Nurarcheofestival, i Giganti nella Valle dei Laghi

NURARCHEOFESTIVAL, tredicesima edizione. Nonostante tutto. Ritorna la rassegna organizzata dal Crogiuolo – sotto la direzione artistica di Iaia Forte, attrice che non ha certo bisogno di presentazioni, un’amica storica del festival, e Rita Atzeri – che ancora una volta farà sposare, dal 16 luglio al 1 agosto (con alcuni eventi collaterali che prolungheranno la programmazione) il patrimonio storico e culturale dell’Isola con il teatro in luoghi di grande interesse archeologico. Ritorna con un sottotitolo significativo, I Giganti nella Valle dei Laghi, che esprime il chiaro riferimento alle statue nuragiche di Mont’ e Prama e all’area che, in particolare, accoglierà la maggior parte degli spettacoli del festival, Orroli con il suo nuraghe Arrubiu, fra i laghi Mulargia e Flumendosa. E ritorna, a dispetto dei tempi, in pompa magna, con un cartellone principale ricco e serrato, che mette in mostra nomi di livello assoluto come Maria Paiato,Ascanio CelestiniElena BucciPaolo Panaro, la stessa Iaia Forte e che fa sfoggio di ben quattro prime nazionali.

“La tredicesima edizione consecutiva del NurArcheoFestival – dice Rita Atzeri – ha quasi il gusto della vittoria, perché continua a essere difficile operare senza nessuna certezza sui finanziamenti, moltiplicando, per potere far crescere la manifestazione, il rischio d’impresa in maniera esponenziale. Veniamo da un 2020 – continua Atzeri – che con la pandemia vede vessato, in particolare, il settore spettacolo, abbiamo vissuto l’infausta esperienza del click day per l’assegnazione dei contributi dell’Assessorato al Turismo e nel 2021 ci ritroviamo nel mese di luglio senza che da parte dell’assessorato vi sia alcun segnale di bando attivo, dopo le dichiarazioni del 2019 che ne promettevano l’uscita in una data tale da avere gli esiti già ad aprile.

Nonostante tutto questo – sottolinea la direttrice artistica del Crogiuolo – è un’edizione importante, perché ci consente di riportare sulla scena regionale artiste come Maria Paiato ed Elena Bucci, quest’ultima in particolare con una prima nazionale; è un’edizione importante perché presenta una programmazione costruita seguendo la pianta e lo sviluppo del villaggio nuragico: la ‘torre’, un cartellone principale ricco di ospitalità nazionali, che coinvolge soprattutto il nuraghe Arrubiu di Orroli, che si dirama poi, e ramifica, verso tutti i villaggi intorno, non solo nella Valle dei Laghi ma anche in altri territori, come quelli del Gal Sole Grano Terra. E poi gli itinerari del cuore, nella tradizione del festival, tra l’Ogliastra, il Sulcis e il Medio Campidano. E’ un’edizione importante – conclude Atzeri – per la condivisione della direzione artistica con Iaia Forte, un’idea, quella di avere un coordinamento condiviso, che vuole portare il festival a crescere con la guida e l’esperienza di chi sulla scena nazionale e internazionale è un protagonista di rilievo. Ora ci proponiamo di avere ogni anno questo tipo di collaborazione con artisti differenti”.

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E il NAF 2021 continuerà a essere un festival dal tempo lungo, perché, come ormai da tradizione, si svolgeranno anche quest’anno le visite guidate ai siti archeologici, che diventeranno poi suggestivi palcoscenici per accogliere gli spettacoli serali.

Il NurArcheoFestival è organizzato da Il crogiuolo con il sostegno del MiC, degli Assessorati del Turismo e della Cultura della Regione Sardegna.

Il programma 2021

Il via venerdì 16 luglio, alle 19, a Sadali, alle Grotte Is Janas, con BACHISIO SPANU, EPOPEA DI UN CONTADINO SARDO ALLA GRANDE GUERRA,spettacolo con Giovanni Carroni (è una produizone  Bocheteatro) che riprende il libero adattamento di Marco Parodi, che curò anche la regia, da “Un anno sull’altipiano” di Emilio Lussu.

