LucroSociety – Conflitto d’interessi e aziende che fanno utili dal disagio, una storia di fantasia!

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LucroSociety – Conflitto d’interessi e aziende che fanno utili dal disagio, una storia di fantasia!

LucroSociety. Ci è stata inviata una lettera di fantasia scritta da una ragazza di Olbia che riteniamo di piacevole lettura e ricca di interessanti contenuti tanto da proporvela con piacere.

Mi chiamo Sara e sono una sociologa che ha lavorato per tanti anni nella Cooperativa LucroSociety del Comune di Terrabuena il cui presidente negli anni è sempre stato, nei fatti anche se non formalmente, il sig. Duefacce, un politico di Terrabuena e che si presenta spesso alle elezioni nel regno dei balocchi.

L’Autorità Anti corruzione del regno, in merito al conflitto d’interesse, chiarisce che quando un funzionario pubblico ha degli interessi finanziari o rapporti di parentela, amicizia e lavorativi che possano influenzare l’esito della sua attività ha il dovere di astensione dal pubblico servizio.

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Nell’esperienza personale di tutti i giorni le interazioni con l’attuale Presidente della LucroSociety, che sulla carta risulta essere l’amico fraterno Mezzafaccia, sono state pressoché assenti; proprio perché qualsiasi tipo di interazione legata al lavoro sono sempre state affrontate con l’attuale politico di Terrabuena, il Presidente di fatto della Cooperativa LucroSociety.
Nel regno dei balocchi (a cui appartiene il Comune di Terrabiena) tutti (politici di maggiornaza e opposizione) hanno sempre saputo che in effetti il sig. Duefacce gestiva l’incarico politico nel regno dei balocchi e nella Cooperativa, ma nessuno ha mai denunciato questa grave situazione.
Durante i tanti anni in cui ho lavorato per l’Azienda il Presidente è stato formalmente il sig. Duefacce e, nel momento in cui ha assunto incarichi politici, nulla è cambiato nella gestione pratica dell’azienda dell’amico fraterno come è oggettivamente riscontrabile dalle evidenze.

Io credo fortemente nel principio fondante delle Cooperative ma sono convinta che alcune di esse lavorino come delle vere proprie aziende che hanno come unico obiettivo il fatturato. Dunque fare utili sul disagio, unendo conoscenze nel mondo della politica, dell’associazionismo e del mondo imprenditoriale, diventa il focus per tante Cooperative che in alcuni casi si vantando di lavorare per il benessere sociale nel regno dei balocchi.

La cosa triste di alcune di queste realtà lavorative è che, puntando al guadagno (e dunque al risparmio), a volte “si dimenticano” di conferire il dovuto ai loro dipendenti, ai quali spesso e volentieri non garantiscono i loro diritti fondamentali come lavoratori.

Personalmente mi sono trovata in una situazione di questo tipo con la Cooperativa LucroSociety e ho dovuto lottare (nel rispetto della legge del regno) per vedermi riconosciuti e rispettati i miei diritti. Tale percorso, non semplice, rapido e burrascoso, mi ha portato ad ottenere GIUSTIZIA.

In questi percorsi si è spesso soli e si può contare sull’appoggio di poche persone, ma questa mia lettera scritta di fronte al mare della città di Terrabuena vuole essere una dimostrazione del fatto che non bisogna MAI AVERE PAURA di chiedere che vengano rispettati i propri diritti di lavoratore.

Molti nel passato hanno fatto battaglie per l’ottenimento di diritti fondamentali per i lavoratori, ed esigere che vengano rispettati è un dovere che ritengo si debba assolvere per rispetto chi ha lottato per noi in passato e per garantire i diritti sul lavoro alle generazioni future.

Io con orgoglio posso dire che io, Sara, l’ho fatto… e posso camminare a testa alta a Terrabuena e in tutti il regno!

Siamo noi lavoratori che “prestiamo” la nostra professionalità ad esempio alle Cooperative, e dunque non c’è niente di cui aver paura… e dunque facciamo tutti valere i nostri diritti!

Come redazione vorremo chiudere questa piacevole lettura di questo scritti di fantasia di Sara con una frase che ci è venuta in mente e che siamo convinti farà riflettere in tanti:

“Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”, Paolo Borsellino.