Sassari: l’impatto traumatico della pandemia sulla salute mentale

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L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha imposto ai cittadini ritmi e scelte che hanno condizionato la libertà con la quale ciascun individuo ha risposto nelle attività quotidiane, lavorative, scolastiche, familiari, ludico-ricreative.

La pandemia, così, ha creato un vero e proprio trauma nei cittadini, anche dal punto di vista della salute mentale, con ripercussioni più o meno gravi sui soggetti più fragili.

A essere interessati sono, potenzialmente, tutti, bambini, giovani adulti e anziani. Ma anche alcune categorie di lavoratori, come gli operatori sanitari. E poi, la pandemia ha avuto forti ripercussioni sulle relazioni affettive e di coppia, facendo registrare elevati tassi di violenze contro le donne.

Saranno questi i temi che verranno affrontati venerdì 3 dicembre all’incontro in programma all’hotel Carlo Felice di Sassari, con inizio alle ore 9, e dal titolo “Impatto della pandemia sulla salute mentale, cosa abbiamo imparato?“. Il convegno, organizzato dalla Clinica psichiatrica con la struttura di Formazione, ricerca e sperimentazione clinica dell’Aou di Sassari e in collaborazione con Mc Relazioni pubbliche, è destinato a 150 operatori sanitari e si svolgerà sia in presenza sia in videoconferenza.

I responsabili scientifici del convegno sono, la professoressa Liliana Lorettu, direttrice della Clinica psichiatrica, il professor Stefano Sotgiu, direttore dalla Neuropsichiatria infantile, e il dottor Fabrizio Demaria, direttore dell’unità operativa di Psicologia ospedaliera e del benessere organizzativo dell’Aou di Sassari.

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All’incontro parteciperanno specialisti dell’Aou di Sassari, dell’Arnas Brotzu di Cagliari, dell’Università di Sassari e Cagliari.

Ad aprire i lavori, alle 9,15, sarà la lettura magistrale del direttore della Clinica psichiatrica di Cagliari, professor Bernardo Carpiniello su “La Pandemia e la sua evoluzione“. A seguire quindi l’intervento della direttrice della Clinica psichiatrica dell’Aou di Sassari, professoressa Liliana Lorettu, e del dirigente medico Paolo Milia della stessa clinica su “Effetti sugli operatori sanitari“. “L’impatto sui minori con fragilità” sarà affrontato dal professor Alessandro Zuddas, direttore della Clinica di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza del Microcitemico di Cagliari, e da Sara Carucci dirigente medico della struttura cagliaritana. “L’impatto sui minori nel nord Sardegna” sarà esposto dal direttore dell’unità operativa di Neuropsichiatria infantile dell’Aou di Sassari, professor Stefano Sotgiu, e dal dirigente medico della struttura sassarese Alessandra Carta. Chiuderà il convegno la relazione “La violenza in famiglia durante la pandemia” a cura della professoressa associata di Psichiatria Alessandra Nivoli.

Il convegno metterà in evidenza come il Covid e le situazioni a esso legate abbiano provocato profondi disagi sia tra gli operatori sanitari sia tra i pazienti. Il personale ha dimostrato una grande forza. Tutti hanno lavorato con grande dedizione ma il disagio sarebbe presente ancora adesso. «Il trauma non si manifesta nell’immediatezza – precisa Liliana Lorettu – ma si tratta di una situazione che ha ancora un conto totalmente aperto».

A soffrire, chiaramente, sono stati anche i pazienti affetti da problematiche legate alla salute mentale. «Per loro l’effetto è stato diverso – afferma la direttrice della Clinica psichiatrica – in una prima fase hanno attutito il colpo, anche grazie all’attivazione da parte nostra del servizio di telemedicina. Ma il periodo è stato troppo lungo».

Il Covid ci ha imposto nuovi habitus relazionali, e se in precedenza il contatto era permesso ora è diventato tabù. «Questa limitazione – afferma Fabrizio Demaria – può diventare occasione per scoprire la centralità del guardare. Lo sguardo torna a essere il tocco che salva, che crea opportunità per stabilire una relazione, un incontro. Ma è necessario che qualcuno ci guidi verso queste nuove forme, perché adesso stare gomito a gomito, anche con le persone care, è diventato rischioso. E questa situazione ci ha fatto perdere il senso di libertà».

Una sensazione che ha pesato e pesa sugli adolescenti. Sono anche loro una parte dei soggetti colpiti dalla situazione di difficoltà creata dal Covid. «I giovani hanno subìto una ripercussione psicologica importante – evidenzia il professor Stefano Sotgiu – e quello che abbiamo registrato è un aumento che va dal 30 al 50 per cento di vari tipi di disagi tra adolescenti “inattesi”, cioè che mai prima si erano rivolti alla nostra struttura. Parliamo di ansia, stati di panico, insonnia, disturbi alimentari e, in particolare, tentativi di suicidio».