Il protagonista è un fante della Brigata Sassari, un contadino che è al tempo stesso uno storico che espone, con i suoi poveri mezzi, in una lingua semplice, la terribile cronaca della Grande Guerra, riprendendo i temi affrontati da Emilio Lussu nel suo “Anno sull’altipiano”. Il testo è integrato con inserti tratti dal monologo teatrale di Francesco Suriano “Rocco ‘u stortu”, tradotto in campidanese da Rossana Copez, che ha operato una radicale trasformazione linguistica rispetto al calabro-italiano dell’originale, lasciando però intatta la struttura drammaturgica voluta da Suriano, fatta di continui flash back frutto di una memoria ingolfata da immagini terrificanti di morte e distruzione.

Su questo tessuto narrativo si innestano le memorie di Lussu, lo sgomento che coglieva i soldati nell’attesa dell’assalto, i momenti resi tragici dall’incertezza della morte inevitabile, dall’atroce scoperta di aver conquistato trincee di cadaveri, allineati ai loro posti, l’uno a fianco all’altro. Il soldato Bachisio Spanu, nonostante sia semianalfabeta, riesce benissimo a comprendere che certe azioni appaiono senza senso logico nè militare, studiate apposta per far massacrare i soldati. Nella Brigata Sassari, diventata nel secondo anno di guerra a reclutamento regionale, passarono decine di migliaia di sardi. Tutti gli ufficiali della Brigata attendevano con lucida consapevolezza che arrivasse “il tempo dell’assurdo”, degli assalti furibondi e disperati, armati soltanto di un fucile contro un nemico preparato per la guerra in modo formidabile: il tempo di una morte praticamente certa.

Lo spettacolo verrà preceduto dalla visita guidata alle grotte a cura della Coop. Le tre fate (su prenotazione). 

Lo stesso giorno, alle 21.30, il Nuraghe Arrubiu di Orroli accoglierà RITORNELLO/CLITEMNESTRA, liberamente  ispirato a “Clitemnestra o il crimine” di Marguerite Yourcenar, scritto e diretto da Annika Strøhm (compagnia Aretè Ensemble). Il testo della scrittrice francese, tratto dalla raccolta “Fuochi”, è basato sulla tragedia greca “Orestea”. Clitemnestra dopo aver atteso il ritorno di Agamennone lo uccide con l’aiuto del suo amante, Egisto. La Clitemnestra della Yourcenar si ritrova a dover spiegare le motivazioni del suo atto in un tribunale dei nostri giorni, raccontando l’amore-abnegazione della donna verso l’uomo. Clitemnestra ama il suo marito-padrone e in nome della fedeltà si fa quasi invisibile: quando lui torna dalla guerra, uccide il vecchio padrone e la serva muore con lui, compiendo un crimine che diventa un atto per la vita. Così Yourcenar sembra volerci spingere a tornare padroni della propria vita attraverso la morte. Il testo è scritto in prosa lirica, ricca di immagini poetiche che lo rendono pungente e denso, morbido e fluido.

Gli spettacoli che avranno come palcoscenico naturale il nuraghe Arrubiu saranno tutti preceduti dalla visita guidata al sito a cura della cooperativa Is Janas (su prenotazione).

Sabato 17 sbarca al Nuraghe Arrubiu di Orroli Maria Paiato, una delle migliori interpreti del nostro teatro. L’attrice veneta sarà impegnata in scena con L’AVVELENATRICE, di Eric Emmanuel Schmitt, tra gli autori teatrali più rappresentati sui palcoscenici d’Europa. È la storia di una settantenne segaligna e diabolica, che è stata accusata in passato di avere ucciso tre mariti ma poi assolta per mancanza di prove. Arriva nel paesino francese dove è ambientata la vicenda un giovane prete e lei se ne innamora nonostante la differenza di età e di condizione. Lui è un prete ma lei sogna ugualmente di averlo come amante. Il giovane arriverà a farle confessare i suoi omicidi e a convincerla a costituirsi promettendole che non la abbandonerà mai. Ma appena decide di accettare l’offerta di un incarico in Vaticano la vecchia mefistofelica rinuncia al proposito di autodenunciarsi per continuare a vivere come prima. Un testo, nonostante le apparenze, di grande divertimento per il pubblico e che la Paiato recita da par suo.

