Il sindaco di Iglesias e la protesta contro la sanità

Iglesias

Apprendiamo con stupore l’avvio solitario, ad opera del sindaco di Iglesias, della pseudo protesta messa in atto al CTO di Iglesias.
Una protesta che sorprende non solo per via del fatto che sono già in atto una serie di interlocuzioni dirette con l’assessore della sanità, di cui lo stesso sindaco è protagonista a differenza di quanto avveniva in passato, ma anche per la mancanza di coinvolgimento delle altre amministrazioni comunali del territorio e di condivisione con lo stesso consiglio comunale di Iglesias. Amministrazioni che anche recentemente si sono trovate fianco a fianco per discutere sui nuovi piani sanitari e condividere scelte, con l’assenza ancora una volta del sindaco di Iglesias. La sanità infatti non è un bene di proprietà di nessuno, né tanto meno è uno strumento che può essere utilizzato nel tentativo di recuperare un po’ di consenso perso nel tempo ma è un serio problema che merita di essere affrontato nei modi e nelle sedi opportune. Sedi che hanno sempre visto coinvolto il primo cittadino di Iglesias nella condivisione.

Al di là dei problemi di carenza di personale, ormai cronica, delle problematiche legate alla centralizzazione con ATS, si deve anche avere il coraggio di riconoscere che la condizione di sofferenza del presidio ospedaliero CTO è atavica e certamente legata a precedenti scelte assunte quando alla guida della Regione sedevano ben altri schieramenti politici (PD), ben altre persone che rispondono al nome di Pigliaru-Arru. Ci chiediamo dove erano allora coloro i quali protestano ora, ci chiediamo per quale ragione non abbiano innalzato a suo tempo le barricate che vediamo oggi il sindaco e coloro che del suo partito erano presenti nei banchi del consiglio comunale di Iglesias oggi come allora, con la sola differenza che all’epoca hanno preferito tacere e accettare tutte le chiusure di servizi nel territorio imposte per legge regionale dall’allora maggioranza a guida PD. Tacere quando era il momento di intervenire altro non è stato che un rendersi complici del depotenziamento, dello smantellamento della sanità del Sulcis-Iglesiente! Queste persone oggi dovrebbero avere almeno la dignità di mettersi nella condizione di essere leali collaboratori del duro lavoro che con difficoltà, dovuta soprattutto alla pandemia tuttora in atto, la Regione e in particolare l’assessorato alla sanità sta portando avanti. Forse non è chiaro ma è bene ricordare che per diversi anni non sono stati banditi concorsi per svariate specialistiche, non si è proceduto a prevedere gli adeguati ricambi nelle piante organiche, che la stessa ATS è nata per accentrare e depauperare i territori compromettendo la sanità delle zone più in difficoltà e che la riforma della rete ospedaliera, voluta dal centrosinistra, è stata un macigno che ha visto fuggire dai territori molti professionisti.

Non un solo atto di contrarietà è stato sollevato dal consiglio comunale di Iglesias guidato dal Partito Democratico a quel tempo. Non sarà una tendina montata ora a lavare la coscienza di chi ha pesanti responsabilità, né a cancellare anni di vergognoso silenzio.
Perché c’è e ci sarà sempre una grande differenza tra decidere per legge regionale la chiusura di servizi, come accaduto negli anni della giunta Pigliaru, e affrontare criticità gestionali nella volontà politica di mantenere aperti i servizi.
Per questo noi continuiamo a lavorare, specificando doverosamente che tutte le azioni poste in essere sono state intraprese e verranno proseguite indipendentemente dalle azioni solitarie di qualcuno, che appaiono più come un volere mettere teatralmente in mostra, senza adoperarsi per le soluzioni, riducendo il tutto a sola campagna elettorale, nel pieno rispetto dello stile del suo partito (PD). Dal sindaco di una città importante, che vanta nella sua maggioranza anche l’appoggio di partiti facenti parte dell’attuale maggioranza alla guida della regione, ci si aspetta un approccio ben più politico serio e, soprattutto, concreto. Serve senso del dovere e responsabilità.

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