Orgosolo

L’evento: “Orgosolo. La lotta, i manifesti i murales”

Nonostante fosse domenica, sono stati diversi i nostri conterranei collegati, su invito del progetto “Distanti ma uniti. Casa Sardegna on line”, per l’evento “Orgosolo. La lotta, i manifesti, i murales”.

Presenti tra gli orgolesi anche alunni del Prof. Francesco del Casino. Ci siamo trovati a un’ora insolita (le 14.00) per permettere di armonizzare la differenza del fuso orario. Il collegamento si è svolto, tramite la piattaforma Zoom, in diretta dall’emittente Ajonoas e su Facebook sul gruppo “Distanti ma uniti. Casa Sardegna on line”.

Dopo gli interventi della presidente del Circolo Peppino Mereu di Siena, che ha fatto gli onori di casa (il Maestro Del Casino e il Prof. Clemente sono soci del circolo) è intervenuto il presidente del Circolo di Firenze, che ha collaborato alla realizzazione dell’evento.

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Il programma

L’evento, suddiviso in tre parti, veniva introdotto dal Prof. Pietro Clemente. La prima parte è stata dedicata all’analisi socio-politica di quegli anni (dalla situazione internazionale a quella locale del Comune di Orgosolo). La seconda parte presentava la novità dei manifesti e dei metodi di stampa e diffusione, l’influenza dei movimenti americani e francesi, mentre la terza parte era dedicata a far conoscere la biografia del Maestro del Casino, le sue attività scolastiche, sociali, umane e artistiche.

Orgosolo

Prima parte

Nella prima parte, il prof. Clemente manifestava come, assieme a Del Casino, fossero stati testimoni in luoghi e modi diversi di un periodo della storia della Sardegna, rappresentata dalle lotte di Pratobello e dal muralismo di Orgosolo. Erano gli anni ’60, lo sviluppo del piano di Rinascita: le miniere, l’agricoltura e la pastorizia non sono ritenute attività produttive all’altezza dei tempi. Il nuovo e redditizio era la Costa Smeralda e l’industria petrolchimica. L’interno della Sardegna si priva della sua popolazione. Dall’entroterra si va verso le città, arriva un nuovo fenomeno di banditismo. Si militarizza la Sardegna. Nascono le prime mobilitazioni e trasformazioni culturali: i minatori del bacino minerario sono protagonisti di una marcia su Cagliari, gli studenti e i giovani nel mondo puntano sulla pace nel Vietnam e si apre un nuovo sguardo mondiale sulla politica. Dal ‘67 il movimento studentesco dilaga nel mondo.

Orgosolo è una comunità fortemente segnata dal banditismo, ma già nel ’68 molto attiva sul piano culturale. Si era mobilitata intorno alla realizzazione del film di Vittorio De Seta, “Banditi a Orgosolo”, del 1962, che aveva visto protagonista la gente del posto. Il Maestro Francesco De Casino, dopo i suoi studi a Siena e Firenze, nel 1965 scelse Orgosolo come sede di insegnamento consapevole di questa dimensione.

Tra il 1968 e il 1969 Orgosolo divenne il centro della lotta dei pastori e della società attiva delle zone interne che non voleva avere un destino solo di emigrazione. L’arrivo a Orgosolo di contingenti dell’esercito italiano, con l’occupazione del pascolo comunale chiamato Pratobello per farne un poligono di tiro, era visto come una sorta di occupazione militare del territorio. La popolazione, in una forma di autorganizzazione che oggi si potrebbe definire democrazia partecipata, organizzò una protesta pacifica e non violenta.

Tutto viene gestito in modo assembleare: tutti hanno diritto di parola in modo egualitario e le decisioni vengono prese con voto, a maggioranza. Hanno diritto al voto tutti coloro che partecipano, siano ragazzi della scuola media, uomini, donne, vecchi o giovani. Le delibere vengono fatte conoscere al resto della popolazione attraverso due mezzi: il volantino e il manifesto. Da quel momento, per almeno due o tre anni, Orgosolo diventa un paese dove si distribuiscono frequentemente volantini e si tappezzano i muri con manifesti “fatti in casa”.