Prima, alle 19, a Dorgali, al Villaggio nuragico di Serra Orrios, il primo degli eventi collaterali del festival: in scena Sa notti de is janas, di Sabrina Barlini, con Isella Orchis, Marta Gessa, Erica Fadda, Laura Fortuna (produzione Il crogiuolo). Si  racconta di una notte straordinaria in cui tutto può succedere. E può anche capitare di incontrare gli esseri che hanno abitato i nostri luoghi antichi in un tempo in cui tutto nella nostra isola era molto diverso. Esistevano ancora tante creature misteriose a cui gli uomini non facevano alcuna fatica a credere…

Domenica 18, alle 21.30, in prima nazionale al Nuraghe Arrubiu di Orroli ecco arrivare DEINAS 2020 – Quadri della Sardegna pagana, una nuova produzione del Crogiuolo, con testo di Clara Murtas, la regia di Rita Atzeri, la coreografia di Lucrezia Maimone, le musiche di Carlo Spiga e Stellan Veloce, i costumi di Marco Nateri, con Elie Chateigner, Rita Atzeri, Manuela Ragusa, Giulia Cannas, la danzatrice Sara Perra.

La Sardegna ancora oggi è un luogo emblematico di sopravvivenze culturali  profonde, con il nome di Deinas la tradizione popolare dei paesi della Barbagia indica le indovine, alle quali attribuisce relazioni con il mondo occulto e quindi divino. In un lungo viaggio che l’ha visto percorrere e animare numerosi siti archeologici in Sardegna, “Deinas” ha maturato la sua attuale forma: un rituale in nove quadri  che  parla  il linguaggio del pensiero mitico, un linguaggio senza tempo  in cui il presente entra nel passato e viceversa, il tempo in cui nel Mediterraneo la Dea Madre era la divinità preminente. In “Deinas” le moderne  indovine  rievocheranno le cosmogonie comuni a tutte le antiche civiltà mediterranee utilizzando talvolta le lingue originali, il sumero e il greco, mescolandole con parole e canti e strumenti musicali della tradizione  sarda. Tra le isole mediterranee, la Sardegna, terra del mito della Grande Madre, è forse quella che ha conservato nel presente le tracce più profonde del sentimento di venerazione per il divino femminile. Le attrici si fanno narratrici e interpreti delle manifestazioni del femminile nella cultura mediterranea, utilizzando i testi dei miti della creazione, con toni a tratti ironici o tragici, spaziando dai classici greci alle tradizioni popolari sarde, raccontano le radici e i frutti di una cultura che dal dominio della Dea Madre passò a quello degli Dei dell’Olimpo in Grecia e al Sardus Pater in Sardegna.

Lo spettacolo sarà il secondo egli eventi collaterali in programma il 9 agosto a Dorgali, al Nuraghe Mannu, alle 19: in scena, in quell’occasione, insieme a Rita Atzeri ci saranno Gisella Vacca, Manuela Ragusa, Marta Gessa, Erica Fadda, accompagnate dal polistrumentista Nicola Agus.

Sarà Sa Domu ‘e Orgìa, il più grande tempio a “megaron” nuragico finora conosciuto, ad accogliere il 20 luglio, alle 21.30, aEsterzili SU MURU PRINZU  (IL MURO INCINTO) ovvero COSTANTINO NIVOLA IN SCENA, titolo dello spettacolo che Giovanni Carroni porta in scena liberamente tratto da “Memorie di Orani” di Costantino Nivola, con testo di Paolo Puppa, musiche di Battista Giordano, scene di Marco Nateri e Carroni, ispirate alla produzione artistica di Maria Lai, cara amica di Nivola (produzione Bocheteatro).

“Il muro panciuto della casa nascondeva sempre un tesoro, il pane piatto e sottile che si gonfiava al calore del forno, promessa che la nostra fame sarebbe stata appagata per sempre. Allo stesso modo la donna incinta nasconde nel suo grembo il segreto d’un figlio meraviglioso”. Costantino Nivola si racconta attraverso il ciclo vitale delle stagioni. “Lo spettacolo tocca una forma ontologica della memoria”, scrive Carroni. “La memoria della vita e dell’incontrare la morte, perché il corpo deve sapere cos’è la morte. La consapevolezza della morte, come per Nivola, consente di rinnovare noi stessi e i nostri sentimenti. Poiché la nostra vita in realtà è il percorso verso l’Ade, e questo ‘rito’ teatrale vuole essere anche l’ampliamento di questo percorso”. L’attore tenta di superare i limiti del suo corpo per entrare nel metafisico della scena, per assecondare e svelare il significato profondo della parole del grande artista di Orani. 

