Covid e clima, combinazione pericolosa per chi lavora nell’acquacoltura

I risultati dello studio “The Synergistic Impacts of Anthropogenic Stressors and Covid 19 on Aquaculture: A Current Global Perspective” coordinato dal professor Gianluca Sarà e dal team di giovani ricercatori del Laboratorio di Ecologia del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare (DISTEM) dell’Università degli Studi di Palermo, in collaborazione con i ricercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn Napoli (Sicily Marine Centre, M. Cristina Mangano e Giacomo Milisenda) sono stati recentemente pubblicati sulla rivista “Reviews in Fisheries Sciences & Aquaculture”

“La ricerca – spiega il professor Gianluca Sarà – ha incrociato dati di percezione di perdita economica riconducibile sia alle misure di restrizione Covid-19 vissute dall’inizio della pandemia che ai fenomeni di cambiamento ambientale registrati nell’ultimo decennio dagli stakeholder operanti nel settore dell’acquacoltura. Una ricerca condotta su scala globale, grazie al supporto di 53 ricercatori provenienti da 26 paesi, che per la prima volta hanno analizzato la percezione degli acquacoltori per fornire una visione integrata dell’attività con l’ambiente in cui è inserita, con cui interagisce e da cui dipende anche in momenti di shock.

‘Quali driver ambientali agenti sulle attività di acquacoltura hanno arrecato una perdita economica maggiore di quella riconducibile allo shock da pandemia COVID-19 negli ultimi 10 anni?’ è la domanda principale che è stata tradotta in 14 lingue ed inserita in un questionario, in seguito al giudizio positivo dal Comitato Etico dell’Ateneo, che si ringrazia per il tempestivo supporto nella scorsa primavera di lockdown”.

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“Il questionario – continua – ha raggiunto gli allevatori di 45 paesi e ha messo in luce come la perdita economica dovuta a driver ambientali sia di tipo climatico che generati dall’azione diretta dell’uomo sugli ecosistemi (ondate di calore; ipossia/anossia; alghe tossiche; inquinamento; mareggiate; malattie da batteri, virus e parassiti; salinità; inondazioni ed eutrofizzazione) e quella ascrivibile al COVID-19 agiscono su livelli differenti della catena di approvvigionamento. Perdite economiche riconducibili ai driver ambientali possono variare per tipologia di sistema di acquacoltura e di driver. L’acquacoltura multi-trofica integrata (IMTA) ha riportato perdite minori confermandosi una soluzione che garantisce resilienza ecosistemica e socio-economica poiché è in grado di fornire una più ampia varietà di prodotti soprattutto in momenti di crisi come quelli della pandemia”.

“Questi risultati – conclude il professor Sarà – forniscono dati cruciali per informare le priorità politiche di gestione europee come il Green Deal, il piano di Recovery Fund e gli obiettivi del Cluster 6 (Cibo, Bioeconomia, Risorse Naturali, Agricoltura ed Ambiente) di Horizon Europe 2021-2027. Tali politiche avranno bisogno di dati integrati provenienti da un approccio di tipo olistico che non tenga conto solo dell’effetto dello shock socio-economico, ma anche del contesto ecologico in cui le attività umane sono inserite”.
(ITALPRESS).