di Cefalù, per dare vita ad una grande opportunità: aprire al pubblico la visione delle opere realizzate dallo scultore carrarese Francesco del Mastro nella Diocesi di Cefalù tra il 1510 e il 1535.  Il tema scelto è strettamente collegato alle attività di conoscenza e divulgazione del patrimonio storico artistico del territorio, promosse dall’associazione Archeoclub D’Italia in questi anni e confluite nel libro “Ta Archàia. Esperienze di divulgazione culturale a cura dell’Archeoclub d’Italia sede di Cefalù” e si incentra sul contributo scientifico che lo storico dell’arte prof. Giuseppe Fazio, ha dedicato alla figura dello scultore toscano Francesco Del Mastro. Lo studioso, attraverso una puntuale ricognizione documentaria e una attenta lettura stilistica, ha attribuito all’artista un gruppo di opere presenti nelle chiese della Diocesi e ha definito e collocato la sua attività nell’Isola e nelle Alte Madonie, tra il 1510 e il 1535″.

Dunque e per la prima volta nasce un itinerario incentrato sulla visita alle chiese, al cui interno ci sono le sculture dell’artista carrarese del ‘500.

“Seguendo il percorso segnato dalle sculture di Francesco del Mastro da Cefalù a Caltavuturo, da Gangi a Geraci Siculo, da Petralia Soprana e Sottana a Polizzi Generosa e San Mauro Castelverde – ha concluso Cosentino –  la manifestazione Chiese Aperte, ci dà l’opportunità anche quest’anno di conoscere un importante e inedito tassello della Storia dell’Arte delle Madonie e di riflettere sull’interessante tema della mobilità degli artisti e delle maestranze che nei secoli hanno attraversato e arricchito il nostro territorio. Il programma della manifestazione “Chiese aperte 2022” prevede una prima parte dedicata alla conoscenza dell’artista e delle sue opere madonite, che sarà oggetto di una conferenza del prof. Giuseppe Fazio dal titolo: “Uno scultore carrarese sulle Madonie. L’attività siciliana di Francesco del Mastro tra il 1510 e il 1535”, e una seconda parte dedicata alla fruizione pubblica delle chiese diocesane che ne custodiscono al loro interno le opere. I Comuni della Diocesi che saranno coinvolti nella manifestazione sono: Cefalù; Caltavuturo; Gangi; Geraci Siculo; Petralia Soprana; Petralia Sottana; Polizzi Generosa e San Mauro Castelverde. Le chiese  che fanno parte di questo “itinerario” saranno aperte al pubblico nella giornata di domenica 8 maggio dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.30 alle 20.00 e grazie ai volontari di Archeoclub D’Italia, tutti i cittadini verranno accompagnati nelle visite”.