Al Circolo Culturale Giovanile di Orgosolo nasce questa prima forma di comunicazione con volantini, manifesti, articoli, striscioni, scritte murali, facendo veicolare quelle notizie che la stampa non avrebbe mai fatto circolare. Per mezzo di assemblee, sit-in e occupazioni pacifiche si porta all’attenzione dell’opinione pubblica un modo nuovo di fare politica: protagoniste le donne, i bambini, i giovani. Ma anche gli anziani sono ascoltati. Quelli che erano stati antifascisti, attivisti, sindacalisti e che avevano esperienze da raccontare.

Dopo un giugno di grandi mobilitazioni arrivò la notizia che l’esercito avrebbe smobilitato ad agosto. Di quella esperienza sono rimaste tante tracce perché la volontà collettiva di comunicare, di mostrare la nuova vita locale di Orgosolo in quei giorni, si è tradotta in scrittura, in striscioni, manifesti, foto, documenti politici.

Da qui parte una nuova esperienza. Francesco del Casino ci offre 23 slide di altrettante foto di quei momenti e le commenta con entusiasmo e passione. Alcune di queste sono “storiche”. Ci sono donne, bambini, anziani che partecipano attivamente, microfoni in mano, alla mobilitazione. La scuola è la vita per molti bambini e la vita viene portata a scuola, sperimentando, attraverso le tecniche artistiche, quella forma di comunicazione immediata e sintetica che ti da un’immagine soprattutto se la trovi sui muri del tuo paese, attraverso la ristampa, sul retro di manifesti già stampati, con nuove tecniche che si affacciavano. I ragazzi imparano a disegnare, a fotografare, a usare il ciclostile.

A Parigi, durante il maggio ’68, gli studenti di Belle Arti avevano usato una nuova tecnica chiamata serigrafia; F. del Casino sperimentò, come insegnante di educazione artistica, un’antica tecnica che già insegnava ai ragazzi della scuola media: la xilografia o incisione su legno che però trasformò in seguito in incisione su masonite (cartone pressato) in modo da poter fare manifesti piuttosto grandi; come inchiostro usava l’inchiostro da ciclostile e per la carta erano utilizzati i vecchi manifesti politici e sindacali; veniva usata la parte retrostante bianca così si riducevano i costi al minimo; al posto del torchio, si usava la pressione delle mani (o, come dice il maestro, si usavano pugni e manate). Insomma, ci si prepara alla nuova stagione, quella dei murales.

Seconda parte

Ad Orgosolo, continua nel secondo intervento il professor Pietro Clemente, c’è un nuovo modo di comunicare. Del Casino è il docente artista. Fuori la comunicazione segue lo stesso iter. La stampa ufficiale non riconosce i movimenti, questi però hanno forti sponde nelle scuole artistiche, negli artisti stessi, anche come forma di ricerca di nuovi stili, così come nella scuola con la ricerca di quella che veniva chiamata “cultura alternativa”. Non si espone nelle gallerie, bensì nei luoghi aperti, “alternativi”, così è per il teatro: si cerca di non importare ma produrre anche spettacoli sardi.

Il professor Clemente indica come momento di nascita del muralismo il ’68 a San Sperate, con Pinuccio Sciola. San Sperate, che con Villamar sono i paesi iniziatori di questa esperienza (che ha fatto della Sardegna la regione italiana con più murali e dove questa attività continua nella sua varietà fino ad oggi). Questo si diffonde a prescindere dalla reciproca conoscenza e collegamento; come Sciola sono molti gli autori che si riconoscono nei movimenti dell’America Latina e del Messico.

La realtà è che i murali di Orgosolo sono espressione diretta della società politica, sociale e culturale.

