Nurarcheofestival: “Lettera al mondo” chiude la rassegna de Il crogiuolo

Nurarcheofestival Lettera al mondo - Elena Bucci - ph Ilaria Costanzo-5267

Nurarcheofestival, tredicesima edizione, cala il sipario sul primo atto.

La rassegna firmata Il crogiuolo, diretta da Iaia Forte e Rita Atzeri, giunge domani, domenica 1 agosto, alla chiusura del cartellone principale, anche se proseguirà ancora il cammino con le sue diramazioni “a pianta nuragica”.

Sarà l’area archeologica di Santa Vittoria, a Serri, a fare da palcoscenico, alle 19, a CRISTòTEM, testo e regia di Elvira Scorza, con Noemi Grasso e Alessandro Pizzuto (scenografia: Rosita Vallefuoco; suoni: Filippo Conti; luci: Umberto Camponeschi; produzione Golden Show – (t)naos – L’Effimero Meraviglioso).

Una pièce intrigante che “nega il principio cardine della tragedia”, ovvero l’idea che il delitto generi delitto. Crisotemi, figlia di Clitemnestra e Agamennone, estranea all’orrore consumato nella sua famiglia, e Astianatte, figlio di Ettore e Andromaca, trucidato dai greci, “sono due esclusi, nessuno si aspetta niente dalla loro storia, non c’è materiale a cui il mito possa attecchire”, sottolinea l’autrice. “Ne raccontiamo allora i vuoti, l’assenza, cercando così di scrivere un’antitragedia nel senso più vero del termine”.

La sfida è in “una presa di coscienza umana che libera dal divino l’ignoto, assumendosi la responsabilità nella scelta.

E’ per questo che il titolo ammicca a Cristo e alla potenza totemica del suo sacrificio: riconoscere la sacralità della vita è atto di grande coraggio, soprattutto se a giustificarlo è la paura”.

LETTERA AL MONDO

Più tardi sarà poi Elena Bucci, una delle interpreti più rappresentative del teatro italiano contemporaneo, a mettere un primo sigillo al NurArcheoFestival 2021. L’attrice ravennate, che ha vinto il Premio Ubu nel 2016 e quello Hystrio l’anno successivo, alle 21.30 proporrà in prima nazionale al Nuraghe Arrubiu Orroli il suo Lettera Al Mondo (produzione Le Belle Bandiere), di cui cura anche la regia e la drammaturgia (suono e musiche di Raffaele Bassetti, luci di Max Mugnai). Lo spettacolo sarà, come di consueto, preceduto dalla visita guidata al sito curata dalla cooperativa Is Janas.

advertisement

Scrive e racconta Elena Bucci:

‘Lettera al mondo’ è stato immaginato molto prima dell’emergenza globale che abbiamo vissuto. Mi sono accorta che conteneva in sé molte delle suggestioni che tale evento ha amplificato, almeno per me. Le crepe del nostro mondo sono diventate solo più evidenti. E’ stato quindi un percorso naturale integrare il testo con nuove osservazioni relative al momento che stiamo vivendo… Una lettera al mondo piena di domande, per trasformare in drammaturgia le riflessioni e le domande sul passato e sul futuro del mondo che mi rigenerano e mi chiariscono il cammino.  Come accadde al tempo del Decamerone, come accadde in molte altre epoche, un virus sconosciuto e mutevole minaccia la comunità. Per la prima volta, però, è tutto il pianeta a essere minacciato, complici la globalizzazione, la vertiginosa velocità degli spostamenti e le caratteristiche dell’economia attuale. Il virus rivela le piaghe di un mondo consumista e conformista già molto malato e ci si ritrova a un bivio: o continuare, in nome di un dubbio progresso e di una discutibile produttività, a spogliare e distruggere il pianeta delle sue ricchezze a vantaggio di pochi e nella miseria di molti, o ci si accorda per cominciare un meraviglioso progetto di cambio di rotta, per concertare il disegno di una diversa economia, di città verdi e sane, di una solidarietà tra tutto ciò che vive mai sperimentata prima…

Tutti gli artisti sono privati dei luoghi di lavoro, i teatri chiusi, tutti i progetti sono stati annullati. Dalla clausura, diventata creativa, con lo sguardo più limpido perché libero dall’affastellarsi degli impegni, qualcuno scrive la sua lettera al mondo. Vi risuonano speranza, consapevolezza, ricordi, ritratti, dialoghi, echi di film, romanzi, scritti di scienziati e di economisti. Si ferma la crudele e pura visione di questo tempo sospeso e separato, dove sono più evidenti le manipolazioni di pubblicità e informazione e le pressioni di aspettative e compiti. L’utopia chiede il suo spazio”.