FIVI: Piemonte laboratorio per la riforma dei consorzi

FIVI

La regione Piemonte deve essere protagonista nella riforma sulla rappresentatività nei Consorzi. Lo affermano le delegazioni piemontesi della FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti) in una lettera inviata all’assessore regionale Marco Protopapa in riferimento alla decisione del Consorzio di tutela Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani di uscire dalla struttura denominata Piemonte Land of Wine. La vicenda, seguita alle dimissioni da presidente annunciate da Matteo Ascheri, ha suscitato infatti preoccupazione nelle delegazioni, che hanno visto estendersi al “Consorzio dei Consorzi” l’annoso problema della rappresentanza all’interno degli stessi.
Vignaioli Indipendenti auspicano che la Regione – ai cui rappresentanti si ascrivono le leggi fondamentali della viticoltura italiana, nel 1963, nel 1992 e nel 2010 – proceda a individuare un meccanismo decisionale per la governance capace di far sentire tutti a casa propria, con la possibilità di contribuire a decisioni condivise, frutto di un mondo del vino coeso, finalmente convinto dei propri mezzi e non più impegnato in guerre locali che poco hanno a che fare con la possibilità di contribuire al progresso del settore.
Per la FIVI il problema principale della coesione e visione comune risiede nell’attuale impianto nazionale di governance dei Consorzi, dove il potere è in mano a pochi grandi gruppi e le decisioni conseguono solo ai quintali di uva, agli ettolitri e al numero di bottiglie, senza criteri di contemperamento che diano anche alle singole teste e alle braccia il ruolo che meritano. Nessuno di coloro che assumono su di sé i rischi dell’impresa dalla terra al mercato, rinunciando giocoforza al gigantismo degli impianti e delle produzioni, si sente così adeguatamente valutato. La vicenda di Piemonte Land of Wine è solo l’ultimo degli innumerevoli esempi di questo nodo, sempre più grosso, che è ormai al pettine della politica, come ha certificato l’intervento del sottosegretario Centinaio all’assemblea nazionale FIVI del 28 novembre a Piacenza.
FIVI ha proposto già oltre tre anni fa all’allora ministro Centinaio una soluzione equilibrata e soprattutto sperimentata: criteri di votazione che mantengano un ruolo all’entità delle produzioni, ma richiedano altresì una componente democratica basata sulle teste delle imprese. Questo per due ragioni: perché il favore costituzionale per la cooperazione non può tradursi in una delega permanente di associati che non prendono parte alla vita dei Consorzi e spesso nemmeno a quella delle stesse cooperative, consentendo a pochissimi di decidere per tanti e addirittura per intere denominazioni. In secondo luogo, perché la stessa Unione Europea funziona così, richiedendo sempre, per le decisioni, una doppia maggioranza: quella basata sul numero di abitanti (che favorisce i grandi Paesi) e quella basata sul numero dei Paesi Membri (che evidentemente assicura un ruolo anche agli Stati di dimensioni più ridotte).