Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

Violenza sulle donne
Ancora una giornata per non dimenticare: il 25 novembre è la giornata simbolo, assegnata dalla Nazioni Unite, ma bisogna cambiare marcia nel rispetto dei diritti della donna, sul posto di lavoro, in famiglia e in società, ogni giorno dell’anno.
Il 25 novembre è ormai un appuntamento in cui ci si ferma a riflettere, annualmente, sul tema della violenza domestica e sociale sulle donne. E normalmente si fà riportando statistiche e numeri, come accadrebbe per un a guerra, dove ci si limita a contare i caduti.
Violenza sulle donne
In particolare, ci si appunta sulla violenza fisica, distinguendo le violenze sulle donne italiane, da quelle straniere, comparando il dato nazionale a quello mondiale, con una marcia cinetica che stenta a rallentare di anno in anno, di fronte all’incapacità e alla rassegnazione politica.
Invece, la riflessione più importante, che dovrebbe apportare un cambiamento e che potrebbe traghettarci, negli anni, verso un’inversione di rotta del dato statistico sempre crescente, è quella che riguarda il modello di società, che proprio la politica dovrebbe proporre e veicolare attraverso azioni di comunicazione sociale e legislativa, tese a modificare i comportamenti disadattivi dell’attuale relazione uomo-donna.
IDV promuove perciò un’attenta riflessione di politica e cittadini, sui valori etici e sui comportamenti virtuosi a cui ispirare il comportamento della società di domani, utile a contrastare e a prevenire la violenza fisica, morale e economica sulla donna. Il pilastro della relazione virtuosa uomo/donna parte infatti dalla parità di genere sul lavoro, dall’assenza di disparità di trattamento economico, dalla valorizzazione dei numerosi talenti e contributi che la donna dà nei diversi ambiti, familiare e sociale.
Quando si parla di violenza di genere, infatti, non si può negare che i deprecabili epiloghi quasi sempre inaspettati e repentini di abuso fisico sono spesso annunciati e avallati da un presupposto: la disparità di peso nella società dell’uomo rispetto alla donna: ancora oggi, nel 2020 è di tutta evidenza la fragilità del gentil sesso nella società, che la rende permeabile a situazioni di violenza economica, sessuale e solo da ultimo fisica, sia in famiglia che sul lavoro, a causa di un’ ancora purtroppo diffusa tendenza di parte del tessuto sociale a viverla come facile preda di abusi, quando non vi è, ad accompagnarla al suo fianco, in maniera stabile, una figura maschile. Così come nella vita lavorativa, le posizioni di potere apicali difficilmente sono ricoperte da donne, sia in azienda che nel settore pubblico. E quando le quote rosa arrivano a ricoprire incarichi di rilievo, spesso per seguire i dati di parità di genere imposti dalle leggi o da questioni di opportunità economica, non di rado la scelta viene operata nella stanza dei bottoni da uomini, che decidono della sorte della loro carriera, avallandone il percorso, o piuttosto ostacolandolo. Ciò che comporta un debito di libertà e indipendenza, dell’individuo femminile prescelto, verso la componente maschile della società, a più livelli:
a livello familiare la dipendenza è economica e psicologica, perché la mentalità sociale poco incline al rispetto dei una donna sola, soprattutto in molti piccoli centri italiani, ancora la pone in uno stato di disparità rispetto al partner, non consentendole, quando necessario e prima di incorrere in situazioni irrimediabili, di decidere di separare le proprie strade dal compagno, per paura di dover affrontare una strada in salita in una società dove percepisce innumerevoli difficoltà senza un uomo accanto.
A livello sociale, la dipendenza, il ricatto emotivo e psicologico, si muove sul diverso e più fragile terreno del gioco di potere tra i sessi, da cui spesso dipende la carriera femminile e dunque anche la sua capacità di sostenersi economicamente e la sua dignità professionale.
