Due allevatori del nord Sardegna spiegano la crisi agricola sarda

Paolo Manconi, crisi agricola

Sulla crisi agricola in cui si trova l’isola intervengono oggi due importanti allevatori del Nord Sardegna, che gestiscono le loro aziende nella piana di Ozieri, importante comune del Logudoro.

Marco Sanna , 53 anni allevatore di Bovini da carne, che gestisce terre di 40 Ettari  di proprietà, con 45 capi e Paolo Manconi, 56 anni, allevatore di Pecore da latte, proprietario di 90 Ettari di terreno, con 450 capi.

Iniziamo con Marco Sanna, Dirigente locale dell’Associazione di categoria , Copagri del Nord Sardegna.

D. da quanto tempo fa l’allevatore? Ho proseguito il lavoro dei miei genitori, sono in azienda dal 1990, e in questi 32 anni di allevatore ho conosciuto momenti di difficoltà ma anche tante soddisfazioni

D.Se oggi dovesse ritornare indietro al 1990, rifarebbe l’allevatore? Si con convinzione, fare l’imprenditore agricolo significa vivere la campagna, la natura e l’ambiente con grande senso di responsabilità, una esperienza straordinario.

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D. Quali sono oggi le difficoltà di allevare Bovini da carne in Sardegna? Oltre al  duro  lavoro e sacrificio , 7 giorni su 7,  e non avere nessuna giornata libera, come in tutte le altre attività. Oggi la mia maggiore difficoltà è quella di non avere certezze della vendita dei capi per macello e del  guadagno, oggi vendo le mie manze a un prezzo nettamente inferiore di tre anni fa, dai 3 euro al Kg a Peso vivo, oggi vendo a 2,5 euro al Kg, con l’aumento dei costi , oggi allevare bovini ,significa rimetterci. Resisto grazie ai premi che percepisco dai fondi europei della PAC.

D/ Marco Sanna, la sua azienda si trova all’interno di un comprensorio irriguo, quindi è più avvantaggiato rispetto a altri allevatori ?.  Al contrario, oggi mi ritengo penalizzato, a causa degli alti costi consortili, che sono diventati insostenibili per qualsiasi coltura irrigua, pensi che nel 1996 ho acquistato un impianto irriguo, chiamato Pivot, che copre una estensione di 26 Ettari che ho pagato 70 milioni di vecchie lire, impianto che ho utilizzato sino al 2013 e da quella data ho abbandonato il suo utilizzo, ho coltivato Mais, Erba Medica, che a causa degli alti costi consortili ( la gestione dell’acqua è affidata al Consorzio di Bonifica del Nord Sardegna) ho dovuto abbandonare perché ci rimettevo denaro e lavoro. Oggi tengo i terreni con destinazione pascolo e semino erbai autunno vernini,  senza irrigazione.

D/ come vede gli indennizzi al comparto bovini, stabilito dalla regione Sardegna per i maggiori costi delle materie prime? Lo stanziamento, mi pare sia di 17,5 milioni diviso fra bovini da carne e bovini da latte, non risolve assolutamente il comparto da carne. La decisione di indennizzare solamente chi possiede oltre 15 capi, significa essere fuori dalla realtà Sarda, inoltre i 50 Euro a capo non risolve niente neppure a chi ha più di 15 capi, servono interventi strutturali che incidono,  non interventi a spot, servirebbe , ad esempio, un abbattimento dei costi  consortili del 90 % che incentiverebbe l’agricoltore a produrre Mais, Grano e Foraggi in irriguo. Senza queste decisioni non c’è futuro per noi. La guerra di questi giorni, ha fatto capire che dobbiamo essere più autosufficienti, ed abbiamo tutte le potenzialità.

D/ Cosa dovrebbe fare la Regione Sardegna per il settore?Sicuramente abbattere la troppa burocrazia, che è il vero male che soffoca l’imprenditore agricolo, oggi ci sono troppi ritardi sui pagamenti dei premi comunitari e del PSR Sardegna, pensi che chi ha fatto le domande nel 2016, per investimenti nelle aziende, oggi sta ancora aspettando i Decreti  da parte dell’organismo pagatore Argea. Inoltre servono riforme strutturali e più attenzione al comparto Agricolo da parte della politica regionale. Comunque sono e resto ottimista.

D/ il Consorzio di Bonifica del Nord Sardegna, cosa dovrebbe fare che non fa? Bella domanda, secondo me dovrebbe avere un dialogo maggiore con i consorziati e capire le difficoltà delle singole aziende, rendendo più efficienti le reti distributive, parlo degli interventi sulle perdite.

D/ C’è un futuro per l’Allevamento dei Bovini da Carne?  La risposta è si, sono e resto ottimista, bastano alcune idee per risollevare la comparto, come Copagri Nord Sardegna, siamo impegnati a promuovere contratti di filiera e proprio in questi giorni, con la presidenza provinciale, stiamo dialogando  sulla possibilità di promuovere produzioni di Girasole, da vendere e utilizzare negli stabilimenti Industriali di Porto Torres della Chimica Verde. Questo risolverebbe la situazione di centinaia di Aziende Agricole del nostro territorio

 

Proseguiamo ora con Paolo Manconi, allevatore di Ovini da latte, di razza pecora Sarda.

