“Il gioco legale evita proliferazione del gioco illegale”

Cafiero de Raho (proc. Antimafia): “Il gioco legale evita la proliferazione del gioco illegale. Dove si chiude un settore, la criminalità interviene per sopperire all’emergenza. E’ così in ogni comparto”

 

“Il gioco legale è evidente che evita la proliferazione del gioco illegale. Laddove non vi siano aperture per accogliere scommesse di coloro che sono abitualmente dediti al gioco si aprono le porte dell’illegalità e costoro troveranno possibilità per proseguire nel gioco e nelle scommesse attraverso l’offerta della criminalità organizzata.

E’ stato così per ogni settore. Dove si chiude un settore la criminalità interviene per sopperire all’emergenza.

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Così se chiudiamo il gioco legale interverranno per sopperire all’emergenza che i giocatori avranno con le loro sale giochi e scommesse illegali. Non che si voglia dire moltiplichiamo il gioco legale e invogliamo a giocare.

Vogliamo dire che mentre sul gioco legale abbiamo possibilità di controllo e vigilanza, sul gioco illegale abbiamo la difficoltà di individuare i luoghi in cui si gioca e quindi la difficoltà è maggiore.

Il lockdown ha determinato una ultra-attività da parte delle organizzazioni mafiosi e una moltiplicazioni di siti illegali online. E’ un affare importante che va portato avanti.

L’unico problema delle organizzazioni è quello di reinvestire quantità di denaro enorme. Parliamo di 30 miliardi l’anno per il solo traffico di sostanze stupefacenti, ma siamo fermi a questa cifra da 10 anni ma pensate la capacità economica odierna.

Hanno una rete forte e capace di intervenire in ogni settore, così dove non c’è regola intervengono per occupare gli spazi”.

E’ quanto ha detto Federico Cafiero De Raho, Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo in audizione in Commissione parlamentare di inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico al Senato – riporta l’Agenzia Agimeg.

“Le operazioni che ho citato sono emblematiche per capire il sistema criminale.

Ce ne sono altre in cui le organizzazioni mafiose si muovono per acquistare punti di raccolta o per aprirli, ma questo rientra nell’ambito della diversificazione dei settori in cui operano, mentre creare un vero e proprio business come Gambling e Galassia ci mostrano è qualcosa di più grande.

Oggi la difficoltà è riuscire a muoversi nel territorio nazionale e in Europa, spazio di libertà economica che determina una maggiore difficoltà nei controlli e una maggiore possibilità di costituire società all’estero e farle operare in Italia.

Da un lato è necessario intervenire così da selezionare con attenzioni i concessionari e dall’altro è necessaria una politica europea che consenta di arginare il fenomeno della pluralità di attività economiche nel gioco pronte ad intervenire in qualunque settore senza altri controlli o filtri che consentano di operare liberamente sul territorio nazionale.

La sede di operatività di un soggetto economico che si muove nell’ambito del gioco online che proietta la propria offerta sull’intero territorio europeo, ecco un soggetto così nei confronti di quale paese diventa debitore per gli oneri fiscali?

Nel paese in cui ha sede o anche nel paese ha in atto offerte ed ha occasioni di guadagno? Come si controllano questi soggetti?

Quali parametri di riferimento?

Un maggiore ordine dal punto di vista della legislazione europea, occorre anche per rendere più agile il controllo sul territorio nazionale”, ha detto.

 

“Una delle più grandi difficoltà che si incontrano è quella di individuare i siti e vedere se siano autorizzati non solo nel nostro Paese. L’osservanza delle regole è fondamentale.

Se si consentisse il gioco al giocatore identificato credo avremmo un quadro più chiaro che impedisce aggiramenti. Occorre identificare il soggetto, è fondamentale per controllare andamento delle scommesse e prevenire il riciclaggio.

