La pista dell’autodromo di Pontestura (AL), in Piemonte, è in fascia A per rischio alluvionale

Oggi chi amministra non può ignorare gli studi che documentano le dinamiche dei corsi d’acqua e gli effetti che le piene determinano, specialmente nella fase di crisi climatica che stiamo vivendo dove gli elementi più rilevanti sono il rispetto dell’ambiente e l’adattamento al cambiamento climatico.

Salvaguardia dell'Ambiente

Antonello Fiore ( Pres. Naz. Sigea) : “la zona dell’autodromo di
Pontestura si trova in “fascia a”, fascia nelle quale le norme del
PAI vietano interventi di ogni tipo a eccezione del libero deflusso
della piena ordinaria, in base ai vincoli e alle norme di pianificazione
vigenti”.

“La Società Italiana di Geologia Ambientale (Sigea), associazione
riconosciuta dal Ministero della transizione ecologica come associazione
di protezione ambientale, da qualche tempo ha registrato una particolare
attenzione per la pista dell’autodromo di Pontestura (spesso
erroneamente individuata come pista di Morano).

La nostra attenzione è ricaduta sulle notizie e dichiarazioni pubblicate sui media e sui social
media circa “impellente opportunità” di riattivare la pista dell’ex-autodromo di Pontestura.

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Questa proposta, che inaspettatamente proviene da parte degli
amministratori locali che ben dovrebbero conoscere le potenzialità e le
fragilità del territorio dato in affidamento dai cittadini alla loro
gestione, contrasta oltre che con le norme di pianificazione anche con
le risultanze che la comunità tecnico-scientifica ha evidenziato negli
anni sulle dinamiche territoriali, geomorfologiche e idrauliche proprio
dell’area nella quale ricade l’autodromo di Pontestura.

La Sigea, da anni impegnata nell’attività di sensibilizzazione,
informazione, divulgazione della cultura geoambientale attraverso
convegni pubblicazioni e iniziative di dibattito pubblico, anche in
questa circostanza vuole dare un concreto contributo nell’interesse
del bene comune con particolare riferimento alla tutela del benessere e
della vita delle persone”. Lo ha dichiarato Antonello Fiore,
Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale.

“In questa, come in altre circostanze, il dibattito si deve basare sui
dati che la comunità tecnico-scientifica ha prodotto – ha proseguito
Fiore – e la stessa comunità deve mettere da subito a disposizione
tutti i dati in suo possesso al fine di dirimere dubbi e indirizzare al
meglio le valutazioni e le scelte politiche.

Negli ultimi 27 anni il territorio di Pontestura e Morano Po è stato
interessato da due disastrose alluvioni (ricordiamo 1994 e 2000);
durante queste due alluvioni, purtroppo dimenticate da molti, fu
tristemente gravoso battere palmo a palmo il territorio costatando i
danni e i livelli raggiunti dalla piena del Po. Nella zona in esame
furono registrati ben oltre tre metri di battente idrico ad alta
energia. La ricostruzione cartografica e foto interpretativa degli
effetti della piena, con trasporto solido, distruzione, inquinamento
delle acque superficiali e del suolo, inclusi rifiuti amiantiferi
trasportati dal Po, fu di grande impegno e le analisi e gli studi furono
allegati ai Piani Regolatori dei comuni in esame. Sono trascorsi 20 anni
dall’ultima alluvione e sembra che tutto sia svanito dalla memoria,
sembra che la memoria sia una memoria a brevissimo termine tanto da non
ricordare neanche i segnali minori registrati nel 2016.

Per meglio rendere le nostre constatazioni riportiamo uno stralcio del
Piano di Assetto Idrogeologico vigente dal quale si evince che la zona
dell’autodromo di Pontestura si trova in “fascia a”, fascia nelle
quale le norme del PAI vietano interventi di ogni tipo a eccezione del
libero deflusso della piena ordinaria, in base ai vincoli e alle norme
di pianificazione vigenti (che qualcuno ha definito “leggi
medioevali”).

La Direttiva Alluvioni, nell’allegata Carta del Rischio, associa a
queste aree il colore rosso per una più efficace percezione del
pericolo. Gli errori urbanistici del passato che hanno causato vittime e
danni economici, mettendo in difficoltà anche il sistema produttivo,
dovrebbero aiutare gli amministratori di oggi a sviluppare proposte di
sviluppo territoriale compatibile con i pericoli naturali.

Oggi chi amministra non può ignorare gli studi che documentano le
dinamiche dei corsi d’acqua e gli effetti che le piene determinano,
specialmente nella fase di crisi climatica che stiamo vivendo dove gli
elementi più rilevanti sono il rispetto dell’ambiente e
l’adattamento al cambiamento climatico.

In ultima analisi si ricorda che la Regione Piemonte già nel 1997 con
la Giunta Ghigo, nell’ambito della pianificazione ambientale, ha
incluso il fiume Po nella Rete Natura 2000. L’area dell’ex-autodromo
di Pontestura rientra fra le Zona di protezione speciale (Zps), cosa che
nel tempo ha dato al Monferrato un grande valore aggiunto paesaggistico
ambientale”.