Albagiara tra mitologia e set cinematografici di Gianmarco Porru

Albagiara @Michele Vacca

Sabato 17 ottobre alle ore 17.00 nel cortile della Casa Museo di Albagiara, è stata inaugurata la mostra fotografica “Albagiara nelle fotografie di GIANMARCO PORRU”. Presenti Il sindaco di Albagiara Marco Marrocu, il presidente del Consorzio Due Giare Lino Zedda, la curatrice Sonia Borsato e Salvatore Ligios di Su Palatu Fotografia.

Il sindaco, prendendo la parola, saluta e ringrazia tutti i presenti, facendo notare che la presentazione del fotografo Gianmamarco Porru, si tiene nella Casa Museo, invece che nella piazza principale del paese, luogo dell’esposizione delle fotografie, proprio perché tutte le manifestazioni e presentazioni più importanti avvengono in questa sede, oltre a far conoscere l’altra mostra in pianta stabile, del circuito A-Banda 2020, precedentemente inaugurata, visitabile all’interno del Museo.
Lino Zedda, presidente del Consorzio Due Giare, sottolinea come la fotografia  sia l’elemento che racconta un’immagine reale del territorio e la vitalità della comunità di Albagiara, attraverso gli occhi di Gianmarco Porru, che è uno dei pochi progetti del Consorzio portati a termine, causa la pandemia in corso.
Aggiunge che è il 5 dicembre il Centro Servizi di Albagiara, sarà quartier generale del MyLand Cross Experience, corsa e camminata in Marmilla, che propone un percorso di 120 chilometri. Potrà essere affrontato di corsa, ma anche camminando. Si snoderà principalmente sul  territorio dei Comuni del Consorzio, con quattro tracciati di 30 chilometri ciascuno. I tracciati, disposti “a margherita”, vanno a formare un quadrifoglio. Il quartier generale, sarà situato in  località Urraba, di proprietà del Consorzio Due Giare. Qui sarà possibile ricevere assistenza e fermarsi a riposare o a dormire al coperto.
Interviene Sonia Borsato, curatrice del progetto e docente di Storia dell’arte all’Accademia di Belle Arti di Sassari, che parla anche a nome di Gianmarco Porru, bloccato a Milano per motivi sanitari.
“Albagiara – commenta – ha un nome così evocativo, partendo da questo nome – il fotografo – ha studiato un percorso coerente con il suo modo di fare fotografia, riprendendo la mitologia.
Si è posto nei confronti di questa comunità non come uno scolaro che assimila passivamente, ma come uno scolaro curioso, che con la sua immaginazione si è mosso per opposti. Se da una parte c’è quest’alba, questo sole che indica il cammino, dall’altra c’è una luna, spesso presente anche in foto diurne, come se fossero i due opposti.
Maschile e femminile, giusto e sbagliato, nero e bianco, come un luogo senza tempo e senza spazio, dove tutto accade. In questo spazio emergono due figure una maschile e una femminile, nero e bianco come se volessero rappresentare gli opposti, e basandosi sulla mitologia, immagina che questa figura sia Tiresia, queste figure siano Tiresia, che dopo aver avuto la fortuna di vivere sia come uomo, che come donna, tale piacere, gli procura la punizione degli dei, rendendolo cieco. Però, paradossalmente, questa cecità gli viene compensata con il dono della chiaroveggenza, quindi con una supervisione, ecco che queste due figure maschile e femminile sono i due Tiresia, che nel contemporaneo che stiamo vivendo, Gianmarco li vede come un maschile e un femminile che tentano di parlarsi e di amalgamarsi, come una nuova dimensione.
Come sapete – precisa Sonia – siamo alla quarta, se non alla quinta ondata di femminismo, che è un femminismo felice, non più aggresivo, ma dialettico, che cerca di portare un uomo e una donna a parlarsi, per evitare queste ondate di femminicidio.
Quindi un tentativo fortissimo ma al tempo stesso necessario della costruzione di un nuovo dialogo. E’ in qualche modo questo che Gianmarco tenta di evocare, gli opposti non si attraggono come dicevano i nostri nonni, quando ci si innamorava di qualcuno, no, gli opposti si parlano, gli opposti si completano, che è molto diverso. Ma gli opposti sono anche l’uomo che non va a violentare la natura, ma riesce a viverci in una maniera clemente tra la campagna e la città, che vivono in una maniera armoniosa.
Alla fine viene da pensare che l’unico cieco sia il fotografo, in realta è dotato di una supervista, al contrario della nostra società dove siamo tutti ciechi, cioè persone che vedono, non vedendo più, perché la grande tristezza è che pur essendo normodotati, in realtà non vediamo più le cose fondamentali, poiché siamo trasportati in un’altra dimensione, un po’ più social, un po’ più virtuale, come se stessimo dimenticando il chi è ora. Il presente non è fatto solo di forme e colori della natura, ma anche di sensazioni e di legami che fanno parte del nostro vissuto. Quindi conclude la curatrice – il Tiresia contemporaneo è il fotografo, che sembra cieco, ma in realtà è dotato di una supervista, di una chiaroveggenza che ci rivela quello che noi non vediamo più”.

