Chiuso il ciclo della transizione democratica, il Sudan torna in mano ai militari

Nella notte i manifestanti hanno eretto barricate e incendiato pneumatici per protesta verso il Colpo di Stato militare

In centinaia questa notte si son riuniti nel distretto di Jabra nella capitale Sudanese di Khartoum per protestare contro il Golpe scoppiato nella giornata di ieri.

Il Colpo di stato, di matrice militare, si è concluso dopo poche ore, arrestando così il processo di transizione democratica in atto dal 2019, avviata all’alba della cacciata di Omar al-Bashir, al potere per 30 anni. L’obbiettivo della transizione democratica era quello di organizzare delle nuove elezioni per luglio 2023.

A guidare il colpo di Stato sarebbe il generale Abdel Fattah al Burhan, che rappresentava il fronte militare nell’alleanza con i civili. Al Burhan è salito alla ribalta dopo la caduta di Al Bashir nell’aprile del 2019, quando gli furono attribuite funzioni equivalenti a quelle del capo dello stato. Torna così tutto in mano al regime militare, che è ora in grado di salvare il settore industriale militare di cui i civili volevano privarli.

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Il generale al-Burhan

Il primo ministro Abdalla Hamdok è stato arrestato insieme a diversi esponenti civili del Consiglio sovrano, e non si sa ancora dove il premier e la moglie siano stati portati. I militari avrebbero inoltre interrotto le telecomunicazioni, chiuso i ponti e le strade che portano alla capitale, e bloccato l’areoporto di Khartoum.

Il numero due dell’apparato militare e vicepresidente del Consiglio sovrano, Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemetti, al comando delle Forze di supporto rapido (Rsf), e accusato della repressione in Darfour, ha affermato, in un’intervista della Repubblica, che questa rivoluzione è la realizzazione del cambiamento di cui il popolo aveva bisogno.

Dagalo, detto Hemetti

Ma nella notte la folla di manifestanti riunitasi nel distretto di Jabra ha incendiato pneumatici ed eretto barricate. I collaboratori del primo ministro hanno invitato i connazionali a “protestare usando tutti i mezzi pacifici possibili per riprendersi la rivoluzione”,  l’Associazione dei professionisti sudanesi ha esortato a “resistere con forza”, mentre i sindacati di insegnanti e medici hanno annunciato una campagna di “disobbedienza civile”. Sarebbero almeno 10 le persone uccise dalle forze militari, ree di aver aperto il fuoco durante le manifestazioni.

Forte la denuncia di Antonio Gutierres, segretario generale dell’Onu, che condanna il colpo di stato chiedendo il rilascio del primo ministro e di tutti i funzionari: “Deve esserci il pieno rispetto della Carta costituzionale per proteggere la transizione politica faticosamente conquistata”, queste le sue parole in tweet, che conclude dichiarando la vicinanza dell’Onu al popolo Sudanese.

Nelle prossime ore è prevista una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dopo lo scioglimento del Consiglio sovrano.

Gli Stati Uniti si dicono preoccupati e chiedono “il ripristino immediato” del governo di Transizione in Sudan, “Gli Stati Uniti rifiutano lo scioglimento del governo di transizione in Sudan da parte delle forze di sicurezza e ne chiedono l’immediato ripristino senza precondizioni”, questo il tweet del segretario di stato Usa Antony Blinken dopo l’annuncio della sospensione di 700 milioni di dollari di aiuti.

Già la scorsa settimana si erano registrate diverse manifestazioni che chiedevano un ritorno al governo militare, e il premier Hamdok aveva descritto le divisioni di governo come la “crisi peggiore e più pericolosa” che deve affrontare la transizione.

Umberto Zedda