Cagliari. Il Pronto Soccorso ai tempi del Covid

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Il pronto soccorso. Siamo solo a fine Ottobre e i casi dei pazienti Covid positivi aumentano in maniera esponenziale.

La regione Sardegna ha, da subito, individuato come ospedale di riferimento per il Sud Sardegna, l’ospedale Santissima Trinità. Logica avrebbe voluto una radicale e veloce modifica dell’assetto dei reparti a partire da quelli più coinvolti nell’assistenza ed il Pronto Soccorso è il primo ad essere interessato dall’affluenza dei pazienti positivi o sospetti tali.

Senza paura di esagerare la situazione attuale del Pronto Soccorso di tale presidio potrebbe essere facilmente paragonata ad un girone infernale tale è la situazione di congestione impossibile da gestire, prossima al collasso.

Attualmente sono presenti quasi 50 pazienti sistemati in barelle e letti posti nei corridoi, nelle sale d’aspetto, nei locali di sgombero, in questa condizione da più giorni. Se a questo si aggiunge che sono presenti soltanto due bagni non è difficile capire come non si riesca più  a garantire una dignitosa assistenza ospedaliera.

Eppure le indicazioni contenute nella Circolare n. 0011254 del 29.05.2020 del Ministero della Salute (e nello stesso senso, sono le Circolari del 25.03.2020, del 25.02.2020, del 22.02.2020) stabiliscono che “il tempo di permanenza in attesa di ricovero deve essere ridotto al minimo, anche in considerazione alle esigenze di distanziamento dei pazienti…al fine di evitare il sovraffollamento e di non provocare rallentamento o ritardi della gestione della fase pre-ospedaliera del soccorso sanitario”.

Tali pazienti sono stati assistiti dall’esiguo personale in servizio, senza una reale separazione tra pazienti positivi e dubbi, in attesa che si liberi un posto letto in un qualsiasi reparto Covid.

Sono così lettera morta le Linee di indirizzo contenute nella Deliberazione RAS n. 28/18 del 04.06.2020 (Accesso al Pronto Soccorso, p. 3) che pure specificano che “…verranno separati i flussi di attività ordinaria e l’attività di valutazione Covid-19, mantenendo funzionalmente distinti i percorsi di gestione e cura dei pazienti senza e con sintomi sospetti Covid-19 percorso pulito e sporco), al fine di ridurre al minimo la possibilità di contagio intraospedalieri”

Nel presidio sono stati individuati dei posti letto in reparti di recente realizzazione. Uno di questi, il Covid 3, è stato destinato ai pazienti in via di dimissione.

Considerando l’emergenza sanitaria viene lecito porsi delle domande.

Perché solo adesso si è iniziato ad individuare le strutture alberghiere destinate ad ospitare i pazienti asintomatici in dimissione?

Perchè i reparti non vengono destinati agli acuti ma ai pazienti asintomatici?

Perché non vengono attivate le strutture individuate dalla Regione come gli Ospedali di Isili e Muravera per la gestione di tali pazienti? Sono ospedali pressoché inutilizzati e sarebbero di evidente utilità.

Come organizzare le sedute operatorie per i pazienti oncologici che necessitano di intervento?

Perché non trasferire le chirurgie all’Ospedale Marino o al Binaghi? Purtroppo non si muore solo di Covid.

È evidente la carenza organizzativa dei percorsi Covid e non solo e ci si chiede per quanto tempo si dovrà continuare a sperare che tali quesiti trovino risposta.

Ricordiamo che le ”Indicazioni ad Interim per un appropriato sostegno degli operatori sanitari e sociosanitari durante lo scenario emergenziale SARS-COV-2” contenute nel rapporto ISS – Covid del 28.05.2020, impongono alle aziende sanitarie di “mantenere un efficace flusso comunicativo tra il vertice aziendale, le singole unità operative/unità d’offerta e gli operatori, tramite comunicazioni chiare e periodiche sull’andamento della situazione interna e sulle strategie progressivamente messe in atto per riorganizzare le attività, nonché garantire e potenziare il coordinamento e l’integrazione tra le diverse aree operative”, ribadiamo quindi l’assurdità di una situazione in cui si continua con le parole invece di procedere con FATTI CONCRETI,