Gli ex sindaci scrivono al Presidente Draghi

Gli ex Sindaci scrivono al Presidente Draghi

Gli ex sindaci scrivono al Presidente DraghiSignor Presidente,
gli ex Sindaci firmatari di questa lettera sono i primi a essere consapevoli dello sforzo che le istituzioni ad ogni livello stanno facendo per affrontare la più grave crisi sanitaria, economia e sociale che ci sia stata in Italia dal secondo dopoguerra. In particolare, la nostra solidarietà va ai Sindaci delle città (metropolitane, medie, piccole e piccolissime) che ogni singolo giorno sono chiamati in prima persona a rispondere alle esigenze sempre più complesse dei loro concittadini.

A un anno dall’inizio della pandemia, siamo tuttavia alla vigilia di un evento storico. L’Unione Europea ha finalmente adottato una linea di ripresa per tutti i Paesi membri fatta di indirizzi condivisi e di risorse per investimenti paragonabili solo a quelle del cosiddetto “Piano Marshall”. Il Governo italiano sta elaborando, in coerenza con il Recovery Plan e il Next Generation EU, un suo proprio documento programmatico (PNRR) per dare applicazione coerente agli indirizzi europei. Siamo certi dell’impegno di tutte le istituzioni nel non perdere l’occasione di rilanciare e riformare il Paese in una logica di innovazione, di sostenibilità (ambientale, sociale ed economica) e di riduzione delle diseguaglianze.

Ci rivolgiamo a Lei, Signor Presidente, per esprimerLe un timore, che, per la nostra esperienza temiamo sia ancora attuale. Il timore è che la filiera della “Governance istituzio-nale” italiana non sia all’altezza della condivisione e coesione richieste per una scrittura e un’applicazione coerente ed efficace del PNRR. Troppe volte abbiamo visto negli ultimi anni, anche quando eravamo protagonisti della vita pubblica delle nostre città, i Comuni che non si confrontano fra loro, le Regioni che non dialogano con le Città Metropolitane e che ad ogni occasione (spesso fittizia) si distinguono dalle indicazioni del Governo Nazionale. Per non dire dei piccoli Comuni abbandonati a se stessi (senza risorse né tecniche, né eco-nomiche) per la cancellazione, colpevole, di un Ente di Area Vasta.

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A noi non piace, Signor Presidente, parlare in astratto della seppur necessaria riforma della Pubblica Amministrazione, tantomeno accettare l’idea che in Italia vi sia ovunque inefficienza e incompetenza perché sappiamo che non è così, sia nel settore pubblico che in quello privato, anzi. Il problema è che quelle competenze vengono spesso inutilizzate e se-parate fra loro da norme di legge e abitudini culturali desuete, che antepongono il rispetto di se stesse, il controllo, il diritto di veto, la logica della sospensiva, all’efficacia dell’azione e alla sua verifica. Proprio per questo pensiamo che l’applicazione del PNRR sia l’occasione non perdibile per rendere più efficiente la governance amministrativo-istituzionale del Pae-se: da Roma fino a tutte le città, i paesi, i territori che, con le persone che li abitano, devono diventare i veri protagonisti della ripresa e della resilienza. Chi altrimenti?

La pandemia ha accentuato contraddizioni e discriminazioni più antiche: una crescente diseguaglianza sociale ed economica, una disoccupazione giovanile e femminile che ci priva delle migliori risorse e competenze, una troppo scarsa integrazione e omogeneità delle condizioni di benessere tra i territori, un mondo dei servizi pubblici essenziali arretrato e non omogeneo (basti pensare ai 20 diversi sistemi sanitari italiani), la mancanza di molte infrastrutture fisiche e digitali indispensabili alla coesione territoriale e sociale. A queste ca-renze ormai croniche la pandemia ha aggiunto il nuovo bisogno dei cittadini, divenuto sem-pre più urgente per anziani, donne, bambini, di avere servizi efficienti di prossimità.

A tutto ciò il PNRR dovrà saper rispondere ripensando il sistema delle città e dei territori, se non lo si vuole ridurre all’ennesimo aiuto distribuito erga omnes (sui soggetti piuttosto che sui progetti), peraltro in netto contrasto con le scelte europee. Il PNRR seguirà una logica di sussidiarietà, progettando soluzioni il più vicino possibile a dove i bisogni si manifestano o una logica di direttive nazionali forti e uguali per tutti?

