Fsi-Usae: Cgil, Cisl, Uil, Fials, Nursind e Nursing up succubi ed incapaci di tenere testa all’Aran, al Governo e alle Regioni che nel contratto vogliono scaricare sui lavoratori i maggiori costi dell’emergenza

Fsi-Usae: Cgil, Cisl, Uil, Fials, Nursind e Nursing up succubi ed incapaci di tenere testa all'Aran, al Governo e alle Regioni che nel contratto vogliono scaricare sui lavoratori i maggiori costi dell'emergenza

Fsi-Usae: Cgil, Cisl, Uil, Fials, Nursind e Nursing up succubi ed incapaci di tenere testa all’Aran, al Governo e alle Regioni che nel contratto vogliono scaricare sui lavoratori i maggiori costi dell’emergenza

Nel corso dell’incontro di sabato con i quadri centrali del sindacato Adamo Bonazzi ha tuonato contro Aran, Governo e Regioni ma anche contro le altre organizzazioni sindacali dichiarando:

“Ancora una volta assistiamo con la nausea a ciò che avviene nella trattativa per il rinnovo del contratto della sanità 2019-2021 che, come negli altri comparti del pubblico impiego, arriva quando il triennio di riferimento è ormai scaduto. Cgil, Cisl, Uil, Fials, Nursind e Nursing up sono totalmente succubi ed incapaci di tenere testa all’Aran, al Governo e alle Regioni che nel contratto vogliono scaricare sui lavoratori i maggiori costi dell’emergenza. Non solo non sono stati capaci di rinnovare il contratto entro la sua scadenza naturale e si sono inghiottiti senza fiatare il rospo della questione delle elevate professionalità che è un vero schiaffo, una zeppa sopra la testa per le professioni sanitarie ma non sono nemmeno stati capaci di garantire qualche spicciolo contrattuale aggiuntivo agli Oss, agli infermieri, alle ostetriche e alle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, che di fatto percepiranno solo ed esclusivamente quanto previsto dalla legge di bilancio con il finanziamento della specifica indennità: cioè un vero ladrocinio. A questo si aggiunge, in più, che oggi ci dicono che per pagare gli straordinari e le pronte disponibilità, necessarie a mandare avanti gli ospedali per reggere il carico del SSN, si andranno a mettere le mani nelle tasche di tutti i lavatori del comparto attingendo ai fondi già esistenti – che sono limitati e non rivalutati negli ultimi 10 anni – che servivano a rendere appena decenti degli stipendi da fame. Io allora dico: ci vadano i rappresentanti dell’Aran, del Governo e delle Regioni nelle corsie e nei servizi a garantire il funzionamento del Ssn“.

Infatti, dopo la proposta, mal digerita ma mai rigettata dalle succitate organizzazioni presenti al tavolo, di un sistema di classificazione professionale con il superamento delle attuali categorie con la creazione di 5 aree: Area degli Operatori Ausiliari (in cui affluirebbe il personale appartenente alle attuali ctg. A e B), Area degli Operatori (ctg. B livello economico BS), Area degli Assistenti (ctg. C), Area dei professionisti della salute e dei funzionari (ctg. D, comprensiva del livello economico DS) e, soprattutto, un’Area del personale di elevata Qualificazione (che sarebbe vuota nella fase iniziale) con il raggruppamento dei profili professionali appartenenti alle 5 aree in 3 ambiti professionali: Sanitario, Socio sanitario e infine Amministrativo, tecnico e professionale e la novità più  importante che riguarda gli aumenti del tabellare base che, come dice anche il sole24ore, a seconda della posizione economica vanno da 54 a 98 euro lordi al mese, l’Aran, nel documento appena discusso, ha presentato la proposta di revisione dei fondi con la costituzione di due nuovi fondi, in sostituzione degli attuali, così suddivisi:

– un fondo denominato “Fondo premialità e condizioni di lavoro” che dovrebbe in realtà remunerare tutta la premialità intesa come performance organizzativa ed individuale, i nuovi differenziali economici in sostituzione delle precedenti progressioni orizzontali, le varie indennità (turno e le altre indennità), straordinario e pronta disponibilità;

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– un fondo denominato “Fondo Incarichi” che dovrebbe remunerare il nuovo sistema degli incarichi.

Una manovra chiaramente tesa a far pagare ai lavoratori i maggiori costi – derivanti dall’emergenza Covid in concomitanza di carenze organiche croniche – scaricando sui fondi contrattuali attuali tutti gli oneri delle criticità organizzative coperte con ore di straordinario e di pronta disponibilità.