Il 22 Stefano Sabelli approda alle 21.30 al Nuraghe Arrubiu di Orroli per proporre LE VIE DEL BUDDHA ovvero il Ground Zero d’Oriente nella Valle degli uomini che pregano verso Occidente, con le musiche dal vivo a cura di Giuseppe Spedino Moffa (produzione Compagnia del Loto). Nel dicembre del 2001, tre mesi e mezzo dopo l’11 settembre, Sabelli partecipa con Vittorio Sgarbi (allora Sottosegretario ai Beni culturali) e Alain Elkan, alla prima Missione culturale del MIBAC in Afghanistan, promossa in sostegno del nuovo Governo Karzai. Della missione furono testimoni anche diversi giornalisti, fra cui Attilio Bolzoni di Repubblica. Poco dopo il rientro in Italia, Sabelli pubblicò il reportage che aveva scritto durante il viaggio e un capitolo di quel diario, con il titolo LE VIE DEL BUDDHA, è diventato un recital che lo stesso attore regista molisano nell’aprile 2002 presentò in prima assoluta al Museo Orientale del Chiossone di Genova. Da allora il lavoro è stato spesso ripreso come testimonianza di uno sgomento ancora attuale. La testimonianza dello stordimento di un occidentale, affascinato dall’Oriente e dai panorami mozzafiato dell’Hindukush, con una magnifica valle, che si estende maestosa a 4mila metri d’altezza e che, nonostante tutto, conservava e ancora conserva testimonianze straordinarie di culture millenarie. Una Valle, quella di Bamiyan, dove i Talebani nel marzo del 2001 – prima, dunque, dell’11 settembre e della tragedia delle Twin Towers – annientarono e polverizzarono i famosi Buddha della montagna, le gigantesche statue scolpite nella roccia, fino ad allora certamente le più prestigiose e riconosciute opere d’arte presenti su La via de la Seta. Un racconto di viaggio che, fra riflessioni ironiche, incanti e rimandi alle molteplici fedi e alle culture che hanno attraversato quella valle patrimonio di tutta l’Umanità, si fa testimone di un crogiuolo di civiltà e costumi che, da Alessandro Magno in poi, si sono incrociate e rincorse lì, a Bamiyan, fino ai giorni nostri.

Il 24 luglio ci si sposta a Isili, al Nuraghe Is Paras, dove alle 19 va in scena PESTICIDIO, lo spettacolo di Pierpaolo Piludu e Andrea Serra, prodotto da Cada Die Teatro, che vede protagonista lo stesso Piludu, con la voce fuoricampo di Lia Careddu, la regia di Alessandro Mascia, le launeddas di Bruno Loi (luci e suono di Giovanni Schirru, realizzazioni sceniche di Marilena Pittiu e Mario Madeddu, con la collaborazione di Franzisca Piludu, documentazione video di Andrea Mascia, la consulenza scientifica di Giampietro Tronci e Luigi Usai).

Bachisio è un uomo buono, semplice, fortemente legato alla sua terra. Insieme a sua moglie, Maria Grazia (a cui regala la voce Lia Careddu), e a suo figlio, come tanti altri contadini sta lottando contro una grande impresa, “Bentulare”, che ha acquistato enormi appezzamenti di terreni in tutta la Sardegna per coltivarli in maniera intensiva. Il figlio Michelangelo, laureato in agraria, da anni cerca di coniugare le antiche conoscenze agricole dei suoi nonni con la ricerca scientifica e la produttività, in un contesto di grande rispetto per la natura.