Noi pensiamo che sia indispensabile applicare il principio della “Sussidiarietà verticale” (come da Trattato della Comunità europea) e che le politiche nazionali saranno tanto più forti ed efficaci quanto più potranno articolarsi, declinarsi, adattarsi alle tante diverse realtà territoriali italiane. Realtà che compongono ormai un quadro molto variegato di difficoltà e potenzialità diffuse ovunque, facendoci superare, come molti studiosi sostengono, la storica netta separazione tra Nord e Sud, rispetto a una realtà composta di “tanti Nord e tanti Sud” presenti ovunque sul territorio nazionale.

Su questi temi abbiamo aperto un confronto con valenti ed esperti giuristi italiani e ne è emersa una “proposta” che viene illustrata in dettaglio nel documento che qui possiamo sintetizzare come segue.

I territori italiani saranno o non saranno i veri protagonisti di una ripresa sostenibile del Paese. Perché lo siano è necessario che i loro rappresentanti partecipino da subito alla elaborazione e definizione del PNRR, altrimenti si produrrà una distonia dannosa alla sua efficace applicazione. Nello stesso tempo, è difficile e sbagliato pensare che, senza una Cabina di Regia unica e nazionale si possa garantire la necessaria coerenza realizzativa delle linee guida europee e delle priorità italiane.

La coniugazione tra coerenza e articolazione, tra responsabilità e partecipazione, dovrebbe essere il valore aggiunto del PNRR nei prossimi mesi. Questa “partecipazione” deve coinvolgere le Regioni ma non può limitarsi al solo confronto con le Regioni, che spesso hanno rappresentato un diaframma anziché un agente facilitatore della filiera istituzionale.

Non immaginiamo che debba essere ulteriormente moltiplicata l’esperienza, non sempre positiva, della figura del “Commissario straordinario” con pieni poteri, né nazionale né territoriale. Al contrario, noi riteniamo che nella presentazione dei progetti sia necessario e doveroso (anche costituzionalmente) responsabilizzare i Sindaci che sono di fatto i portavoce dei bisogni delle loro comunità e i registi delle risposte che vengono fornite dall’amministrazione pubblica ai cittadini.

In una parola, Signor Presidente, noi pensiamo che possa essere utilmente replicato ed esteso un modello simile a quello applicato a Genova nella vicenda della ricostruzione del Ponte Morandi. Quel modello prevede che i Sindaci e le “Conferenze di servizio” siano i responsabili dei progetti da realizzare, che non possano intervenire sospensive mentre i lavori sono in corso, che vi sia una certificazione pubblica e trasparente della coerenza tra il progetto approvato e la sua realizzazione.

Siamo consapevoli dei rischi di infiltrazione malavitosa che la sussidiarietà può comportare, non solo nel Mezzogiorno. Ma senza questo allentamento del controllo ex ante, bilanciato da maggiori responsabilità penali ex post, riteniamo sia impossibile, fuori dal settore delle grandi opere pubbliche nazionali, estendere ai territori l’innovazione dei servizi, la transizione ecologica e la crescita economica sostenibile che l’Europa ci chiede.

La ringraziamo davvero, Signor Presidente, per l’attenzione che ci ha riservato e le auguriamo, nel pieno rispetto e apprezzamento del ruolo che ha svolto e che sta svolgendo, un buon lavoro.

Firmato
Giuliano Pisapia (Milano)
Nicola Sanna (Sassari)
Sergio Cofferati (Bologna)
Enzo Bianco (Catania)
Mario Bruno (Alghero)
Marco Alessandrini (Pescara)
Gianfranco Burchiellaro (Mantova)
Enrico Campedelli (Carpi)
Valentino Castellani (Torino)
Monica Chittò (Sesto San Giovanni)
Massimo Cialente (L’Aquila)
Paolo Corsini (Brescia)
Sergio Daniel (Varedo)
Simeone Di Cagno Abbrescia (Bari)
Antonella Ferrario (Ceriano Laghetto)
Lillo Firetto (Agrigento)
Daniela Gasparini (Cinisello Balsamo)
Oriano Giovanelli (Pesaro)
Marco Mairaghi (Pontassieve)
Giuseppe Manni (Bresso)
Vidmer Mercatali (Ravenna)
Carlo Novarino (Moncalieri)
Paolo Perazzoli (San Benedetto del Tronto)
Massimo Pironi (Riccione)
Claudio Pistoni (Sassuolo e Fiorano)
Roberto Poli (Casalfiumanese)
Francesco Prina (Corbetta)
Maurizio Roi (Lugo)
Gaetano Sateriale (Ferrara)
Roberto Scanagatti (Monza)
Luigi Spagnolli (Bolzano)
Fabio Sturani (Ancona)
Tiziano Tagliani (Ferrara)
Elena Torri (Lizzano in Belvedere)
Walter Vitali (Bologna)
Paolo Zanotto (Verona)