Festival Cantiere: torna a Baradili il teatro di ricerca

Festival Cantiere Baradili-Giovanni Guidi

Il grande teatro nel paese più piccolo: torna a Baradili il Festival Cantiere, la rassegna di Progetti Carpe Diem che da 26 anni porta in Sardegna i più importanti e premiati protagonisti del teatro di ricerca e sperimentazione italiano.

Da giovedì 19 a domenica 22 agosto, nel cuore della Marmilla, nel paese più piccolo della Sardegna, quattro giorni di spettacoli, musica, libri e storie da raccontare. 

“La dignità dell’arte” è il tema di questa ventiseiesima edizione, a rivendicare da un lato la resistenza di un comparto tra i più duramente colpiti dall’emergenza pandemica; e dall’altro l’importanza dei progetti culturali di comunità: 

«Fare arte nel paese più piccolo della Sardegna – spiegano gli organizzatori Aurora Aru e Franco Marzocchi – è sempre più importante perché abbiamo il dovere di riuscire a stimolare nelle persone questioni collettive essenziali, specie nei luoghi in cui la cultura fa più fatica ad arrivare». 

E il Festival Cantiere si muove con coerenza sul solco tracciato sin dalle prime pionieristiche edizioni tra le miniere di Montevecchio e in seguito nelle campagne di Soleminis: un laboratorio permanente in cui gli artisti dialogano e creano, in cui gli spettacoli si sviluppano o prendono forma, in cui le arti si contaminano, dando vita a nuovi percorsi in simbiosi con la comunità ospitante.

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Si comincia giovedì 19 agosto con 377: racconti per chitarra, percorso in musica di Sebastiano Dessanay frutto di un giro della Sardegna compiuto in bicicletta, senza sponsor, attraverso i 377 comuni dell’isola. Le composizioni originali di Dessanay, nate con un ukulele basso, sono state sviluppate e arrangiate insieme al chitarrista Francesco Morittu. Il risultato è una musica in divenire inframmezzata con i racconti di viaggio letti e interpretati dall’attrice Mila Vanzini. Appuntamento alle 20 a Casa della Vite. 

A seguire, negli spazi dell’Ex Officina Usai, va in scena uno studio sui testi di Federigo Tozzi, una co-produzione firmata dal Teatro della Limonaia – una delle grandi istituzioni del teatro europeo – e Il Lavoratorio di Firenze, tra le più fertili realtà di sperimentazione per le arti performative in Italia. Bestie è il titolo dello spettacolo, una raccolta di brevissimi racconti a metà fra prosa e poesia, aforismi, squarci, che costituiscono una sorta di frammentario viaggio interiore nelle inquietudini di un grande scrittore del ‘900, riscoperto soltanto dopo la sua prematura scomparsa. Sul palco Giusi Merli (nota al grande pubblico per il ruolo de “La Santa” ne La grande bellezza di Sorrentino); Alessandro Baldinotti e Andrea Macaluso, che firma anche la regia. Ad accompagnarli le musiche di Marco Mantovani, compositore riminese per musica e teatro. 

Stefano De Grandis/lapresse
Nella foto: Michele Dalai scrittore

Venerdì 20 agosto si comincia alle 20,30 con la geniale opera di Roberto Abbiati, capace di ridurre Moby Dick a una performance-installazione di quindici minuti. Lo spettacolo, già vincitore del Premio Fiesole per le arti, è un viaggio intenso e poetico dal titolo Una tazza di mare, riservato a un pubblico di poche persone, che sarà replicato in rotazione anche sabato e domenica nell’Aula Consiliare di Baradili. 

Si prosegue poi in musica con Alone, l’esibizione per violoncello solo di Gianluca Pischedda, compositore e professore d’orchestra al Teatro Lirico di Cagliari. A Casa della Vite un concerto intimo e personale fatto di tracce ispirate e visionarie che hanno il gusto dell’immediatezza, la semplicità dei piccoli frammenti del quotidiano.

Alle 21,30 ultimo appuntamento della serata, all’Ex Officina Usai, con uno dei monologhi più interessanti del teatro contemporaneo: Kassandra, un testo classico rivisitato da un autore premiato in tutto il mondo, il franco-uruguayano Sergio Blanco, che tratteggia una Cassandra fluida, immigrata, divertente e spudorata. In scena una straordinaria Roberta Lidia De Stefano per uno spettacolo ironico, divertente ma profondamente toccante, che parla dell’oggi attraverso il mito. 

          

Nel sabato del Festival Cantiere, per la serata del 21 agosto, spicca l’unica data sarda di uno dei più apprezzati cantautori italiani: Paolo Benvegnù, che si esibirà alle 22 all’Ex Officina Usai. Benvegnù, autore raffinato le cui canzoni sono state interpretate anche da Mina, Irene Grandi, Giusy Ferreri e Marina Rey, sarà accompagnato da Gabriele Berioli alla chitarra, per un repertorio di vecchi successi e nuove canzoni, quelle uscite lo scorso febbraio in un disco acustico registrato interamente dal vivo:  Delle inutili premonizioni. 

Ma prima del concerto appuntamento con un prezioso adattamento di Leonce und Lena, la commedia di Georg Buchner che diventa uno spettacolo per teatro dei burattini a cura di Patrizio Dall’Argine, grande protagonista del teatro di animazione i cui lavori sono apprezzati nei più prestigiosi festival d’Italia e d’Europa. Leonce und Lena prende vita in una suggestiva baracca, abitata da burattini di legno e splendidi fondali dipinti. La storia è quella di un principe e di una principessa che fuggono da se stessi per andare incontro a un altro destino. 

Saranno invece i libri ad aprire l’ultima giornata del festival, domenica 22 agosto dalle 18 a Casa della Vite, con le presentazioni di L’alfabeto della paura (Feltrinelli) di Michele Dalai con illustrazioni di Francesca Carabelli; Manuale per un burattinaio di Patrizio Dall’Argine; e Isla bonita di Nicola Muscas. 

A seguire saranno protagoniste le marionette, grazie agli spettacoli di Agostino Cacciabue e Rita Xaxa di Teatro Tages, che portano in scena rispettivamente Il volo dell’innocenza e Occhio al desiderio. Due performance che sono delle piccole perle, fruibili da soli tre spettatori per volta, in replica a rotazione dalle 19,30 in Aula Consiliare. 

Sipario infine sulla ventiseiesima edizione del Festival Cantiere con il recital Il vecchio e il tour, di e con Michele Dalai e Giovanni Guidi, un viaggio nell’epica dello storico Tour de France del 1948, sulle tracce del mitico Gino Bartali, grande campione e grandissimo uomo, che a rischio della vita salvò centinaia di persone dalle persecuzioni nazi-fasciste con il motto: “il bene si fa ma non si dice”. Uno spettacolo in cui Michele Dalai – scrittore, conduttore radiofonico e autore Tv – ricostruisce la storia di un uomo giusto, accompagnato da Giovanni Guidi, uno dei pianisti più creativi in Europa oggi, che dall’approccio lirico varia tra il jazz contemporaneo e il free.