Bachisio, però, sta vivendo giorni di grande dolore… Qualche settimana prima, insieme al figlio aveva chiesto con insistenza, ma inutilmente, ai responsabili di “Bentulare” di non irrorare con pesticidi i campi attigui ai loro per non inquinare le produzioni biologiche. Il racconto dell’anziano contadino si fa, via via, sempre più intenso e diventa una dichiarazione d’amore alla giustizia, alla Terra e all’amore stesso

Stesso giorno, ma alle 21.30, al  Nuraghe Arrubiu di Orroli sbarca Ascanio Celestini con il suo I 20 ANNI di Radio Clandestina – Roma, le Fosse Ardeatine, la Memoria, spettacolo scritto dall’attore romano partendo dal testo di Alessandro Portelli “L’Ordine è già stato eseguito”.

Il 24 marzo del 1944 vengono trucidate 335 persone: è l’eccidio delle Fosse Ardeatine. “Questa delle Ardeatine è una storia che uno potrebbe raccontarla in un minuto o in una settimana. È la storia dell’occupazione che non finisce con la liberazione di Roma. È la storia degli uomini sepolti da tonnellate di terra in una cava sull’Ardeatina e delle donne che li vanno a cercare, delle mogli che lavorano negli anni ’50 e dei figli e dei nipoti che quella storia ancora la raccontano”. Il 23 marzo 1944 i Gruppi d’Azione Patriottica attaccano una colonna tedesca di polizia in Via Rasella. Il giorno dopo per rappresaglia i nazisti uccideranno 335 civili italiani innocenti in una cava sulla via Ardeatina, 10 per ogni tedesco morto. “Questa sembra una storia che inizia un giorno e termina due giorni dopo, che si consuma in poche ore. Ma nel libro “L’ordine è già stato eseguito” di Alessandro Portelli (vincitore del Premio Viareggio) questa storia di poche ore viene inserita nella storia dei 9 mesi di occupazione nazista a Roma, e poi in quella dei 5 anni della guerra, dei 20 anni del fascismo: il libro si fonda su circa 200 interviste a singole persone, a testimoniare che questa non è la storia di quei tre giorni, ma qualcosa di vivo e ancora riconoscibile nella memoria di una intera città. Perché l’eccidio delle Fosse Ardeatine è conosciuto da tutti, e in particolare per i romani ha segnato il momento più tragico dell’occupazione nazista”.

Il primo studio di Radio Clandestina, per un più ampio progetto sulla memoria orale dell’eccidio alle fosse Ardeatine, Celestini lo presentò dal 31 ottobre al 3 novembre 2000 nella cella n.11 dell’ex- carcere nazista di Roma in via Tasso (oggi Museo della Liberazione) per la manifestazione Luoghi della Memoria. “Sono passati vent’anni e i miei racconti stanno ancora in quella stanza. Nei pochi metri quadrati che occupano le scenografie di tutti gli spettacoli che ho portato in scena dopo”.

 

Il 26 luglio, sempre al Nuraghe Arrubiu di  Orroli, alle 21.30, un’altra prima nazionaleCassandra 2020, con testo e regia di Susanna Mannelli, in scena Rita Atzeri (nuova produzione Il crogiuolo). In Cassandra risuonano echi di società matriarcali che si fondono con i caratteri della donna violata che incarna, e che saranno a fondamento del genere femminile dell’intero futuro occidentale. Donna comunque raccontata dagli uomini. E vissuta dagli uomini come scandalo. Il Cassandra 2020: “Perché proprio in questo 2020 – spiega Susanna Mannelli – si è palesata la mancanza di “senso” che caratterizza oggi la vita degli uomini e delle donne. Cassandra non è più la veggente non creduta, ma è semplicemente ignorata, perché tutto è creduto. La sua frustrazione più grande è che qualsiasi cosa detta sia del tutto indifferente all’orecchio di chi ascolta. Il discernimento è un’attività dell’intelletto che non ha più motivo di esistere. In questa contemporaneità in cui lei, Cassandra, vive, vengono a mancare i criteri su cui basare una comparazione tra probabile verità e menzogna”. Cassandra 2020 vuole essere una sintesi antropologica del vissuto femminile degli ultimi tre millenni. Parla di sé, degli abusi ricevuti, dei figli che le sono stati tolti e uccisi, delle inutili barbarie alle quali ha assistito come testimone impotente. Delle guerre e degli stermini che hanno caratterizzato e fondato la nostra civiltà. Dà voce all’universo femminile così come si è delineato durante il corso della storia.

