Archeoclub Italia: ripartire dai nostri borghi sconosciuti

Archeoclub d’Italia è ovunque
Archeoclub: ripensare gli spazi in ottica recovery fund

L’Italia riparta dai nostri borghi sconosciuti che sono una grande risorsa archeologica ambientale.

Rosario Santanastasio, Presidente Nazionale dell’Archeoclub d’Italia:

“L’Italia riparta dal recupero dei paesini fantasma! Campomaggiore, in Basilicata abbandonato dal 1885, Craco vecchia stupenda del 1154, Pentedattilo ma anche Roscigno il paese che si sposta e che si trova in Campania. Ed ancora Pietravairano con il suo teatro ritrovato sovrastato dall’antico Tempio in un contesto panoramico mozzafiato!

Sono tanti in Italia i paesi, abbandonati, luoghi sconosciuti, da far rivivere e recuperare.

Sono luoghi di storia e di natura, un passato da studiare attraverso metodi e tecniche geo archeologiche, per offrire nuove occasioni per il prossimo futuro. La Geo – Archeologia come occasione di tutela, recupero e valorizzazione dei borghi abbandonati”.

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Ricostruito il paesaggio costiero della Puglia a partire dal Secondo Millennio a.C.

Greco (geo – archeologo) : “Mozia città punica, meta imperdibile, esempio unico, intatto, di una città punica, antica colonia fondata nell’VIII sec. a.C. su una delle quattro isole della laguna dello Stagnone, Il suo isolotto oggi, come allora, conserva l’immutato fascino della Cartagine siciliana. Nel museo dell’Isola si conserva la bellissima statua maschile panneggiata, in marmo, risalente al V secolo a.C. e conosciuta come il Giovane o Il giovinetto di Mozia. Alba Fucens città romana non distante dalla Capitale, tutta da scoprire con le sue singolarità archeologiche e paesaggistiche, Egnazia, in Puglia, sull’Adriatico, insediamento urbano risalente al XV secolo a.C., importante stazione marittima dell’Adriatico, Sepino in Molise, villaggio sannitico e poi città romana, inserito nel circuito dei Borghi più Belli d’Italia. Santa Maria de’ Tridetti capolavoro di arte romanica immerso in un paesaggio mozzafiato, con una chiesa straordinaria che nasce su un Santuario dedicato a Poseidone”.

Con Archeoclub d’Italia per conoscere l’Italia anche attraverso la Geo – Archeologia!

WeBinar sulla Geo-Archeologia

Facebook al link la pagina di Archeoclub d’Italia dove c’è il video del WeBinar trasmesso sulla geo – archeologia – dal minuto 40 le foto ed i video di tutti i siti e borghi fantasma ed anche il grafico della ricostruzione della costa pugliese.

Aggiunge Santanastasio: “L’Italia potrebbe partire da una nuova disciplina: la Geo-Archeologia, sviluppando studi sul recupero dei borghi abbandonati. Abbiamo una serie meravigliosa di centri storici abbandonati.

Ad esempio: Campomaggiore, in Basilicata, dove l’abitato è stato colpito da una frana, al suo interno abbiamo il Palazzo Baronale, la Chiesa dedicata alla Madonna del Carmelo, Piazza dei Voti.  Il paesino è disabitato dal 1885 a causa di una grande frana. Poi c’è ad esempio, Craco vecchia stupenda, in Basilicata che, ha tutto il fascino dei paesi abbandonati. In località Sant’Angelo, ad esempio sono state trovate tombe risalenti all’VIII secolo a.C. mentre il borgo antico risale tra il 1154 e il 1168. Vicoli, case, monumenti di allora, tutto come venne lasciato dagli abitanti nel 1963 a causa di una frana. In Calabria c’è Pentedattilo sul Monte Calvario in Calabria, che grazie ad un interessante progetto sta diventando borgo turistico. C’è ancora Roscigno vecchia in Campania, nel salernitano dove è possibile entrare in un paese dell’800. Roscigno è il borgo che si sposta in quanto gli abitanti erano costretti a trasferirsi di continuo a causa di frane, portando dietro le pietre con le quali ricostruire il paese. A Pietravairano in provincia di Caserta, c’è un teatro Sannita con Tempio in un panorama mozzafiato con contesto ambientale e storico da approfondire e lo si potrebbe fare con la geo – archeologia.  Questa Italia potrebbe, grazie alla Geo – Archeologia, sviluppare un turismo sostenibile senza precedenti”.