Chiediamo da subito chi è Paolo Manconi? Sono un allevatore di pecore da latte, ho 58 anni , ho un gregge formato da 460 capi, la mia azienda si estende su 133 Ettari, tra la piana di Chilivani e Ozieri, i miei terreni non sono irrigui. Vivo in campagna con la mia famiglia, che mi aiuta nella gestione dell’azienda.

D/ da quanto tempo fa l’allevatore? Sono in campagna dall’età di 12 anni, come la maggior parte degli allevatori di pecore in Sardegna.

D/ Lei è anche dirigente zonale della Copagri Nord Sardegna? Si ho aderito con convinzione, per il motivo che le proprie idee ed esperienze, necessitano di confronto, solo dal confronto nascono importanti risultati, aderire alla Copagri, mi da l’opportunità di partecipare attivamente  alle riunioni e portare le mie idee e proposte .

D/ Paolo Manconi, quali sono le maggiori difficoltà per un allevatore di pecore?  Guardi, allevare pecore è il lavoro più bello del mondo, oggi l’andamento climatico siccitoso, sta diventando ciclico creando difficoltà nella crescita spontanea dei pascoli, inoltre l’aumento dei costi di concimi, gasolio, energia elettrica, sta minando la marginalità che il comparto aveva.

D/ Il prezzo del Pecorino Romano DOP, oggi ha raggiunto il valore più alto nella storia della DOP, 10,75 Euro al Kg il prezzo del latte si avvia verso 1,40 euro al litro, Lei è soddisfatto? Sarei soddisfatto se di quell’euro e 40 portassimo a casa almeno un euro, invece a mala pena porteremo a casa meno di 70 centesimi. Oggi fra manodopera, maggiori costi non c’è proporzione, rispetto ad altre attività. Per essere competitivi e guadagnare , dovremmo produrre il doppio. Io ad esempio, riesco a ottenere un prezzo del latte migliore, perché conferisco e sono socio di una cooperativa casearia.

D/ I suoi terreni sono fuori dal comprensorio irriguo, per lei uno svantaggio o un vantaggio? Bella domanda, sotto certi aspetti ritengo di essere avvantaggiato per non pagare i ruoli molto onerosi del Consorzio, ma in tutta sincerità avrei voluto avere i miei terreni irrigui.

D/ Cosa pensa dei ristori previsti al comparto Ovicaprino da parte della Regione? Mettere un limite minimo di 100 capi, la ritengo una grande ingiustizia, inoltre i ristori a causa di troppa burocrazia restano sulla carta per anni, i ristori per essere utili devono essere pagati immediatamente, nel momento del bisogno. Altrimenti servono a poco e diventano clientelari.

D/ Come immagina il futuro dell’allevamento Ovini in Sardegna? La Sardegna ha oltre 3,3 milioni di capi Ovi Caprini ed è orgogliosamente la prima regione per numero di capi, per noi il latte di pecora è l’oro bianco. Il futuro lo vedo con enormi difficoltà, l’allevatore dovrà investire ed avere capi più selettivi e produttivi, oggi non c’è redditività rispetto ai rischi e al lavoro che occorre.

D/ Cosa dovrebbe fare la Regione Sardegna per aiutare il comparto? La regione dovrebbe promuovere e incentivare il miglioramento della genetica della razza di pecora sarda, i capi in lattazione devono avere maggiori performance, non bisogna, come oggi si fa, incentivare il numero dei capi per azienda, ma la qualità genetica per aumentare le produzioni.

D/  E’ soddisfatto del prezzo degli agnelli da macello? Si  sono soddisfatto , oggi per Pasqua ci pagano gli agnelli a 7,50 euro al Kg di peso vivo, peccato che questo prezzo non sia per tutto l’anno, pensi che in alcuni periodi a Gennaio, abbiamo venduto a 2,50 euro al Kg di peso vivo.

D/ La Blu tongue ha colpito la sua azienda? Sì sono stato colpito da questo Virus, che mi ha arrecato ingenti danni, non ho avuto  capi morti  ho avuto pecore  ammalate che si sono salvate,  ora queste non producono sufficientemente e le venderò al macello.

D/ Le vaccinazioni previste dalla Regione entro il 30 Luglio, sono sufficienti? Queste vaccinazioni sono utilissime e devono essere fatte, ma io ho una concezione completamente diversa, da quella sino a oggi portata avanti dalla regione. Io avrei distribuito gratuitamente i vaccini, permettendo all’allevatore di programmare e far eseguire dal proprio veterinario la vaccinazione, eliminando tout court tutti gli indennizzi, sino a oggi elargiti.

D/ Paolo Manconi, siamo all’ultima domanda, Lei è un allevatore che esegue una sola mungitura al giorno, rispetto alle due che tradizionalmente tutti fanno, Perché lo fa? Ha una diminuzione di produzioni di latte?  La decisione di fare una sola mungitura al giorno è nata dalla mia decisione di ottenere una migliore qualità della mia vita in azienda e di gestire meglio il mio tempo libero e con la famiglia. Ritengo la scelta una decisione individuale di ciascuno, io dopo tre anni ho stabilizzato le produzioni ed oggi posso dimostrare di non avere perdite di produzioni del latte, in una confronto fra costi e benefici, ho più benefici, stesso meno le pecore, risparmio costi di Energia, di manodopera ed ho più tempo per i miei hobby e posso permettermi di dedicare tempo nella mia Organizzazione di Categoria, la Copagri come dirigente.