 

La Funtana Is Arinus di Nurallao ospiterà il  28, alle 19,  DONNE AL BIVIO, un atto unico scritto e diretto da Enzo Parodo, con Anna Pia, Fulvia Ibba, Massimo Muscas, gli  arrangiamenti musicali di Massimo Muscas e i testi delle canzoni di Giampaolo Loddo, Anna Pia, Fulvia Ibba, Massimo Muscas (produzione La Maschera).

Una performance teatrale tra commedia musicale e cabaret. Tre donne, una camionista, una cameriera quasi cieca e una bigotta tutta casa e chiesa, si ritrovano casualmente a un bivio stradale. Tra le tre nasce una amicizia cementata dalla loro condizione di “single”. Questo incontro sarà l’occasione per mettere in luce caratteri molto diversi tra di loro. Uno spettacolo tutto al femminile, dai toni esilaranti, condito da otto parodie canore che danno un tocco di leggerezza.

 

Il giorno dopo, giovedì 29 luglio, ecco un’altra, attesa, prima nazionale: al Nuraghe Arrubiu di Orroli Iaia Forte e Rita Atzeri, le direttrici artistiche del NAF presentano, alle 21.30, ANTIGONE FOR PALESTINE (nuova produzione Il crogiuolo), un’operazione teatrale che mette insieme un testo inedito di Giacomo Mameli, giornalista e scrittore, e l’opera poetica e letteraria di uno dei maggiori poeti palestinesi, Najwan Darwish, che la New York Review of Books  ha descritto come “uno dei principali poeti in lingua araba della sua generazione” (ha 42 anni). Antigone diventa così la voce della Palestina e il recital, fra teatro, prosa e poesia, vuole contribuire a tenere desta l’attenzione su una terra dilaniata da una perenne guerra d’occupazione.

 

RACCONTI DECAMERON è il titolo dello spettacolo (produzione compagnia Diaghilev) tratto dall’opera di Giovanni Boccaccio che Paolo Panaro, attore di spessore e presenza ormai abituale del festival, che ne ha curato la riduzione, porterà il 31, alle 19, alle Domus de Janas di Orroli. Il Decamerone è uno dei grandi capolavori letterari della letteratura italiana. Come è noto, narra di un gruppo di giovani, sette donne e tre giovani che, durante la peste del 1348, si rifugiano sulle colline sopra Firenze. Per quasi due settimane, l’onesta brigata, tutti di elevata condizione sociale, si intrattengono serenamente con passatempi vari secondo precise regole, tra canti, balli e giochi. In particolare decidono di trascorrere alcune ore raccontando a turno novelle, inserite in una cornice narrativa, di cui costituiscono passi importanti il Proemio e l’Introduzione alla prima giornata, con il racconto della peste. All’interno di una molteplicità di argomenti, ambienti, e personaggi si possono individuare, come centrali, alcune tematiche preferite del Boccaccio, come  la fortuna, l’ingegno, la cortesia, l’amore, ma anche la beffa, le peripezie. Fortuna e Natura sono alla base della concezione morale del Decamerone. L’amore per Boccaccio è una forza insopprimibile, motivo di diletto ma anche di dolore, che agisce nei più diversi strati sociali e per questo spesso si scontra con pregiudizi culturali e di costume. La virtù in questo contesto non è mortificazione dell’istinto, bensì capacità di appagare e dominare gli impulsi naturali. Un’opera, il Decamerone, dominata da un’intelligenza complessa e coltissima, capace di fondere il nuovo e la tradizione.

sabato 31 , ma alle 21.30, Elena Bucci, una delle attrici più rappresentative del teatro italiano contemporaneo, proporrà in prima nazionale al Nuraghe Arrubiu Orroli il suo LETTERA AL MONDO (produzione Le Belle Bandiere), di cui cura anche la regia e la drammaturgia (suono e musiche di Raffaele Bassetti, luci di Max Mugnai).