 

Le grandi opportunità per l’Italia: Mozia, l’unica città cartaginese intatta, Olevano sul Tusciano nel salernitano con una Grotta al cui interno ci sono 7 chiese:

“A Mozia davanti Trapani, la Cartagine siciliana. Il nostro è l’unico Paese al mondo dove si possa studiare una città cartaginese. Questa è l’unica città rimasta immutata nel tempo. Il suo isolotto oggi è come era allora.

Luoghi particolarissimi d’Italia, incrocio di storia, ambiente, archeologia, un unicum sotto il profilo geo – archeologico che possono integrare ed incrementare l’offerta turistica, sviluppare forme originali di green econonomy.

Esempi notevoli e straordinari come Olevano sul Tusciano un paese tra i monti Picentini in provincia di Salerno con un territorio ricco di ritrovamenti archeologici – ha dichiarato Antonino Greco, geo – archeologo  –  che attestano una antica colonizzazione etrusca, integrata dai contatti commerciali con le vicine popolazioni italiche degli Osci e con le comunità greche dell’antica Posidonia, poi con i romani.

Notevole il castello longobardo e la Grotta di San Michele Arcangelo, un complesso religioso del IX-X secolo, con ben 7 chiese all’interno di una cavità naturale sul Monte Rainone, luogo di pellegrinaggio e di passaggio dei crociati. La ricerca e lo studio geo – archeologico rappresentano per questi luoghi una occasione straordinaria di documentazione e di conoscenze sorprendenti così come possono emergere situazioni altrettanto interessanti in territori poco noti della nostra Penisola come il territorio del Borgo ritrovato di Pentidattilo in Calabria con la sua irripetibile configurazione geomorfologica, i miti e le legende di una storia antica, che appassionano studiosi, turisti, ricercatori.

Ma c’è tanto da riscoprire anche lungo la costa Adriatica e lungo le spiagge o le falesie della Terra di Puglia. Antichi approdi costieri come Egnazia, risalente al 15 secolo a.C., insediamenti palafitticoli come quelli degli Scogli Apani (Torre Guaceto) o di Salapia vetus (Salpi-Trinitapoli), la Città che Visse tre volte, importantissimo centro lagunare ed antichissimo approdo commerciale. Uno straordinario giacimento geo – ambientale ed archeologico che si presta, come, ad un enorme sviluppo di attività conoscitive toccando territori emersi e fasce costiere sommerse. Oggi purtroppo questo sito è studiato molto dalle Università straniere e poco da quelle italiane.

C’è Roca Vecchia e nel Molise la città romana di Sepino.

“Senza allontanarci dalla costa pugliese troviamo ancora nel Salento Roca Vecchia, un sicuro efficiente e frequentatissimo antico approdo Adriatico, citato da Virgilio nel libro terzo dell’Eneide. Si tratta di uno dei siti più importanti di tutto il Mediterraneo, sul quale sono in corso numerosi studi.  Specularmente sullo Jonio troviamo le grandi colonie della Magna Grecia con Sibari testimonianza di una stratificazione archeologica millenaria che registra nell’articolarsi degli strati profondi le innumerevoli vicende della città e del territorio, il suo sviluppo e la sua decadenza, il susseguirsi degli eventi climatici, glacio eustatici ed idrogeologici, l’affermarsi di almeno tre diverse civiltà. Una stratificazione geologica ed archeologica che pur al momento approfondita fino addirittura a ben 15 metri di profondità – ha continuato Greco – non ha esaurito le innumerevoli sorprese in ordine ai rinvenimenti archeologici ed alle informazioni geologiche, palinologiche e di ricostruzione dei contesti ambientali del passato. Un cenno anche ad una sito noto del Molise Sepino a cavallo con una Regione Felice come la Campania. I resti pietrificati della città romana di Sepino, inseriti nel circuito dei Borghi più Belli d’Italia rappresentano una delle più belle realtà archeologiche e naturalistiche delle nostre regioni interne appenniniche.

