Vaccino Covid obbligatorio nei luoghi di lavoro? L’analisi dei CdL

Vaccino Covid obbligatorio
Vaccino Covid obbligatorio per accedere ai luoghi di lavoro? Il datore di lavoro può costringere il dipendente a vaccinarsi? E se sì, in che modo? A queste e ad altre domande hanno tentato di rispondere i Consulenti del Lavoro con l’approfondimento del 22 dicembre 2020 redatto dalla Fondazione Studi.

Il vaccino contro il Covid- 19 deve essere obbligatorio per i dipendenti che vogliono lavorare all’interno dei locali dell’azienda?

Il datore di lavoro può pretendere che i lavoratori si sottopongano al vaccino?

E in caso la risposta positiva, quali sono gli strumenti a sua disposizione?

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Questi sono le principali questioni che la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha analizzato con l’approfondimento del 22 dicembre 2020 auspicando, al contempo, un definitivo chiarimento da parte del Legislatore.

Il documento, innanzitutto, fornisce il quadro generale, ad oggi, della regolamentazione e della legislazione in materia, per poi concentrarsi sui protocolli anti-contagio negli ambienti di lavoro e sul Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro e, in ultimo, rileva a necessità di ulteriori e specifici chiarimenti normativi e di prassi in materia.

Gli esperti della Fondazione Studi auspicano, infatti, l’avvento di una normativa che renda obbligatorio il vaccino per i lavoratori, ritenendolo un impegno a prevenzione del contagio in azienda, alla stregua delle mascherine, dei detergenti o del distanziamento.

L’obbligatorietà del vaccino, infatti, secondo i CdL, costituisce l’unica misura efficacie per tutelare l’integrità della salute nei luoghi di lavoro e per scongiurare, tra l’altro, l’incorrere della responsabilità penale del datore di lavoro.

Ma andiamo a vedere perché sono giunti a questa conclusione.

Vaccino Covid obbligatorio nei luoghi di lavoro? L’analisi dei CdL

In primo luogo, all’interno dell’approfondimento del 22 dicembre, la Fondazione ricorda che l’art. 42 del Decreto Legge 18/2020 (Decreto Cura Italia) ha equiparato l’infezione da Covid ad un infortunio sul lavoro e in quanto tale da evitare in ogni modo da misure poste in essere dal datore di lavoro.

CdL – Approfondimento Fondazione studi del 22 dicembre 2020 – vaccino covid obbligatorio sul lavoro
Approfondimento della Fondazione Studi Consuleti del Lavoro: vaccino covid obbligatorio sul lavoro

Viceversa, incombendo particolari obblighi in capo al datore di lavoro, ci si chiede se sia necessario che ve ne siano anche per il lavoratore.

Ebbene, per quanto riguarda la figura del datore di lavoro l’art. 2087 del Codice Civile sul punto stabilisce che:

L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

Ma quali sono queste misure necessarie a tutelare l’integrità fisica dei dipendenti?

Il richiamo automatico da compiere, infatti, è quello alle indicazioni in tema di prevenzione del contagio che si sono susseguite nel corso del 2020 e che poi sono confluite nel “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della negli ambienti di lavoro” sottoscritto il 24 aprile 2020.

Indicazioni che, ad oggi, secondo i CdL dovrebbero contenere anche la sottoposizione al vaccino Covid che ha preso il via da dicembre 2020 che, secondo l’opinione degli esperti, risulta essere l’unico vero presidio contro l’infezione sul lavoro.

Per i Consulenti del Lavoro, tuttavia, le modalità con cui porre in essere questa auspicata misura sono tutt’altro che estranee a criticità.

Cosa succede se il lavoratore non vuole sottoporvisi? Può il datore di lavoro pretenderlo? E in che modo?

Andiamo a vedere nel dettaglio come la Fondazione ha risposto a queste domande.

Vaccino Covid obbligatorio sui luoghi di lavoro: ci sono già delle disposizioni normative?

Il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro si limita a prescrivere al medico competente, e non al datore di lavoro, di fornire un’adeguata informazione sui vantaggi ed inconvenienti della vaccinazione e della non vaccinazione e sull’importanza dell’immunizzazione.

L’obbligo di informare, ma non di far vaccinare, invece, in capo al datore di lavoro pare sia previsto solo in caso di esposizione ad agenti biologici, (art. 286 sexies del Testo Unico) nel settore dell’assistenza sanitaria.

In sostanza, la norma prevede che nel caso in cui l’attività sanitaria, quella per lo più che svolge in laboratorio, comporti il rischio di infezione, vi sia l’obbligo di informare i lavoratori sull’importanza dell’immunizzazione e sui vantaggi e sugli inconvenienti della vaccinazione o della mancata vaccinazione.

Sul punto stabilisce, infatti, che: “tali vaccini devono essere dispensati gratuitamente a tutti i lavoratori ed agli studenti che prestano assistenza sanitaria ed attività ad essa correlate nel luogo di lavoro”.

Ebbene, queste però questa è una previsione circoscritta ad una determinata categoria di lavoratori, in determinate circostanze e in presenza di un rischio ben individuato.

Ecco quindi che la Fondazione lancia un appello ben chiaro: è necessario, a determinate condizioni, prevedere l’obbligatorietà della vaccinazione nei luoghi di lavoro, specialmente per quelli in cui, per tipologia di lavorazione e di organizzazione di spazi, ove è difficoltoso o addirittura impossibile applicare altre misure, rischiano di essere soggette ad un contagio incontrollato.

Eleonora Capizzi

Fonte: www.informazionefiscale.it