l punto di Roberto Napoletano: “Vogliamo scendere dal Titanic Italia”

MARIO DRAGHI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, MATTEO SALVINI LEGA,
“Gli italiani sono stufi della propaganda di capitani e sergenti della politica populista e sovranista.
Non è vero che dicendo una cosa sui social questa diventa vera. Non è vero che facendo a gara a chi dice più cavolate – tipo “sono stufo che in Italia entrino cani e porci” oppure “bisogna fare ora una patrimoniale” – le cavolate si trasformino in cose serie.
Questo vale per Salvini come per Letta pur essendo le due figure incomparabili. Perché come il primo fa il provocatore, il secondo fa la parte in commedia di quello che rintuzza la provocazione.
In questo campetto della propaganda Salvini recita la parte di chi vuole tagliare le tasse e Letta quella di chi sempre a parole vuole aumentare le tasse ai ricchi che poi in Italia diventano tutti quelli che lavorano o hanno ricevuto qualcosa in eredità.
L’unico che si rafforza è Draghi perché come si fa con i bulli ne prescinde. Il suo governo non tocca le case degli italiani, non ha aumentato le tasse, non custodisce in serbo patrimoniali nascoste e va avanti con le riforme.
Non ci sono appigli seri sulla casa perché Draghi ha la qualità di farsi capire e di essere creduto dagli italiani. Perché non sono alle porte né nuove tasse sulla casa né patrimoniali nascoste.
Perché essendo entrati in pandemia con l’economia più fiaccata d’Europa solo un pazzo potrebbe fermare oggi la ripresa delle costruzioni e dell’economia a tassi da miracolo economico imponendo nuove tasse sulla prima cassaforte degli italiani che è la loro casa o semplicemente parlandone.
Il punto politico di Salvini è che non si può essere di qua e di là contemporaneamente. Se vuole andare a una frattura del suo partito passando per il governo, è probabile che si frantumi prima il suo partito che il governo.
Gli italiani vogliono le riforme e il governo Draghi le sta facendo e sempre più velocemente le vuole fare perché non si può seguire il calendario elettorale, ma quello che consente all’Italia di uscire da venti anni di crescita zero.
Che è esattamente ciò che serve al Paese e che coincide con il calendario di riforme concordate in Europa per accedere ai circa 200 miliardi di fondi del Next Generation Eu e mettersi nelle condizioni di spenderli bene nei tempi prestabiliti. Che è ciò che abbiamo negoziato e sottoscritto in sede di specifiche raccomandazioni europee”.
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