Oristano: mozione per salvare l’ospedale San Martino

Foto A. Solinas m5s

Mozione delle opposizioni in Consiglio regionale per salvare il San Martino di Oristano.

Alessandro Solinas (M5S): “Regione e Ats si attivino per potenziare la struttura”

Le numerose criticità che affliggono l’ospedale San Martino di Oristano, denunciate due settimane fa dal sindacato Cimo, sono state raccolte in una mozione promossa dal consigliere regionale del m5s Alessandro Solinas e sostenuta da tutte le forze di opposizione e in un’interrogazione presentata dal Gruppo Liberi e Uguali.

Atti portati all’attenzione del Consiglio regionale e che puntano a scongiurare la chiusura della struttura sanitaria più importante dell’Oristanese.

“Attraverso questa mozione – spiega Alessandro Solinas – sono state portate all’attenzione della Giunta le molteplici disfunzioni e i gravi disservizi che interessano quasi tutti i reparti dell’Ospedale San Martino di Oristano, dovuti alla cronica carenza di personale sanitario, per ottenere un intervento urgente della Regione e dell’ATS che metta la struttura nelle condizioni di poter garantire tutte le prestazioni previste dal Documento di Ridefinizione della rete ospedaliera della Regione autonoma della Sardegna del 2017, che inquadra l’ospedale tra i presidi ospedalieri di I livello, e restituire, in tal modo, allo stesso la dignità e l’importanza giustamente reclamata a gran voce dai cittadini oristanesi”.

Così il consigliere pentastellato introduce il lungo elenco di problematiche e ricorda: “Ormai da anni in quasi tutti reparti i medici che vanno in pensione o che vengono trasferiti non vengono sostituiti, pertanto la situazione si è aggravata fortemente, come denunciato dal sindacato Cimo in un voluminoso dossier in cui si teme addirittura per la sopravvivenza del nosocomio”.

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In particolare, nella mozione, tra i tanti punti presi in esame, si fa riferimento alla Struttura complessa di Medicina, “in cui – ricorda Solinas – a fronte dei diciotto medici previsti, ne sono presenti soltanto dodici, alcuni tra l’altro esentati dai turni notturni. I posti letto del reparto da 58 sono stati ridotti a 40 e di recente il reparto è diventato persino focolaio Covid intraospedaliero”.

“La situazione attuale è gravissima e ingestibile – conclude l’esponente pentastellato – perché, ormai da mesi, il turno di notte è assicurato da un solo medico e quattro infermieri, con un carico di lavoro e di responsabilità disumano. Se questo ospedale, nell’indifferenza generale garantisce gran parte delle cure, come ribadito dal Cimo, è solo ed esclusivamente grazie ai pochi operatori sanitari rimasti che ogni giorno fanno fronte a carichi di lavoro e responsabilità non richieste, rinunciando spesso a ferie, permessi e straordinari. Non possiamo accettare che questa diventi la normalità. Occorre che la Regione e l’Ats si attivino una volta per tutte per restituire agli oristanesi il diritto alla salute e ai lavoratori condizioni di lavoro accettabili”.