Dunque si capisce bene come la violenza fisica, di cui l’Istat ancora nei dati aggiornati al 2020 ci restituisce una fotografia impietosa, fatta di disagio familiare e sociale, con un 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni (6 milioni 788 mila) che in Italia hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, a cui si aggiungono il 20,2% (4 milioni 353 mila) che hanno subìto violenza fisica ed il 21% (4 milioni 520 mila) che hanno patìto violenza sessuale oltre al 5,4% (1 milione 157 mila), insieme alle ulteriori vittime delle più gravi forme di violenza, come lo stupro (652 mila) e il tentato stupro (746 mila), è solo il portato di un’assenza di cambio di passo, rispetto ai valori virtuosi di rispetto, di giustizia sociale ed equità che ancora il nostro Paese stenta ad adottare.
Infatti le violenze spesso si annidano dentro casa e provengono da partner o ex partner, nel 13,6% dei casi (2 milioni 800 mila), ed in particolare il 5,2% (855 mila) avvengono con il partner attuale e il 18,9% (2 milioni 44 mila) con l’ex partner. E non è un caso che per la maggioranza di questi casi (il 68,6%) la donna ha provato in precedenza a muovere dei passi, per separarsi dal partner, prima dell’epilogo di violenza finale, ma tornando indietro successivamente, per i condizionamenti ambientali ed economici sopra descritti.
Pertanto è evidente come non basti stimolare la riflessione sul tema, una volta all’anno, il 25 novembre, per fare la conta di quella che ha preso le proporzioni di una guerra che miete costantemente le sue vittime, ma è necessario introdurre dei modelli nuovi di comportamento più rispettosi della donna, per consentirne la valorizzazione e la crescita nell’ambito del tessuto sociale e familiare, permettendole di vivere serenamente il ruolo di madre in famiglia, di collega sul lavoro, senza tarpare le ali dei suoi innumerevoli talenti intellettuali e contributi materiali, necessari alla crescita e all’evoluzione armonica e pacifica del Paese.
Ed il ruolo della politica è proprio quello di analizzare i problemi sociali, i disvalori largamente condivisi e le abitudini disadattive che conducono ai problemi, per rimuoverli alla radice.
Un compito che oggi IDV vuole svolgere con forza e convinzione, per contrastare la violenza di genere. Non si può agire solo reprimendo la violenza, una volta che questa si è già verificata, quando il problema ha assunto le proporzioni della violenza di coppia, prendendo una deriva inarrestabile. Bisogna agire sull’educazione al rispetto, suggerendo comportamenti virtuosi e modelli da seguire, attraverso l’introduzione di norme, che incoraggiano il cammino sociale verso valori più equi, etici e sostenibili.
Italia dei Valori annuncia un nuovo cammino, proprio da quest’anno, in questa missione, partendo dal suo nome: (Italia dei Valori, Nome Nomen), essendo dalla sua nascita il partito che si è prefissato di svolgere il compito di rassettare e portare una rivoluzione benefica nei valori sociali. Vero è che l’aspettativa di chi vota IDV è sempre stata altissima in tema di etica sociale ed intollerante rispetto a scivoloni veri o presunti che mostrasse assenza di impegno verso trasparenza e azioni virtuose, perché chi vota il Gabbiano da lo fa in nome dei Valori, senza ammiccare a fedeltà di tesserino o di voto di scambio con la politica, fedele a un’idea di società migliore, virtuosa, più giusta, più vivibile.
Per onorare quest’aspettativa dei cittadini che votano IDV, aldilà del tornaconto di potere o di interessi particolaristici, che cercano non un luogo di appartenenza al potere, ma spinti dal desiderio di portare avanti un modello di società migliore, vogliono suggerire attraverso l’attività politica il disegno di una società pacifica, giusta equa, trasparente e sostenibile, IDV riprende a fare da pungolo e da coscienza del Paese, come per Mani Pulite e per mille altre battaglie targate storicamente IDV, dalla lotta alla ludopatia, alla legittima difesa, per indirizzare l’azione politica ad affrontare il pernicioso problema della difesa della parità di genere e di contrasto alla violenza sulla donna, con un’ azione parlamentare mirata alle scelte più opportune, da condurre sui luoghi di lavoro e in famiglia, per una tolleranza zero verso la violenza economica, sociale, familiare e fisica, sulla donna.