Battaglia La Terra Borgese sul posto fisso: “Massimo 5 anni”

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Paolo Battaglia La Terra Borgese tuona contro il posto fisso pubblico:

«Duri massimo 5 anni»

Il critico d’arte a gamba tesa sul posto fisso pubblico, per il bene del Paese, dei disoccupati in generale e per equipararlo al Reddito di Cittadinanza in particolare: «Non si capisce perché debba esserci un solo reddito di cittadinanza a famiglia quando famiglie intere godono di un impiego pubblico».

«C’è un’insistenza costante sull’irrazionale, soprattutto in questa epoca di vaccini e passaporti vari».

Duro attacco di Paolo Battaglia La Terra Borgese a Salvini e Renzi e alle loro ultime dichiarazioni contro il Reddito di Cittadinanza?

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In particolare il critico d’arte e scrittore propone una nuova proposta di studio per lo sviluppo  di una diversa nozione di posto pubblico, questa: «Il posto fisso, in quanto pubblico, deve essere di pubblica utilità anche nell’aspetto remunerativo». L’idea avanzata è inconsueta poiché non è mai stata sperimentata prima. Essa intende scoprire un nuovo modo di mettere la gente sul piano delle pari opportunità. «Che significa consegnare una possibilità di reddito a vita a Tizio piuttosto che a Caio? Potrebbe forse andare bene per certe particolari professioni alto-dirigenziale o anche dove sono richieste particolari competenze, ma per le qualifiche più basse l’idea del posto fisso è assurda, chiunque può fare il fattorino o il portinaio o l’usciere, lo facesse! e dopo 5 anni a casa col reddito di cittadinanza e al suo posto un percettore del reddito di cittadinanza».

«C’è un’insistenza costante sull’irrazionale (soprattutto in questa epoca di vaccini e passaporti vari): non si capisce perché debba esserci un solo reddito di cittadinanza a famiglia quando famiglie intere godono di un impiego pubblico. Il posto è pubblico, dunque massimo uno a famiglia e per soli 5 anni quando non ricorra l’esigenza intellettuale.

Il reddito di cittadinanza si rivela oggi un magnifico mezzo, uno strumento armonioso per l’occupazione dei posti pubblici a turn over.

Per questo motivo, con un pensiero sociale moderno, dovremmo abbandonare i soliti modi di intendere il lavoro e adottarne invece di nuovi che siano in grado di dare un nuovo impulso a questa nostra società. Pur ammettendo le difficoltà di una tale azione, temo che non esista un altro modo di risolvere questo problema nazionale.

La mia proposta può apparire poco pratica e difficilmente realizzabile a prima vista e date le circostanze attuali. Tuttavia la discussione di questa idea potrebbe dare risultati positivi. Non sembra costruttivo ripeterci mille volte i nostri problemi se non studiamo nuovi sistemi per mantenere l’inclinazione generale».