A Orgosolo dipingere sui muri, come fare manifesti, commenta Francesco del Casino nello scorrere le slide dei murales, per gli studenti è stata un’occasione di formazione (dalla progettazione all’esecuzione); hanno costruito l’identità del luogo. Insegnamento e studio, apprendimento nel contestualizzare e realizzare i murali. Il muralismo non nacque come tentativo di Arte Pubblica, ma per tutto il primo decennio è una attività politico-culturale all’interno della quale c’era anche un obiettivo didattico di educazione artistica che si rivolgeva ai ragazzi delle scuole medie, che partecipavano in massa, e alla popolazione tutta.

Il passaggio dal manifesto al murale fu spontaneo, diretto e improvviso; il 26 aprile del ’75, a Orgosolo c’erano già 5 o 6 murali: alcuni riproducevano ingranditi dei manifesti, altri erano improvvisati sul posto. In questi primi murali è dominante la mano dei vari ragazzi, anche se io, necessariamente, c’ero sempre dietro il Maestro a dare il necessario supporto tecnico.

Del Casino ci presenta gli omaggi nei murali ai pensatori e artisti sardi: Gramsci, Emilio Lussu, Grazia Deledda, Pinuccio Sciola, Francesco Ciusa, Costantino Nivola, ma anche non sardi come Ligabue. Non soltanto nomi famosi, ma anche persone conosciute nel paese come muratori, ostetriche (Zia Ittriedda, maistra de partu), donne misteriose, poeti popolari come Peppino Marotto.

Prima di passare alla presentazione delle figure femminili, che sono le più recenti con l’applicazione della nuova tecnica dovuta all’intonacatura, il professor Clemente fa un escursione nella vita del Maestro Francesco del Casino. Così veniamo a conoscere che nasce a Siena, si forma all’Istituto d’arte e poi all’Accademia delle belle arti di Firenze, dove frequenta vari giovani artisti, per poi ispirare il suo stile a Picasso, e, come scrive il professore:

“È un suo modo di non abbandonare la presa diretta sul mondo ma anche di interpretarlo in modo dinamico. Un realismo non realista. Che cerca le forme dietro l’apparenza delle cose ma restando fedele all’immagine del mondo”.

Poi la scelta di andare a insegnare ad Orgosolo, la sua passione civile legata alla sua vita di artista. Come dice lui, quando disegnavano un murale, non pensavano di fare arte. Ma grazie a questo, oltre a far crescere una coscienza civica e civile, è cresciuta anche la consapevolezza di dare una identità alla comunità e alla sua memoria. I murali sono lì a testimoniarlo. Questo suo impegno nell’insegnamento, nell’arte, non trascende mai dal senso di comunità, di socialità, di impegno civile, continua il professor Clemente, ancora oggi lo troviamo che collabora insegnando ceramica a persone, giovani, con problemi cognitivi e disadattamenti.

Terza parte

Per accompagnarci verso la fine di questa escursione artistica, Francesco del Casino ci presente un ciclo di murali, fatti su pareti di pietra, prima intonacate, che rappresentano figure femminili che spesso casualmente si identificano in personaggi locali. Altra caratteristica dei murali di Orgosolo è stato l’uso, a volte eccessivo, degli inserti scritti che alternavano spesso testi poetici in lingua sarda o italiana: questa è stata sempre una delle critiche più virulente da parte dei puristi del murale.

Accompagnando le ultime slide, ritroviamo tra i murali inserti di terracotta maiolicata, che danno una nuova connotazione di rinnovamento a questa arte e si conclude con il monumento fatto in occasione del cinquantesimo anniversario di Pratobello, fatto di murale e ceramica, e inserito proprio nella parte centrale della zona che ha dato vita al movimento.

Pur lavorando, in questi ultimi anni, molto con la ceramica (un accenno viene fatto al ciclo delle opere su Gramsci) non ha rinunciato al muralismo, che continua in Sardegna e anche, occasionalmente in Toscana, così come non ha rinunciato a lavorare su temi che sono parte della memoria collettiva legata a idee di emancipazione e cultura popolare. Francesco del Casino è una artista, nonostante che lui sostenga di essere solo un artigiano.

Elio Turis