Bureau Veritas: ecco la prima criptovaluta “ambientalista”

Bureau Veritas manager

Bureau Veritas Italia valida la prima criptovaluta “ambientalista” con Vectorium.

Dopo le critiche di Bill Gates un caso virtuoso di utilizzo pressoché esclusivo di energia da fonti rinnovabili per alimentare le transazioni.

I mega computer necessari per il funzionamento delle principali criptovalute, consumano tanta energia quanta un intero stato nazionale e oltre il 60% di questa energia necessaria per alimentare il cosiddetti “mining” delle piattaforme (e la principale da sola consuma oltre 120 terawattora all’anno) proviene da energie fossili. Una singola transazione – secondo Digiconomist – con bitcoin utilizza circa 707,6 kilowattora di energia elettrica, equivalente al consumo di una famiglia americana media in 24 giorni.

Dati che hanno spinto in queste ore Bill Gates a scendere in campo definendosi scettico sul futuro dei bitcoins e definendo il loro utilizzo “non una grande cosa per il clima”.

Una risposta indiretta alle perplessità ambientaliste crescenti riguardo alla criptovaluta è arrivata in queste ore da una piattaforma bitcoin, la Vectorium e da Bureau Veritas Italia che è stato il primo a validarla in quanto unica piattaforma di criptovaluta che utilizza energia solo proveniente da fonti rinnovabili.

Vectorium, è una piattaforma decentralizzata che si basa su blockchain utilizzando in massima parte energia preveniente da fonte rinnovabile e a garantirlo è Bureau Veritas Italia che verifica la provenienza dell’energia necessaria per minare la criptovaluta Vectorium, a fronte dei principi della norma ISO 14021 sulle asserzioni ambientali.

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In relazione alla criptovaluta Vectorium, già scambiabile su diverse piattaforme, Bureau Veritas verifica che essa sia “minata”, (ovvero fatta oggetto di una nuova chiave di ricerca della crittografia) solo facendo uso di energia proveniente da fonti rinnovabili. Un’eccezione, e il primo caso a livello mondiale, che, per oggi, conferma la regola ma che potrebbe generare un importante precedente spingendo anche altre piattaforme a ridurre considerevolmente l’impatto ambientale di questo sistema di transazione finanziaria criptata.

Come sottolineato recentemente da Bill Gates in una intervista al New York Times, “Il bitcoin utilizza più elettricità per singola transazione rispetto a qualsiasi altro metodo di pagamento noto all’umanità”; quasi in contemporanea Alex de Vries, data scientist della Banca centrale olandese, ha reso noti i risultati di una ricerca che stima come ogni transazione in bitcoin richieda in media 300 kg di anidride carbonica (CO2): un impatto equivalente a quello di 750mila pagamenti con carta di credito.

A complicare le cose contribuisce il fatto che le reti mining sono in gran parte basate in Cina, paese che ricava gran parte dell’energia da combustibili fossili come il carbone e che ha visto il suo consumo energetico crescere di 10 volte dal 2017 a oggi.

Il mining inoltre genera la stessa quantità di rifiuti elettronici di paesi come il Lussemburgo, dato che le attrezzature diventano in genere obsolete ogni 18 mesi circa.