Sepino è un luogo luogo immerso nella storia, pieno di fascino, uno spazio immenso per sognare ma anche una palestra inesauribile di studio non solo degli aspetti archeologici ma anche di quelli ambientali. Infine uno sguardo alla Calabria ignota con ciò che resta della Chiesa medievale di Santa Maria de’ Tridetti capolavoro di arte romanica, una chiesa che nasce su un Santuario pagano dedicato a Poseidone. Quale migliore occasione per riprendere le attività di ricerca e di studio per questo sito e per l’intera Regione.

La geoarcheologia dunque come campo d’indagine, inesauribile contenitore di studio e di conoscenza, disciplina scientifica e metodo di ricerca, un approccio nuovo ed originale finalizzato alla conoscenza integrata e multidisciplinare del passato.

Tanti esempi di un connubio indissolubile tra territorio, ambiente, paesaggio, archeologia.  Esempi in cui si applicano le metodologie più recenti di studio geoarcheologico, che grazie alla Geo – Archeologia rivivono e si riscoprono di nuovo interesse culturale. E’ sempre la Geo archeologia che ci fa riscoprire la storia e le vicende dei tanti centri costieri pugliesi che contribuisce a ricostruire il “panorama” archeologico della costa apula già a partire dal Secondo Millennio a.C.. Con la Geo – Archeologia si ottengono risultati sorprendenti nella conoscenza del passato, che ci fanno riscoprire l’ampio ventaglio di interesse di luoghi immersi nella storia ma segnati anche dal fascino del paesaggio, dall’immensa ricchezza ambientale dei nostri territori”.

Un’Italia che spazia dalle cinte murarie megalitiche nel Lazio ed in Campania, ai luoghi preistorici.

C’è però anche Alba Fucens città romana non distante dalla Capitale, tutta da scoprire! Una città che possiede specificità uniche per quanto riguarda le costruzioni romane. Venosa, in Basilicata, invece ha studiosi da tutto il mondo per la località archeologica di Notarchirico.

Un’Italia tutta ancora da “riscoprire” con la geoarcheologia, ambienti e territori, borghi ed aree archeologiche, realtà vecchie e nuove dell’immenso patrimonio culturale del Paese, un panorama   che spazia dalle cinte murarie megalitiche nel Lazio, della Campania, della Puglia ai grandi luoghi dimenticati, da conoscere ed esplorare, come Notarchirico di Venosa, in Basilicata, o la località Pineta di Isernia, prestigiosi siti preistorici di oltre 700.000 anni fa, posti all’intorno di aree lacustri continentali,  che studiosi di tutto il mondo vengono a visitare e studiare. A Venosa durante la fase calda tropicale interglaciale del Pleistocene medio si sviluppa una fauna di tipo tropicale ad elefanti, ippopotami e rinoceronti con la contemporanea presenza dell’uomo preistorico, attorno ad un lago formatosi a seguito delle eruzioni del Vulture. Il contesto ambientale, la fauna, l’uomo preistorico che li cacciava, gli effetti del vulcanismo quaternario e le relative trasformazioni geomorfologiche del territorio rappresentano un unicum nel panorama dell’archeologia preistorica italiana.

Ma il territorio di Venosa racchiude altre ricchezze archeologiche e storico monumentali uno scrigno di tesori geoarcheologici, una condizione particolare che attrae studiosi da tutto il mondo. La Basilicata – ha continuato Greco – presenta dunque tante occasioni di studio: dalla viabilità antica, al paesaggio, dall’archeologia alla paleoecologia.

Non meno interessanti i manufatti di civiltà arcaiche, ancora sconosciute, dalle tecniche costruttive non ancora ben note, segni indecifrabili di storia ed archeologia di popoli migranti di incerta origine e provenienza. Costruzioni enigmatiche che marcano i territori ed i borghi delle regioni centro meridionali con grandi “mura Megalitiche” come ad esempio quelle di Segni, cinta fortificata di oltre 3 Km non distante da Roma, strutture litiche che tracciano i contorni di antichi villaggi immersi nelle campagna laziale, costruzioni ciclopiche disseminate tra Puglia, Campania e Molise.  La civiltà megalitica è anche la sorpresa geo archeologica dei nostri territori come quella del grande Megalite di Gela che viene usato come calendario solare o quello correlato a riti di fecondità come la sacra pietra forata, “Men-ân-Tol”, di Calimera”.

