Israele: scontri violenti e razzi su Gerusalemme e Gaza

Non si placano le violenze per strada e il lancio di razzi tra Israele e la Striscia di Gaza, 24 i morti e la situazione sta degenerando.

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Continuano i bombardamenti tra Israele e Gaza, ad oggi sono stati lanciati oltre 200 razzi dalla Striscia verso lo stato ebraico, e sono stati diversi i bombardamenti di risposta dell’esercito israeliano su Gaza.

Lo scontro è in corso da lunedì pomeriggio a causa delle tensioni nate per uno sfratto di cittadini palestinesi da Gerusalemme Est. 

L’esercito israeliano ha bombardato la Striscia di Gaza in risposta al lancio di razzi su Gerusalemme da parte di Hamas, gruppo terroristico palestinese che controlla il territorio. 

Secondo il ministro della Salute palestinese, sarebbero rimasti uccisi ventiquattro palestinesi, di cui nove bambini, mentre Israele conferma solamente la morte di tre membri di Hamas.

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Gerusalemme è uscita indenne dagli attacchi, bloccati dal sistema missilistico difensivo israeliano Iron Dome, ma l’attacco rimane grave dal punto di vista simbolico.

Lunedì, poche ore dopo Hamas, anche il Jihad Islamico, l’emergente gruppo terrorista della Striscia, ha lanciato decine di razzi contro la città israeliana di Ashkelon, vicino Tel Aviv, in cui sono rimaste ferite 30 persone, una delle quali in condizioni serie.

Lo scontro è tra i peggiori dai tempi dell’ultima intifada tra i gruppi armati palestinesi e Israele, nel 2014.

Si prevede un peggioramento della situazione nei prossimi giorni quando nella capitale si svolgerà la marcia israeliana nazionalista che celebra ,passando anche nei quartieri musulmani, la conquista di Israele della parte est di Gerusalemme del 1967. Quest’ultima doveva tenersi lunedì ma è stata rimandata a causa delle violenze.

Le prossime 24 ore sembrano essere decisive per capire se sia l’alba di una nuova guerra.

 

LO SFRATTO AI PALESTINESI

Tutto è cominciato con il tentativo di sfrattare tre famiglie palestinesi dalle loro case nel quartiere di Sheikh Jarrah di Gerusalemme Est, considerata territorio occupato dalle Nazioni Unite ma annessa da Israele dopo la guerra del 1967, dove vivono 250mila palestinesi.

La popolazione del quartiere è per la maggior parte palestinese ma il sito è considerato sacro anche dagli ebrei per la presenza della tomba di Simeone il Giusto.

Per questo è arrivata la richiesta di sfratto da parte di un gruppo israeliano che ha chiesto indietro, per vie legali, le case occupate dagli ebrei prima del 1948, cioè prima che i palestinesi si trasferissero nel quartiere dopo essere stati espulsi da Gerusalemme Ovest.

Lunedì, giorno in cui si attendeva la sentenza del Tribunale, sono iniziati gli scontri tra polizia israeliana e palestinesi sulla Spianata delle Moschee.

La polizia israeliana ha lanciato granate stordenti contro i palestinesi all’interno della moschea di al Aqsa, luogo sacro dell’Islam dove si svolgeva il Ramadan.

I palestinesi avrebbero risposto con lanci di pietre e fuochi d’artificio che hanno poi causato un grosso incendio nel complesso della moschea.

Secondo la Croce Rossa sono rimasti feriti circa 700 palestinesi.

La decisione della Corte Suprema Israeliana riguardo lo sfratto sarebbe dovuta arrivare il 10 maggio, ma anche questa è stata rimandata a causa delle violenze degli ultimi giorni.

 

LE INCOGNITE SUL FUTURO

Nelle prossime 24 ore potrebbe prende piede l’idea di una ennesima guerra tra Israele e Palestina, ma nessuna delle due è nelle migliori condizioni per affrontarla.

Israele ha tenuto ben quattro elezioni politiche negli ultimi due anni e se ne prevede una quinta dopo l’ennesimo fallimento di esprimere una maggioranza stabile da parte di Netanyahu. Fra tre settimane poi si tornerà a votare per le elezioni presidenziali.

In Palestina invece le elezioni non si svolgono dal 2005 e il 29 aprile lo stesso presidente palestinese Abu Mazen le ha nuovamente rimandate, cosa che ha messo in difficoltà i due gruppi politico-terroristici Hamas e il Jihad Islamico che si aspettavano di sfondare alle urne.

 

Gloria Cadeddu