“Questo è il terzo progetto espositivo del programma sviluppato dal Consorzio di Comuni due Giare e l’Associazione culturale Su Palatu Fotografia per promuovere la fotografia contemporanea in Marmilla 2020-2022 – commenta Salvatore Ligios – specificando che in questa mostra si intravede il terzo modo di intendere la fotografia, e si nota come parlare di fotografia sia un mondo molto vasto. Se la si intende sempre come fotografia riproduttiva, ci limitiamo in qualche modo al primo fotografo che ha esposto la mostra a Curcuris”.

“Se invece la fotografia la intendiamo come un linguaggio molto più complesso – spiega Ligios- con la seconda mostra che abbiamo visto a Villa Verde di Valentina De Santis, abbiamo notato che la fotografia assume un linguaggio che non è solo riproduttivo, ma è meticciato nei confronti di altri linguaggi, appartenenti ad altre strutture che raccontano, come scampoli di storia, frammenti di elementi che potrebbero apparire astrusi, invece messi inseme diventano connessi. Il lavoro di Gianmarco è oltre il conosciuto, è un’altra proposta, che per capirla potrei fare il paragone con Sergio Leone quando ha creato la serie dei film western, con storie “americane”, ma non sono state girate in America, bensì in Spagna. Cioè il paesaggio diventa un pretesto per ambientare una storia. Nella storia Gianmarco, ha preso la fotografia, ha utilizzato il paesaggio, come un pretesto narrativo, e qui gioca il fascino dell’operazione in questi luoghi, che si prestano non solo al consumo immediato, dei pochi abitanti che risiedono, con un racconto narrativo classico, ma l’ha utilizzato come un set cinematografico che è servito per innescare una serie di punti. Questi luoghi sono luoghi attivi, dove chiunque può partecipare, e che per funzionare occorra la capacità delle persone di entrare in relazione con lui. Son contento che in questa sede possiamo vedere un altro tipo di fotografia, come sabato prossimo ne vedremo un altro ancora diverso. Quello che conta è capire il meccanismo attraverso il quale si costruisce il linguaggio fotografico; questo di oggi è un terzo esempio, che si presta in modo efficace a ragionamenti da parte di un pubblico che non necessariamente debba essere esperto di fotografia, però deve imparare che per apprezzare il lavoro altrui, debba conoscere alcune regole” – conclude Ligios.

La campagna fotografica è stata affidata a GianMarco Porru, artista oristanese formatosi all’Accademia di Sassari e di Milano, che per l’occasione ha elaborato una vecchia leggenda locale intrecciandola con quella greca del mito di Tiresia.

GIANMARCO PORRU È nato a Oristano nel 1989, vive e lavora a Milano. Si è formato presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e parallelamente ha portato avanti la formazione nel campo del teatro. Nel 2020 ha partecipato a BACK_UP, Fondazione Nivola (NU). Nel 2019 è stato selezionato per il programma di formazione Q-Rated La Quadriennale di Roma presso il Museo MAN (NU) e per il laboratorio del Teatro Valdoca diretto da Cesare Ronconi Per contentezza e per mistero (PG), partecipa a Teatrum Botanicum, PAV (TO) dove presenta una nuova versione della performance Senza Titolo (molto vicino al cielo), sempre nel 2019 ha presentato Maledetta presso tspace (MI). Nel corso del 2018 è stato in residenza presso il PAF – Performing Art Forum (FR) e presso Viafarini (MI) dove ha lavorato alla performance Senza Titolo (molto vicino al cielo), opera prodotta dal MIBACT Direzione Generale Spettacolo presentata presso la Cappella Portinari (MI).

Il lavoro sarà incluso in un volume edito dalla Soter editrice che sarà presentato al pubblico al termine del ciclo espositivo di quattro mostre.

L’esposizione di 18 fotografie in grande formato, allestita all’aperto, potrà essere visitata a qualsiasi ora del giorno sino al 22 novembre 2020. In contemporanea nei fine settimana – sabato e domenica – si potrà visitare parte della grande rassegna A.Banda 2020 esposta nella Casa Museo di Albagiara e nei paesi limitrofi di Curcuris, Pompu e Villa Verde.

Il progetto generale è curato dall’Associazione culturale Su Palatu Fotografia in collaborazione il Consorzio Due Giare, il Comune di Albagiara, il Comune di Curcuris, il Comune di Pompu, il Comune di Villa Verde, da Vigne Surrau e dalla Soter editrice.

 

Info: Consorzio Due Giare, tel. 0783-910013 / Comune di Albagiara, tel. 0783 938002
Su Palatu Fotografia, cell. 349 2974 462
www.supalatu.it

Michele Vacca

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