L’artista sardo Stefano Soddu a Milano con due grandi mostre

L'artista sardo Stefano Soddu

L’artista sardo Stefano Soddu. Due distinte mostre che si guardano da vicino per raccontare la poetica di ieri e di oggi di Stefano Soddu, artista sardo nato a Cagliari nel 1946 per poi, nel 1956, trasferirsi a Milano dove ancora oggi vive e lavora.

L’artista sardo Stefano Soddu: due mostre che delineano chiaramente come l’arte scultorea di Soddu sia sempre in divenire per una ricerca che non perde mai di vista la sua terra d’origine, la Sardegna, profondamente radicata in lui e dove non appena può torna sempre, come è accaduto in questi ultimi giorni in occasione della presentazione del MaC di Lula, il Museo di arte contemporanea di prossima apertura.

Con “Geometrie del ferro”, a cura di Maria Fratelli e aperta al pubblico sino al 12 giugno 2022 nella chiesa sconsacrata di San Sisto nell’omonima via al centro di Milano, lo Studio Museo Francesco Messina presenta un’antologica dedicata alle opere storiche dell’artista, il cui lavoro narra di un vissuto trasformato in scultura: ventiquattro sculture di grandi dimensioni in ferro, realizzate tra il 2000 e il 2019, capaci di grande leggerezza ma allo stesso tempo di grande presenza scenica.

Un percorso espositivo che si sviluppa sui due piani del Museo dedicato a uno dei più importanti maestri della scultura del Novecento italiano, Francesco Messina.

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L’inaugurazione della mostra, che avverrà post apertura al pubblico martedì 3 maggio dalle 16 alle 20, vedrà alle ore 18 una speciale performance musicale della “Soprano d’Arti” Silvia Colombini che, accompagnata al pianoforte da Asako Watanabe, declinerà in musica alcune delle opere esposte più significative.

Il punto iniziale del fare artistico di Soddu è sempre un’improvvisa intuizione, quasi una folgorazione, dalla quale scaturisce il successivo processo creativo.

Sebbene la suggestione di tutta l’arte di Soddu nasca spontanea, ognuna delle opere esposte nella chiesa di San Sisto è preceduta da disegni preparatori sui quali l’artista si è basato per dar forma alle diverse sculture e al racconto che ognuna di esse cela in sé, animando una materia impura come il ferro.

Stefano Soddu interroga la materia, ci parla, la ascolta e ne porta a galla fascino e mistero: un aspetto strettamente legato al suo essere non solo scultore ma anche scrittore di racconti e di parole, per cui nelle sue opere materia e narrazione si fondono pienamente.

Nelle sculture di Stefano Soddu, dense di significati simbolici, si avverte una forte tensione spirituale che si declina in una grammatica essenziale e in un forte sconfinamento nello spazio circostante, tanto che, sebbene siano ben fissate a terra o al muro, le sculture esprimono al contempo levità.

Tutte le installazioni di Stefano Soddu esposte a Milano presentano una base geometrica nella quale l’artista inserisce un gesto informale, apparentemente “disarmonico” e di collisione con l’insieme, ma che invece viene a esaltare la dimensione poetica dell’opera stessa, rimandando a un bisogno dell’Anima.

In questa mostra, dove tutto ruota intorno agli interventi informali dell’artista sulle singole opere, sono quattro le opere maggiormente impattanti da un punto di vista emotivo e visivo:

Anima gialla, esposta per la prima volta nel 2004 all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, è posizionata al centro della sala inferiore della chiesa: una scultura imponente (cm 200×160) composta da 68 formelle quadrate in acciaio disposte una accanto all’altra sul pavimento intorno ad un contenitore, sempre in acciaio, colmo di polvere di pigmenti gialli.

Le cinque Celle dell’anima, realizzate nel 2000, disposte sul pavimento una accanto all’altra, ciascuna poggiata su una base quadrata più larga, ciascuna con all’interno una polvere colorata – rossa, gialla, nera, bianca e verde, ovvero i colori dell’anima – che fuoriesce da un varco sul lato di ognuna delle celle a formare una delle cinque lettere che, unite, compongono la parola “Anima”.

I Raggi dell’anima, sempre del 2000, sono invece cerchi di lamiera appesi a una distanza di pochi centimetri dal muro, anch’esse con una fenditura irregolare dalla quale esce la luce colorata che ricopre il lato posteriore di ogni raggio riflettendosi sul muro.

