Coronavirus e assenze da scuola, l’importanza dell’autocertificazione

E’ necessaria un’autocertificazione firmata dai genitori per il rientro in classe degli studenti minorenni rimasti a casa per motivi familiari o di svago

Il braccio di ferro sul rientro a scuola di settembre è ancora rovente. Il governo non fornisce indicazioni chiare e per molti aspetti continua il caos. Se da un lato c’è la consapevolezza dell’urgenza di riaprire, dall’altro la confusione delle diverse informazioni sulla sicurezza del rientro dà ampio spazio a paure e dubbi.

Tra linee guida severissime (la maggior parte delle volte impossibili da mettere in atto) e responsabilità varie che nessuno vuole prendersi, gli studenti, così come il personale scolastico e i genitori continuano a brancolare nel buio. A questa già intricata situazione si aggiunge poi il problema del certificato medico per le assenze.

Per gli studenti minorenni, come tutti sappiamo, c’è il pediatra che tra le sue attività ambulatoriali ha anche quella dedicata alla certificazione medica. La pandemia però cambia anche questo dettaglio; se ogni volta che si ha bisogno di un certificato medico per il rientro a scuola si va dal pediatra, il risultato può essere solo un’inevitabile e inutile folla negli studi con conseguente aumento del rischio dei contagi.

Pertanto riportiamo di seguito la proposta alla Regione da parte del segretario regionale SISPe Dott. Paolo Zandara. Un’intelligente soluzione che eviterebbe l’inutile afflusso di pazienti in ambulatorio per una riammissione scolastica basata solo sulla dichiarazione del genitore:

La nostra organizzazione sindacale intende, con la presente, dare un suggerimento per la gestione in sicurezza della ripresa dell’attività scolastica in periodo di patologie legate al  COVID19. Alla base di questo suggerimento la necessità di snellire le azioni volte a favorire la frequenza scolastica ed inoltre di fare affidamento sul senso di responsabilità dei genitori, dinanzi a una situazione sanitaria drammatica e pericolosa, che sino ad oggi non è venuto meno.

Prima di esporre la proposta è necessario fare alcune premesse. Innanzitutto il pediatra non ha la possibilità di praticare un test sufficientemente attendibile che possa attestare, in maniera certa, la situazione sanitaria del piccolo paziente rispetto ad un eventuale contatto con il  COVID19. Secondariamente,  il pediatra svolge gran parte del suo lavoro fornendo tutti gli elementi e suggerimenti che garantiscano lo sviluppo del bambino sano, anche con un’azione di prevenzione che consente l’individuazione precoce delle patologie, possibilmente anche prima che si manifestino in maniera conclamata. E questo, sino ad oggi, nonostante il bambino soggetto a contagio possa essere asintomatico in toto, è stato garantito in maniera ottimale. Il tutto con  le dovute precauzioni che la situazione richiede. Ipotizzare quindi che dopo tre giorni di assenza il bambino debba, obbligatoriamente, essere visitato presso lo studio del pediatra, anche semplicemente per certificare, in assenza di sintomi evidenziabili, quanto viene riferito dal genitore, appare una norma che può portare al rallentamento, anche grave, dell‘attività ambulatoriale che i medici pediatri hanno sino a qui svolto. Questo perché  una semplice visita, come già anticipato, non consente di riscontrare elementi di diagnosi certi, data la particolare relazione di sostanziale benignità nei rapporti immunitari tra Coronavirus e bambini. Questo poi, non esula dall’eseguire azioni di prevenzione a partire dalla igienizzazione pre e post visita, distanziamento dei pazienti e consumo dei DPI con ulteriore dilatazione dei tempi. Ecco perché ci permettiamo di suggerire di proseguire in questo circolo virtuoso e di fiducia che si è creato tra pediatra e genitore, consentendo, al contrario, al genitore di autocertificare, in piena autonomia, tramite apposito modulo predisposto, la riammissione alla scuola, qualora il bambino non abbia avuto nel periodo di assenza scolastica, anche se superiore ai tre giorni, alcun sintomo o contatto che possa averlo esposto al rischio di contagio da COVID19. Discorso differente si pone qualora ci sia stata una qualche sintomatologia o contatto in adesione a protocolli ad hoc predisposti che possa paventare il rischio di positività al contagio, coinvolgendo nel successivo percorso il Pediatra, le USCA ed il servizio di Igiene Pubblica, con l’obiettivo di ridurre al minimo i rischi legati alla infezione da Coronavirus. Ovviamente questo percorso può essere oggetto di successiva valutazione alla quale diamo la massima disponibilità.”

 

Sabrina Cau