Elezioni: “Io speriamo che me la cavo”

Proclamazione degli eletti

Elezioni: mentre sfoglio La Nuova Sardegna, leggo dei risultati delle elezioni nei vari comuni della nostra Regione, mi martella la mente il titolo di un film della Lina Wertmüller. “Io speriamo che me la cavo”.

Solo il titolo, per cercare il significato, lo prendo come un augurio per tutti i nuovi sindaci che per la prima volta vanno ad assumere un nuovo gravoso incarico. Speriamo, lo dico con estrema consapevolezza e piena comprensione, tutti, nessuno escluso merita un augurio sincero per il periodo che va ad affrontare. Non abbiamo un periodo normale, governare un paese in piena pandemia, ritengo quanto mai gravoso il compito che dovranno affrontare.

Ecco dove torna il titolo del film, un augurio,anche se un po sgangherato, sempre augurio rimane. Però, mi chiedo subito, saranno tutti capaci di affrontare il momento? Le condizioni gli consentiranno di portare avanti quei programmi che si sono imposti come base del loro amministrare?

In molti definiscono quei programmi solo un obbligo da presentare insieme alla lista di candidati, ben sapendo che rimarrà il loro libro dei sogni da tenere nell’ultimo cassetto della nuova scrivania che andranno ad occupare.

advertisement

Per quello che mi dato conoscere, poco in effetti, non sono riuscito a leggere qualcosa su come affrontare questo momento abbastanza tragico, tutto come se covid19 fosse la solita sigla per una riunione goliardica e non un problema che, per ciò che ci dice la scienza, dovrà accompagnarci per un tempo ancora indefinito. Certo, è dura questa constatazione, è uno scontrarsi con una realtà che si vuole disconoscere.

Il problema della cultura, sfiora i piccoli centri, se non per quello che riguarda l’istruzione, ma, il sindaco deve essere sempre pronto perché lui deve occuparsi dei trasporti, deve occuparsi della sanificazione della aule, deve assicurare che i figli dei suoi elettori e non siano tutelati. E le persone anziane?

Anche quelle potrebbero trovarsi nella necessità di tutela: facciamo una semplice ipotesi, peraltro già ventilata, quella di tutelare la salute degli ultra sessantacinquenni ponendo per loro un lockdown, gente sola da accudire anche nelle più semplici delle loro esigenze, fare la spesa per la sopravvivenza, anche quello è un compito del sindaco, oppure pensa che in ogni caso ci sono sempre dei volontari che provvedono.

Si, le associazioni di volontariato esistono e, per fortuna, funzionano pure, ma, è il sindaco che deve accertarsi che ciò avvenga in maniera coordinata, senza che nessuna corra il minimo rischio di essere dimenticato.

Ecco le preoccupazioni che nascono a caldo, poi tutto funzionerà al meglio, alle volte l’improvvisazione fa miracoli, ed ancora, di che lamentarsi? In fondo la maggioranza dei cittadini li ha scelti ed è giusto pensare che massimi o minimi sono sempre ciò che il paese merita.

Beppe Tusacciu