Infine, le cinque grandi Ruote disposte su un tappeto rosso per contrastarne meglio il colore ferroso, caratterizzate ognuna da due cerchi di acciaio paralleli, ciascuno dei quali con una fenditura divergente rispetto all’altra.

 

Dal 6 al 24 maggio Stefano Soddu sarà nuovamente protagonista della mostra “Nuove Sperimentazioni 2021-2022” presso lo Spazio Studio Quintocortile in Viale Bligny 42, dove l’artista presenterà i suoi ultimi lavori di ricerca realizzati durante gli ultimi due anni.

La mostra, a cura di Alberto Barranco di Valdivieso, presenta sedici opere polimateriche che mettono in evidenza come il flusso creativo della sperimentazione artistica di Stefano Soddu si sia sempre sviluppato nel solco della memoria e della cultura, in continuo divenire pur all’interno di idee portanti, a partire dalla ricerca costante del rapporto dialettico fra oggetto e spazio.

 

Le sue sculture non seguono un piano costruttivo preordinato ma, partendo da un’idea, l’artista si lascia guidare dalla materia e dall’immaginazione in un percorso dove elemento di innesco della struttura fantastica, come sottolinea Alberto Barranco di Valdivieso, è il gioco: “Un gioco complesso quello di Soddu, costruito sicuramente sulla curiosità dell’artista verso il risultato inaspettato, ovvero di lavorare senza un progetto predefinito, vivendo l’istantaneità del momento, trovando nel ready made e nell’assemblage, ma anche nella libertà di usare qualsiasi mezzo tecnico non preordinato, le misure e le risorse della composizione”.

Tre i gruppi di sculture e pittosculture esposti presso lo Spazio Studio Quintocortile:

I Cristalli. Pittosculture su lamine di compensato dipinto sulle quali Soddu ha applicato cristalli di rocca, carboni, legni, polveri, impasti materici. Lavori dalla forte connotazione simbolica che possono essere letti come poesie o racconti, “canti” arcaici che rimandano alle proporzioni del mistero.

I Paesaggi. Opere realizzate su scaffalature industriali di ferro, dal carattere minimale, che mettono in mostra i “Paesaggi” della mente di Stefano Soddu. La pittura è presente come un substrato sottile, sulla quale intervengono brevi passaggi informali. Applicazioni metalliche o di carta appaiono come segnali sfuggenti, eppure chiaramente amalgamate in un concerto generale.

Le Rovine. Sculture a tutto tondo in terracotta dipinta e ferro; elementi contorti, posizionati come piccole quinte di spazi deflagrati, dilaniati, dalle superfici screziate, nelle quali riconosciamo un’azione plastica parziale.

L’artista sardo Stefano Soddu

L'artista sardo Stefano Soddu

L’artista sardo Stefano Soddu è nato a Cagliari nel 1946, si trasferisce a Milano con la famiglia nel 1956, dove ancora oggi risiede e opera. Si occupa da sempre di arti visive, avvicinandosi negli anni Sessanta allo sperimentalismo materico di Burri.  Nel 1994 effettua una sua esperienza di Land-art nei pressi d Canzo, sul torrente Lambro, nella quale vengono esclusivamente utilizzati materiali reperiti in loco. È questo il momento iniziale di un nuovo progetto d’arte in cui il materiale di recupero (industriale e non) viene da Soddu utilizzato nella scultura, decantato da un attento processo di ricerca estetica ed etica.

In tanti anni di attività espone in tutto il mondo in spazi pubblici e privati. Nel 2000 espone presso l’Oratorio della Passione della basilica di S. Ambrogio di Milano la mostra 33 dall’agire artistico al pensare sacro in cui presenta 33 formelle sulla simbologia della passione di Cristo. Partecipa inoltre alla 52a Biennale di Venezia nel 2007 e alla 54a Biennale di Venezia nel 2011. Dal 2004 opera anche ad Albisola presso le storiche fornaci San Giorgio. È presente in 52 musei e raccolte pubbliche in Italia e all’estero. Ha realizzato a Bolognano, paese in Abruzzo in cui ha vissuto per venti anni Joseph Beuys, due opere pubbliche a cura di Lucrezia Durini De Domizio tra cui il portale in bronzo dell’antica chiesa Santa Maria Entroterra.

Informazioni mostra “Geometrie del ferro” 

  1. 02.86453005 | c.museomessina@comune.milano.it

Informazioni mostra “Nuove Sperimentazioni 2021-2022”

  1. 338.8007617 | quintocortile@tiscali.it