Napoletano. Titanic Italia, fermatevi

Napoletano
Il punto di Roberto Napoletano. Titanic Italia, fermatevi!
La verità che nessuno vi dice – La sovranità perduta del debito pubblico e il rischio di essere declassati a spazzatura.
O ritorna il Conte della prima fase della pandemia e del successo in Europa o non avrà i voti e soprattutto non servirà. O Conte ha il carattere e i numeri parlamentari per fare un vero Recovery Plan e per darne la gestione a chi lo sa attuare o se ne trovi un altro per fare le due cose urgenti che sono quelle che ora servono al Paese e che non possono attendere una nuova consultazione elettorale.
Abbiamo come sempre piena fiducia in Mattarella. Che è il massimo punto di intelligenza e di responsabilità di questa Repubblica. Può fare tutto ma non i miracoli. Se lo ricordino i teatranti della politica e gli orchestrali del talk mediatico che hanno fino a oggi ballato sul Titanic Italia.
L’agenzia di rating Fitch ha detto senza mezzi termini che se l’Italia non riuscisse a utilizzare le risorse del Recovey Plan sarebbe declassata. Siccome il rating attuale è di “Tripla b meno” con prospettiva stabile se ci declassa vuol dire che l’Italia diventa spazzatura.
Perché anche se tutti fanno finta di dimenticarselo il rating che Fitch assegna al nostro Paese ci colloca un gradino sopra. Siamo all’ultimo livello prima dei junk bond il che vuol dire che ci resta, scendendo, solo il bidone della spazzatura dove finiscono i titoli delle società che hanno una elevata probabilità di fallimento.
La “società” di cui stiamo parlando si chiama Repubblica italiana e ha perso da tempo la sovranità della gestione strutturale del suo debito pubblico che ammonta alla ragguardevole somma di 2.600 miliardi. Perché il 29,94% (774,5 miliardi) è in mano a istituzioni finanziarie non residenti e il 21% è in mano alla Banca centrale europea (Bce) che acquista i titoli sovrani attraverso le banche dell’eurosistema che nel nostro caso è la Banca d’Italia.
Sono i “nostri padroni” e dobbiamo prendere atto che da decisioni loro, non di altri, dipende il collocamento dei titoli pubblici italiani.