Chi è Ferdinando Palumbo, il volto vincente della Ugl Caserta?

Pare che a Caserta il sindacato del momento sia la Ugl, la sigla che nell'ultima tornata per l'elezione delle Rsu nel pubblico impiego ha riportato risultati di alta caratura simbolica conducendo una campagna elettorale vera, giocata sui programmi e sui valori.

Chi è Ferdinando Palumbo, il volto vincente della Ugl Caserta?

Pare che a Caserta il sindacato del momento sia la Ugl, la sigla che nell’ultima tornata per l’elezione delle Rsu nel pubblico impiego ha riportato risultati di alta caratura simbolica conducendo una campagna elettorale vera, giocata sui programmi e sui valori.

A guidare la compagine Ferdinando Palumbo, il cinquantunenne Segretario territoriale del quale abbiamo voluto tracciare una biografia abbastanza dettagliata.

La sua avventura di impegno civile comincia nel 1988 alle scuole superiori allorquando viene eletto rappresentante studentesco. E’ li che nasce la sua amicizia col suo professore di italiano al quale non lo lega nessuna visione politica, l’uno di destra, l’altro di sinistra, ma si confrontano costantemente e diventano amici e successivamente colleghi d’università. A 18 anni si iscrive all’Orientale di Napoli, ateneo frequentato dai ragazzi della sinistra campana, ci va per cambiare le cose. Una collega del tempo racconta che ogni mattina arrivava un’ora prima degli altri, si piazzava nell’aula magna ed apriva il Secolo d’Italia, voleva che lo guardassero; lui continua questa sua pratica anche durante i giorni della pantera con la quale entra in contrapposizione. Nel 1991, durante la prima guerra del golfo gli iracheni rapiscono Bellini e Cocciolone, Palumbo matura l’idea di arruolarsi anticipatamente nell’esercito, vuole servire la patria. Frequenta il partito, ma non si iscrive fino alla svolta di Fiuggi, crede in una destra moderna ed Atlantica, non reducistica, i suoi riferimenti ideali sono Fini, Tatarella, Gasparri e Larussa anche se tiene a precisare che non è un liberale in senso stretto, non ha abbastanza soldi per esserlo. Nel 2006 si candida alla Camera dei deputati con la Casa delle Libertà, ma terminata la campagna elettorale lascia la politica, dirà anni dopo “non si combinava un gran che”. Da tempo iscritto alla Ugl, unico sindacato in cui ha militato, percorre la trafila sindacale partendo dal basso: Rsa, poi segretario provinciale e regionale della Categoria Agroalimentare, Componente del consiglio Nazionale. Nei concitati giorni di Montesilvano Palumbo è tra coloro che sostengono la candidatura a Segretario Generale di Paolo Capone, è l’ennesima svolta della sua vita. Lavora da trent’anni nella stessa azienda, non ha mai chiesto il distacco, tiene a precisare che lui “deve” lavorare, ogni mattina è tra i primi a timbrare il cartellino in azienda e non ha mai perso il premio di produttività. Nel suo fascicolo una sola contestazione, era al telefono durante l’orario di lavoro, programmava un incontro col Prefetto. Nel 2009 al Senatore Tofani che lo interroga per la terza volta sul fenomeno delle morti bianche in seno alla commissione parlamentare, lui risponde “Siete sempre qui a chiedere cosa fa il sindacato, ma voi cosa fate?”. Nel 2018 viene scelto come commissario per guidare la transizione alla Ugl Caserta, di lì a poco viene eletto Segretario, ma si definisce Campano; è un anticonformista, gira con l’orecchino, le etichette gli stanno strette. Nello stesso anno lo chiama la politica, vogliono una mano per le Europee; lui, poco contento dei comportamenti dei maggiorenti dei partiti locali, alza il telefono e chiama una candidata pugliese, su di lei riversa una montagna di voti. Si narra che durante una durissima riunione in Regione, i colleghi di categoria delle altre sigle si raccolsero sconfortati chiedendosi cosa dire ai lavoratori in rivolta sotto Palazzo Santa Lucia, Palumbo rispose: “Semplice, gli diciamo la verità”. Ha demolito ogni logica di appartenenza e di bandiera sostituendo questa pratica con la militanza, in squadra con lui ci sono persone qualificate e con titoli accademici, un esercito di donne. “Per adesso siamo considerati un’anomalia” risponde con orgoglio “ma presto esporteremo il nostro modello”. Nei primi giorni del lockdown, torna a rappresentare i suoi compagni di classe e si reca alla commemorazione di Luigi Esposito, il suo amico professore di sinistra; gli amici della sua gioventù non li ha mai dimenticati, il suo compagno di banco gli fa da commercialista, un’altro è il suo avvocato. Primo Segretario proveniente dall’Industria a Caserta, primo a presentare una lista all’ospedale, primo a vincere. Se qualcuno gli chiede chi è stato il più grande sindacalista italiano lui risponde :”Che scherziamo ? Giuseppe Di Vittorio”.