 

Ricostruito il paesaggio costiero della Puglia a partire dal Secondo Millennio a.C.

“Un invito dunque a seguire e approfondire lo studio geo archeologico, attraverso l’applicazione e l’adozione di metodi e procedure multidisciplinari adottati dalla Geo – Archeologia come per i recenti studi finalizzati a ricostruire parte del paesaggio costiero della Puglia a partire dal Secondo Millennio a.C.

Due esempi di recenti studi geoarcheologici rivelano le condizioni geo ambientali e territoriali del lontano passato “coloniale“della nostra Regione. La ricostruzione paleoambientale dei villaggi costieri protostorici – ha concluso Greco –  evidenzia anche le dinamiche insediative nel Salento dall’inizio della media età del bronzo almeno fino alla tarda età del ferro. Sia sul versante ionico che adriatico è possibile mappare i contesti geoarcheologici, determinare le strategie di occupazione e di controllo del territorio, le rotte di attraversamento del Mediterraneo dall’Egeo ai mari Italici.

Studi analoghi consentono anche di precisare le vicende degli antichi approdi marittimi della Terra di Bari collocati prevalentemente nelle anse o nelle baie o rientranze dell’orlo costiero come quello di San Giorgio.  Il sito portuale di Lama San Giorgio documentato già nelle cronache del 1087 che narrano dell’arrivo delle ossa di San Nicola nel porto di San Giorgio, è stato per lungo tempo dimenticato e “occultato” a seguito delle numerose trasformazioni antropiche subite dal territorio.  Una puntuale ricognizione geo ambientale, la lettura delle cartografie antiche, lo studio geomorfologico e l’acquisizione di documentazione storica d’archivio ha consentito di individuare e precisare la posizione del porto antico la cui importanza strategica, in relazione alla viabilità antica ed alle rotte commerciali è tutta ancora da esplorare e definire.

L’ansa portuale infatti oggi completamente insabbiata, costituiva infatti l’approdo di interscambio tra Adriatico ed area Ionico tarantina. Un importante via “istmica” snodo dei rapporti commerciali in epoca antica tra aree elleniche e Taranto”.

Geo – Archeologia come occasione, nel presente, per il futuro delle nostre regioni e dell’Italia, occasione di conoscenza e tutela, di pianificazione del futuro territoriale delle nostre città, dei beni culturali, dei monumenti, dei luoghi, del paesaggio.

La Geo – Archeologia una disciplina nuova, integrata, un grande contenitore di studio della geomorfologia, della paleoidrologia, micromorfologia, palinologia, paleontologia e di tante altre discipline specialistiche . Una metodologia scientifica che studia i rapporti funzionali e di interdipendenza tra presenze antropiche ed elementi naturali nel contesto geomorfologico di riferimento.

Un felice connubio tra Archeologia e Scienze della Terra, due ambiti di ricerca scientifica che negli ultimi 50 anni si è affermato in molte esperienze locali ed in varie Università, che ha avuto importanti figure di riferimento come Gioacchino Lena tra i fondatori della Geo – Archeologia italiana, referente della SIGEA e membro del comitato di redazione della Rivista “Geologia dell’Ambiente”, incaricato di ricerca presso il Dipartimento CNR-IRPI di Ecologia e con il Dipartimento di Archeologia dell’ Università della Calabria.  Docente di Geologia applicata alla ricerca archeologica” presso l’Università della Tuscia di Viterbo. Ha pubblicato come ultima sua opera un bel testo : “Viaggio geoarcheologico  attraverso la Calabria”.  Attualmente, in Italia, all’insegnamento di geoarcheologia si affianca alle varie iniziative universitarie il Laboratorio di geoarcheologia che mette in campo le esperienze e le professionalità del CNR, dell’Enea e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e Archeometria.”.