Racconta e scrive Elena Bucci: “Lettera al mondo è stato immaginato molto prima dell’emergenza globale che abbiamo vissuto. Mi sono accorta che conteneva in sé molte delle suggestioni che tale evento ha amplificato, almeno per me. Le crepe del nostro mondo sono diventate solo più evidenti. E’ stato quindi un percorso naturale integrare il testo con nuove osservazioni relative al momento che stiamo vivendo… Una lettera al mondo piena di domande, per trasformare in drammaturgia le riflessioni e le domande sul passato e sul futuro del mondo che mi rigenerano e mi chiariscono il cammino.  Come accadde al tempo del Decamerone, come accadde in molte altre epoche, un virus sconosciuto e mutevole minaccia la comunità. Per la prima volta, però, è tutto il pianeta a essere minacciato, complici la globalizzazione, la vertiginosa velocità degli spostamenti e le caratteristiche dell’economia attuale. Il virus rivela le piaghe di un mondo consumista e conformista già molto malato e ci si ritrova a un bivio: o continuare, in nome di un dubbio progresso e di una discutibile produttività, a spogliare e distruggere il pianeta delle sue ricchezze a vantaggio di pochi e nella miseria di molti, o ci si accorda per cominciare un meraviglioso progetto di cambio di rotta, per concertare il disegno di una diversa economia, di città verdi e sane, di una solidarietà tra tutto ciò che vive mai sperimentata prima…

Tutti gli artisti sono privati dei luoghi di lavoro, i teatri chiusi, tutti i progetti sono stati annullati. Dalla clausura, diventata creativa, con lo sguardo più limpido perché libero dall’affastellarsi degli impegni, qualcuno scrive la sua lettera al mondo. Vi risuonano speranza, consapevolezza, ricordi, ritratti, dialoghi, echi di film, romanzi, scritti di scienziati e di economisti. Si ferma la crudele e pura visione di questo tempo sospeso e separato, dove sono più evidenti le manipolazioni di pubblicità e informazione e le pressioni di aspettative e compiti. L’utopia chiede il suo spazio”.

Lunedì 1 agosto si giunge alla chiusura del cartellone principale, anche se il NAF proseguirà il cammino con le sue diramazioni “a pianta nuragica”. Sarà l’area archeologica di Santa Vittoria, a Serri, a fare da palcoscenico, alle 19, a CRISTOTEM, regia e drammaturgia di Elvira Scorza, con Noemi Grasso e Loris De Luna (produzione L’Effimero Meraviglioso – Golden Show s.r.l. – Associazione Tinaos).

Il principio base della tragedia è che i morti ritornano. Il nucleo centrale è la morte e questa non è mai gratuita: è uno spargimento di sangue il cui senso è riassumibile nell’assunto che spettri e cadaveri invocano vendetta, e questa diventa destino delle generazioni future.

Va da sé che la scrittura di Cristòtem nega il principio cardine della tragedia: non solo la morte è fatto umano, a volte anche squallido e patetico come racconta per quel che riguarda la sua famiglia la protagonista, ma è addirittura insignificante. Non ci sono morti eroiche, quindi non ci sono eroi. Il titolo dello spettacolo ammicca a Cristo e alla potenza totemica del suo sacrificio: riconoscere la sacralità della vita è atto di grande coraggio. Crisotemi e Astianatte, antieroina e antieroe della tragedia greca, sono due esclusi, nessuno si aspetta niente dalla loro storia perchè è poco conosciuta, non c’è materiale a cui il mito possa attecchire. In “Cristotem” se ne raccontano i vuoti, l’assenza, cercand di rappresentare un’antitragedia nel senso più vero del termine.

94 PASSI IN GIARDINO, la stessa sera ma alle 21.30, metterà un primo sigillo al NurArcheoFestival 2021 al Nuraghe Arrubiu di Orroli. Di e con Lorenza Zambon (produzione Casa degli Alfieri), questo spettacolo parla di un giardino amato particolare e delle mille cose che vi accadono. “Parte dall’inizio – scrive Zambon – da una montagnola di terra su cui l’immaginaria casa degli alfieri viene costruita davanti agli occhi degli spettatori come in un gioco mentre intorno nasce  il giardino, strappato alla boscaglia. Questo ora è il prologo. Da qui si riparte, venti anni dopo. Gli umani  sono cresciuti. Il giardino è maturo… ora rivela i suoi segreti più profondi.

