Scoperta truffa da 400.000 euro dalla Polizia Postale di Cagliari
Al termine di un’articolata indagine durata oltre un anno, la Polizia di Stato è riuscita a dare un volto ad alcuni componenti di un sodalizio criminale dedito ai reati di abusiva attività finanziaria, truffa, riciclaggio ed estorsione.L’attività investigativa, svolta dalla Polizia Postale e delle comunicazioni, è nata dalla denuncia sporta nel 2018 da un cittadino sardo il quale, dietro la garanzia di cospicui rendimenti è stato convinto da sedicenti promotori finanziari ad eseguire cospicui investimenti su una falsa piattaforma di trading on line.La vittima, che operava su una piattaforma raggiungibile all’indirizzo internet https://urlsand.esvalabs.com/?u=https%3A%2F%2Fglobalfxm.com&e=c75d7d81&h=6c27652f&f=n&p=y , pensando di effettuare l’acquisto di cripto valuta ha investito somme per una importo pari ad € 380.000,00, attraverso l’esecuzione di bonifici bancari a favore di un conto corrente estero ubicato in Repubblica Ceca. Resosi conto del raggiro il denunciante ha manifestato ai pseudo broker finanziari la volontà di rientrare del capitale investito, ed a questo punto è stato anche oggetto di vere e proprie minacce per indurlo a versare ulteriori somme per sbloccare il rimborso. Il coordinamento internazionale posto in essere dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, ha permesso nell’immediatezza della denuncia, attraverso l’indispensabile cooperazione di Europol presso la quale è stato attivato il gruppo di lavoro J-CAT (Joint Cybercrime Action Taskforce), di interessare il collaterale Organo di polizia ceca che ha accertato come il danaro in questione fosse stato trasferito ad altri due conti correnti bancari, in essere sempre presso istituti di credito cechi, sui quali è stato possibile reperire la somma totale di circa € 226.000,00, ancora giacente, che è stata prontamente bloccata.Di concerto con la Procura della Repubblica di Cagliari, nell’ambito della cooperazione in materia di assistenza giudi

La notte scorsa agenti della Polizia e agenti del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Oristano, su delega della Procura della Repubblica del Tribunale di Reggio Emilia, hanno arrestato L.N. classe 1979, noto “imprenditore” di origini calabresi, ma da tempo residente ad Oristano, che negli ultimi anni ha aperto e chiuso diverse attività commerciali.

Gli uomini della squadra mobile e gli investigatori delle fiamme gialle, hanno contestato al soggetto i reati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati di natura finanziaria, in quanto, mediante prestanome aveva aperto alcune società “cartiera”, che producevano fatture fasulle ed altre carte contabili per frodare ed eludere il fisco.

L’azione  delle Forze dell’Ordine, che ha visto coinvolti oltre 250 operatori della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, si inserisce nel contesto di una più ampia operazione, che su delega della Procura della Repubblica del Tribunale di Reggio Emilia, hanno dato esecuzione in tutta Italia, a 51 misure cautelari personali, di cui 22 detentive, nonché a 106 misure cautelari reali, per circa complessivi 24 milioni di euro, emesse dal G.I.P. del Tribunale reggiano.

L’attività d’indagine denominata “Billions”, ha permesso di  scoprire un’associazione a delinquere, composta da 49 elementi e specializzata nell’offrire “servizi” di emissione di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti, per consentire alle imprese beneficiarie l’abbattimento dei propri redditi imponibili, il tutto con la realizzazione di svariati delitti in materia tributaria: emissione ed utilizzo in dichiarazione di fatture false, occultamento della documentazione contabile e omessa dichiarazione dei redditi.

Gli investigatori, attraverso le intercettazioni telefoniche ed ambientali, oltre ai servizi di osservazione e pedinamento, l’analisi dei flussi finanziari e l’approfondimento di segnalazioni per operazioni sospette, sono riusciti ad individuare una struttura associativa particolarmente complessa, dedita anche al riciclaggio di denaro all’estero, all’auto riciclaggio e alla commissione di reati di bancarotta fraudolenta.

La presunta associazione a delinquere smantellata, era composta in modo estremamente strutturato: al vertice vi erano i Capi che coordinavano dieci cellule operative e potevano contare su società di comodo, strutturate come delle vere e proprie cartiere per la emissione di fatture per operazioni inesistenti, oltre che di “prelevatori” professionali di denaro da sportelli bancomat e procacciatori di soggetti economici interessati ad ottenere servizi finanziari illegali.

Al gradino più basso dell’organizzazione, vi era una folta schiera di “prestanome”, titolari di una miriade di società “cartiere”, che non avevano alcuna struttura aziendale e che servivano solo per “produrre” fatture false.

Eloquente una conversazione captata dagli inquirenti tra due indagati, che scherzando si chiedevano ironicamente che cosa producessero le loro società, rispondendosi: “Producono soldi”.

Rosy Massa