Servizio 118, Vallascas: Carenza di organico e turni estenuanti

Cagliari, 16 nov.  “Tra carenza di personale, turni estenuanti e mezzi inadeguati, sono ormai insostenibili le condizioni di lavoro degli operatori del 118 in Sardegna. Una situazione grave che rischia di ripercuotersi negativamente sulla stessa offerta sanitaria in un contesto nel quale il servizio in molti casi deve sopperire al venire meno della medicina del territorio nelle zone interne dell’Isola”.  

Lo afferma il deputato Andrea Vallascas de l’Alternativa che ha presentato un’interrogazione al ministro della Salute per sollecitare interventi soprattutto di natura finanziaria per rafforzare il sistema dell’emergenza-urgenza della Sardegna con particolare riguardo al servizio di pronto soccorso sanitario pubblico. 

“Il sistema dell’Emergenza-Urgenza nell’Isola – spiega Vallascas – deve fare i conti con una gravissima carenza di organico a cui si aggiunge l’inadeguatezza delle dotazioni strumentali e degli stessi automezzi e le autoambulanze impiegati per i soccorsi. Il personale medico manca a causa di una programmazione errata del turn over. Un problema che riguarda soprattutto  alcune figure come i medici dell’emergenza-urgenza“.

“È sufficiente pensare – prosegue – che nel 2019, l’Areus ha pubblicato un bando per l’ammissione di 60 medici a un corso di formazione per conseguire l’idoneità allo svolgimento dei servizi di emergenza territoriale. Sessanta medici, su una pianta organica che ne prevede 144, sono pochissimi.

A questo si aggiunge che il corso, costato circa 2,5 milioni di euro, ha formato solo 10 unità lavorative. In pratica, tra pensionamenti, malattia e trasferimento alla medicina di base, i posti vacanti sono gli stessi di tre anni fa. La conseguenza è che in molti casi il personale medico è costretto a fare turni sino a 18 ore, con un riposo di 20″. 

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“Una situazione insostenibile – conclude Vallascas – aggravata anche dall’inadeguatezza della dotazione strumentale e del parco automezzi, tra cui le ultime 55 ambulanze acquistate con una  procedura quinquennale definita dall’ATS nel 2018 per una spesa di 16 milioni di euro. Mezzi che, secondo gli operatori, sono inadatti al servizio per dimensioni e prestazioni”.