Emozioni e salute, qual è il nesso?

La nostra emotività è qualcosa di così forte e importante, che necessariamente genera un nesso con la salute fisica, ma fino a che punto le emozioni  influiscono sul nostro benessere fisico?

Come tutti sappiamo la salute non è solo assenza di malattia ma è un mix di benessere fisico, mentale, sociale e spirituale. Perciò prendersi cura di sé significa anche imparare a controllare e a gestire le proprie emozioni,  riconoscerle  ed esprimerle in modo sano,  creando così una sorta di  circolo virtuoso di salute fisica e psicologica tali, da migliorare il nostro modo di rapportarci al mondo.  Numerosi studi a proposito dimostrano che le emozioni originate dai pensieri e comportamenti si sedimentano nella nostra memoria cellulare e si trasformano in agenti biochimici che, in qualche modo, riescono a modificare la nostra fisiologia.

Dunque, ogni emozione è in grado di scatenare risposte energetiche, alle quali il nostro organismo reagisce in modi differenti. Pertanto le emozioni negative come paura, rabbia, rancore, invidia o tristezza, a lungo andare, richiamano nel corpo una sorta di “disarmonia” energetica che, a livello fisiologico danneggia il nostro stato di salute. Secondo uno studio di Michael Frenneaux (docente dell’università di Birmingham) la depressione, per esempio, raddoppierebbe il rischio di infarto in un soggetto sano e addirittura lo quadruplicherebbe in chi è già affetto da cardiopatia. L’ansia e lo stress sembrerebbero indebolire il sistema immunitario rendendo le persone soggette a raffreddori e influenze molto più spesso. Il rapporto tra stress e disturbi dermatologici è un altro esempio, anche lo stomaco subisce le emozioni negative, chi non ha mai sentito parlare della gastrite nervosa? Un’irritazione delle mucose dovuta, appunto, alla mancata esternazione degli stati d’animo. Insomma si potrebbero fare mille esempi e tutti dimostrerebbero lo strettissimo legame tra mente, corpo ed emozioni.

Quando, poi, stiamo bene e le emozioni sono legate a pensieri positivi, produciamo immunomodulatori molto potenti che aumentano di gran lunga le barriere immunitarie favorendo la nostra salute. L’Università del Maryland, per contribuire al benessere fisico suggerisce, addirittura, di ridere almeno quindici minuti al giorno.

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Alcuni studi realizzati su popoli particolarmente longevi hanno come caratteristica prevalente la positività del pensiero dei soggetti esaminati. Basti pensare all’isola di Okinawa, dove gli abitanti seguono una sana alimentazione con un limitato apporto calorico, si dedicano spesso all’esercizio fisico non intensivo, sono sereni e positivi come se fossero impregnati da una felicità e una positività straordinarie. Ebbene, l’isola vive lontano dalla criminalità, gli ospedali sono quasi vuoti e pressoché  nessuno soffre di malattie psichiatriche. Viene da sé che la qualità dei nostri pensieri influisce in modo determinante sulla qualità di vita delle nostre cellule e lo stato emozionale è l’ingrediente fondamentale per il nostro benessere, ma anche per il nostro malessere.

Dipende solo da noi.

Decidiamo noi se accogliere i nostri bisogni rispettando ciò che per noi è importante e decidiamo sempre e soltanto noi se lasciarci travolgere dalle ondate emozionali o affrontare con pensieri positivi le ostilità che, giocoforza, si presentano nella nostra vita.

E perché no? Possiamo addirittura arrivare a quella condizione che gli antichi romani definivano “eudemonìa” ossia la fioritura dell’essere umano, uno stato di grazia in cui mente e corpo sono in perfetto equilibrio. Certo non è facile, molti di noi non sono naturalmente predisposti ad un’emozionalità positiva, tuttavia tutti possiamo prenderci cura di noi stessi coccolando le nostre sofferenze e ascoltandole con comprensione e consapevolezza.

Sabrina Cau