Il punto di Roberto Napoletano. Si guarda la pagliuzza e non si vede la trave

brutta politica 
Roberto Napoletano.

Il punto di Roberto Napoletano. Si guarda la pagliuzza e non si vede la trave

Tv e giornali nutrono i partiti del rumore rimandendo abbracciati fuori dal mondo reale 
La verità è che c’è qualcuno che sta facendo girare il transatlantico Italia dentro il canale di Suez e nel supertalk si parla solo del barchino che per un fatto suo ha difficoltà ad attraccare. La gente vuole vivere tranquilla e vuole le riforme senza frattura sociale. Questo è il nuovo miracolo italiano. Mentre i partiti fanno propaganda. La destra prova a fare la respirazione bocca a bocca a questa minoranza del nulla perché spera le dia la vittoria elettorale senza accorgersi  che ha sbagliato tutti i conti. La sinistra mette su un altro spettacolino che è quello dell’antifascismo e ritiene di poterlo fare senza mettere in discussione il governo di unità nazionale.
Che non c’entra nulla con la nettezza di risposte necessarie all’assalto subìto dalla Cgil e con la bellezza  della grande piazza del Sindacato sui valori fondanti
di Roberto Napoletano, Direttore del Quotidiano del Sud – l’Altravoce dell’Italia
Vogliamo ripeterci. Perché come abbiano scritto ieri non si può più stare zitti. Il problema italiano è la sua bolla mediatica.
Un racconto del niente, soprattutto televisivo, che manda in onda ogni giorno  un’Italia che non c’è più. In settembre sembrava impossibile aprire le scuole perché c’era malcontato un migliaio di no vax e non contava nulla il record assoluto europeo di vaccinati del  personale scolastico e degli studenti. Tanto meno contavano avere messo in cattedra centoventimila persone nella prima settimana di settembre, non a novembre come avveniva da decenni, e la piattaforma tecnologica in funzione che fornisce il quadro della situazione di ogni classe nel giro di qualche secondo. Niente, niente.

C’era un preside che aveva dei dubbi, o meglio esternava dei dubbi perché stava facendo campagna elettorale per le sue elezioni di categoria, e quel preside passava a tutte le ore da una rete all’altra in un crescendo valchiriano di bolla mediatica che portava il “circo equestre” autoreferente nel suo bel mondo dove ogni competenza è frantumata, dove i fatti spariscono, e dove il fossato tra Paese mediatico e Paese reale diventa incolmabile. Impedisce di vedere che in Italia la scuola si riapre senza doverla richiudere perché si sta ricostruendo il Paese con l’unico vero esercizio riformista degli ultimi trent’anni.

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