Rondò final in concorso alla 62° edizione del festival dei popoli a Firenze

Rondò final

Dopo l’anteprima mondiale al prestigioso Festival Visions du Reel di Nyon, lo scorso aprile, Rondò final è in concorso internazionale nella 62° edizione del festival dei popoli che si terrà a Firenze dal 20 al 28 Novembre 2021.

La proiezione pubblica è prevista il 25 Novembre presso il Cinema la Compagnia di Firenze.

Rondò final nasce all’interno del Laboratorio di Ricerca L’Ambulante, da cui è prodotto insieme a Ruga film, realizzato con la partnership della Società Umanitaria Cineteca Sarda di Cagliari e sostenuto dalla Legge Cinema della Regione Sardegna.

La regia è di Gaetano Crivaro, Margherita Pisano e Felice D’Agostino con innumerevoli partecipazioni legate ad un intenso processo collaborativo e collettivo insieme a quella che è stata definita l’Assemblea di montaggio, composta oltre che dai tre registi anche da Arturo Lavorato, Luca Carboni, Alberto Diana, Vittoria Soddu e Margherita Riva.

Il film è stato realizzato in un lungo processo di ricerca di materiali d’archivio che ruotano intorno alla figura di Sant’Efisio:

Cent’anni di immagini cercate e ritrovate, frammenti di pellicola, nastri di famiglia, pixel; segni e simboli di un rito che si ripete fuori dal tempo e che porta con sé le maschere di dominazioni passate e presenti, di un’isola: la Sardegna.

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Cosa sfugge? Cosa resta?

È domanda e risposta che fonda il montaggio: un incontro di sguardi in differita che rinnova e rifonda un tempo e uno spazio altro, sospeso tra sogno e ricordo.

Rondò final è un film di ossessiva ricerca che potremmo definire “di montaggio”. Un film frutto di un lungo processo collettivo, fatto di successive ri-appropriazioni. Una riflessione poetica sullo sguardo, sulle immagini, attraverso un rito nel quale si inscrivono non di rado gerarchie e rapporti di forza per mezzo di messinscene estetiche. Un viaggio ipnotico che interroga la produzione stessa dell’immagine e lo spazio che essa occupa nel vivente, che assume la forma del rito che torna, ripetendo e rifondando ogni volta il tempo.

Un rondò, allora, che lontano dall’affermare la circolarità della storia, si dipana a spirale, liberandosi ad ogni giro in molteplici derive, nell’esplosione degli sguardi che dalle immagini vanno e vengono.