E così si parla di un sentiero segnato con i passi, e di altri, selvatici, di bosco e di città, sentieri del desiderio che raccontano storie. Si scoprono minuscoli varchi, punti magici in cui mondi compresenti a incomunicabili si toccano. Si incontrano esseri, si sfiora l’intelligenza delle piante e l’enorme potere dei lombrichi , si superano confini, si percorrono i passi che portano all’intimità con il luogo… Dopo ogni nuova scoperta affiorano nuove domande. Un percorso intimo e anche visionario…”.

Nella storia raccontata da Lorenza Zambon esiste un solo protagonista: la natura. Il giardino diventa il centro di una vita silente, dove le piante sfiorano gli esseri viventi e i passi tracciano un sentiero tra gli alberi, mentre vegetazione e animali vivono indisturbati. Uno spettacolo che viene proposto con semplicità e delicatezza, una sorta di rappresentazione della natura in miniatura.

Il Nurarcheofestival nei comuni del Gal Sole Grano Terra

Il NAF 2021 si dipana, come spiegato da Rita Atzeri, seguendo la pianta e lo sviluppo del villaggio nuragico.  Esce dalle torri dell’impianto centrale e “si allarga verso le capanne e i villaggi anche di altri territori”. Quindi, accanto al carellone principale, che si chiude il 1° agosto, altre ramificazioni, altri eventi. Ecco allora il Nurarcheofestival che arriva a toccare i comuni del Gal Sole Grano Terra.   A Pimentel, il 7 agosto, alle 19, alle Domus de Janas di Corongiu andrà in scena “Sa notti de is Janas”, di Sabrina Barlini, con Isella Orchis e con Marta Gessa, Erica Fadda, Laura Zedda, alla fisarmonica Andrea Puddu.
Ortacesus, l’8 agosto, alle 19 al nuraghe S’Omu de s’Orcu in scena “Il testamento dell’Ortolano”, tratto da un racconto di Antonio Catalano, artista eclettico, poeta della meraviglia e cantore delle piccole cose. Il sapore di una fiaba antica, la storia dell’ortolano Adelmo, ma dai contenuti modernissimi, perché si parla del legame di amore e cura per il pianeta Terra, tema di grande attualità e importanza. La rielaborazione del testo è dello stesso Catalano e di Patrizia Camatel, con Massimo Barbero, regia di Patrizia Camatel (produzione Teatro degli acerbi).

Escalaplano, l’11 agosto, nella Chiesa campestre di San Salvatore, a San Nicolò Gerrei, il 12 agosto, alla Fonte Sacra su Musuleu, sempre alle 19, e ad Armungia, il 14 agosto, alle 20, al nuraghe Armungia andrà in scena “Su connottu”, una pietra miliare del teatro nell’Isola, opera scritta nel 1972 dal poeta, romanziere, drammaturgo nuorese Romano Ruju e portata in scena per oltre 300 recite dalla cooperativa Teatro di Sardegna. Spettacolo tratto da testi di Romano Ruju, Francesco Masala, Gianfranco Mazzoni,  adattamento per voci femminili e regia di Rita Atzeri, con la stessa Atzeri, Maria Grazia Bodio, Isella Orchis, due attrici storiche del Teatro di Sardegna, e Gisella Vacca, accompagnate dal polistrumentista Nicola Agus (produzione Il crogiuolo). Si racconta la vicenda legata a Pasqua Selis Zau, nota Paskedda Zau, popolana nuorese, madre, vedova, di dieci figli, che il 26 aprile del 1868 scatenò la sommossa popolare contro gli effetti della Legge delle Chiudende, che autorizzava la recinzione dei terreni fino ad allora considerati, per tradizione, di proprietà collettiva, introducendo di fatto la proprietà privata.

 

Viaggio nel teatro ragazzi

Il crogiuolo, nell’ambito del NAF 21, dedicherà anche uno spazio al teatro ragazzi, con spettacoli e performance ospitati dalla Biblioteca Comunale di Orroli, sempre alle 17. Una prima alfabetizzazione al teatro che coinvolgerà compagnie del panorama regionale, come  Anfiteatro Sud (che il 21 luglio metterà in scena “Occhio vispo e chiappe strette”) o Fueddu e Gestu (che il 27 luglio proporrà “Disimparada – Contus e giogus de teatru”) e attori come Maria Loi, Monica Zuncheddu, Fausto Siddi, Gisella Vacca. Le altre date previste sono il 19, 23, 25 e 30 luglio.