E’ importante una vigilanza effettiva e un monitoraggio ampio e capillare che deve essere sviluppato in relazione ai punti di raccolta scommesse virtuali e fisici. Credo che il problema della privacy sia apparente, laddove si interviene in materia di sicurezza probabilmente la privacy necessariamente deve cedere.

Le banche dati si costituiscono al fine di garantire la sicurezza del Paese. Dati di questo tipo, finalizzati al monitoraggio del gioco e delle scommesse, sono dati personali e finalizzati alla prevenzione del riciclaggio e di qualunque altra violazione.

Quindi il discorso della tutela dei dati personali deve essere affrontato in modo obiettivo e sereno. Non può esservi una protezione sempre e comunque, altrimenti anche le indagini non potrebbero essere svolte.

E’ necessario che una vigilanza venga esercitata e un monitoraggio sviluppato. In questo settore il monitoraggio è fondamentale.

Anche le SOS toccano le transazioni personali, ma nessuno si sognerebbe mai che una segnalazione è un dato personale e quindi non trattabile. Va trattato per le dovute finalità.

Credo che sia indispensabile che i soggetti che organizzano il controllo del gioco siano nella condizione di sviluppare approfondimenti e monitoraggi.

Il giocatore deve quindi sempre essere identificato, sia per l’online che per il fisico. E’ necessario che questi dati finiscano in una banca dati. Che questa sia poi finalizzata a determinati scopi come la ludopatia o la prevenzione del riciclaggio.

Questi dati devono poter essere letti ed analizzati. L’assenza di dati non è una garanzia per la persona ma per la criminalità organizzata. A volte mi sembra che il discorso finisca per deviare in considerazioni diverse dallo scopo per cui i dati devono essere raccolti.

Se vogliamo monitorare il gioco legale per impedire infiltrazioni mafiose, è necessario che il monitoraggio venga sviluppato e i dati acquisiti.

Quel che fa Lottomatica per una parte delle scommesse è importantissimo, se venisse esteso a tutte le scommesse raggiungeremmo un obiettivo straordinario e riusciremmo a sapere estraendo dati sospetti quali sono i giocatori che riciclano denaro.

Invece, quando si porta avanti la privacy, per alcuni, lo si fa per fare in modo che quel dato diventi parlante”, ha aggiunto.

“Il match-fixing è un altro problema importante. Laddove le scommesse sono consentite su determinate categorie è evidente che si finisce per consentire la frode nello sport e nelle scommesse e l’accordo ai fini di modificare il risultato della competizione che costituisce oggetto della scommesse.

L’esperienza giudiziaria ha insegnato che le mafie al fine di accrescere il consenso sociale nell’ambito dei territori in cui esercitano il controllo tendono ad acquisire società sportive.

Investire in una società sportiva e portarla alla vittoria è grande prestigio per una società mafiosa e quindi significa affermazione sul territorio e moltiplicazione del consenso sociale, ma anche che il soggetto che gestisce la società ha l’unico obiettivo di raggiungere un arricchimento.

Quelle società sono pronte ad accordarsi per raggiungere un risultato diverso da quello che sarebbe se non ci fossero elementi estranei a disturbare il risultato stesso.

Per la maggiore possibilità che si ha sul mercato per le organizzazioni mafiose di acquisire società sportive di categorie più basse sorge la necessità che per esse e su di esse non sia consentita la scommesse.

Quindi escludere le competizioni sportive delle categorie più basse in relazione alla scommesse è credo un’esigenza sportiva. Questo non solo per il calcio ma per qualunque altra attività sportiva.

Laddove la competizione sportiva sia riconducibile a partite di calcio di Serie A o a partite di tennisti che sono sul circuito internazionale abbiamo delle garanzie, non sempre peraltro. Dove abbassiamo il livello e ci affidiamo alle categorie più basse, il rischio si moltiplica.

Non c’è esigenza di ammettere alle scommesse competizioni sportive di questo tipo”, ha concluso.