Avete mai sentito parlare della parola Prolistrafo?

L’Accademia della Crusca su questo aspetto, ovvero come far entrare una parola nel vocabolario della lingua italiana, è assolutamente intransigente. Deve essere una parola capita e utilizzata da tanti.

Questo è un paradigma, anzi un dogma, al quale tutti ci dobbiamo abituare. Ora, avete mai sentito parlare della parola “prolistrafo”? Evidentemente no, anche perché potremmo definirla una parola di “primo conio” e l’artefice è lo scrittore pugliese Mario Contino, che di recente ha pubblicato per la casa editrice i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno, l’interessante saggio LA MORTE UMANIZZATA: SHINIGAMI E TRISTI MIETITORI (Miti e leggende sulla morte).

L’autore lancia la sfida per far entrare nella nostra lingua parlata e scritta un nuovo termine, la parola “prolistrafo”. Deve essere conosciuta e utilizzata da tante persone, quindi diffusa tra la gente, che dovrà ad un certo punto utilizzarla frequentemente negli appositi contesti espressivi.

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Se Mario Contino riuscirà nell’impresa la parola da lui creata, entrerà a far parte del linguaggio di uso comune, proprio perché gli italiani la conoscono e la usano.

Ma entriamo nel dettaglio del termine.  Ognuno di noi cresce, diventa adolescente, adulto, poi anziano ed in seguito muore, nel mentre avrà probabilmente formato una famiglia e quasi per certo sarà divenuto genitore. Ogni figlio poi è destinato a diventare un orfano, si spera il più tardi possibile certo, ma fa parte della vita, come legge immutabile. Non di rado, purtroppo, accade che sia il genitore a doversi staccare dai figli, per via di sciagure o malattie di questi ultimi che spezzano così gli equilibri naturali delle cose.

Il termine prolistrafo serve a descrivere la situazione in cui il genitore perde il proprio figlio.  Un dolore così grande da non poter essere minimamente descritto. Solitamente il figlio è in qualche modo pronto ad affrontare la morte di un genitore, è preparato, sa benissimo che presto o tardi i suoi cari lo saluteranno per sempre, è così che va.

 Il genitore invece non è mai preparato a dare l’addio al proprio figlio, proprio perché non è naturale che un genitore sopravviva ai propri figli.  Così come esiste il vocabolo ORFANO per indicare il figlio che perde il genitore, allo stesso modo Mario Contino vuole proporre all’Accademia della Crusca, il termine PROLISTRAFO. Ma come è costruito:

“Prolistrafo” – PROLI (DA PROLE): pròle s. f. [dal lat. proles, comp. di pro–1 «avanti» e alĕre «alimentare, nutrire»]. – 1. a. L’insieme dei figli facenti parte di una famiglia (Dizionario Treccani).

STRAFO (DA STRAPPARE): r. [dal got. *strappōn «tendere con forza» (cfr. ted. straffen)]. (Dizionario Treccani).

Esempi: Padre prolistrafo di figlio, prolistrafo di figlia, prolistrafo di figli. Madre prolistrafa di figlio, prolistrafa di figlia, prolistrafa di figli. Genitori prolistrafi di figlio, prolistrafi di figlia, prolistrafi di figli.