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COVID-19: le esperienze di alcuni emigrati Sardi in Australia

Un anno, quello che stiamo vivendo, profondamente segnato da questo virus che si è insinuato nella nostra quotidianità, modificandola sostanzialmente. Si sono creati disagi interiori molto profondi per il timore di essere infettati e di poter infettare principalmente le persone a noi più vicine. Si è propagato con una velocità che non ha permesso di poterlo per tempo conoscere e arginare.

E così dall’Asia è giunto in Europa (in Italia in primis) per poi varcare l’oceano e arrivare alle Americhe e all’Africa. Non è certo stata risparmiata la lontana Oceania e l’Australia, dove vive una folta comunità di emigrati italiani. A Melbourne siamo entrati in contatto con gli amici della SCA, l’associazione sarda guidata da Paolo Lostia.

È con lui che comincio a conversare su questo periodo difficile per tutti.

“È un periodo molto frustrante – dice Paolo – di grande tristezza pensando a tutte le persone defunte a causa del Covid. Noi qui, osservando le restrizioni necessaria, stiamo tutti bene. E mi riferisco principalmente alla mia famiglia”.

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L’attenzione di Paolo si sposta sullo stato di salute dalla moglie Luisa che, nel 2019 e per la seconda volta nella sua vita, ha subito la diagnosi di un cancro al seno.

“In coincidenza all’espandersi del virus, Luisa era in ospedale per una mastectomia – continua con un forte senso di impotenza – e solo un paio di settimane fa ha dovuto subire un intervento chirurgico. Ci sono complicazioni che continuano ancora oggi”.

Chiedo a Paolo come sta reagendo l’Australia a questo particolare momento che sta mettendo in ginocchio le economie dei Paesi.

“Sono irritato dalle continue lamentele della popolazione non abituata a sentirsi dire cose deve fare – mi racconta -, per l’economia il sostegno governativo è davvero operativo. Il sistema sanitario è eccellente e il personale è molto qualificato.”

Angelo Ledda è originario di Santo Lussurgiu, mentre la moglie Elaine è australiana. Il suo stato d’animo è denso di preoccupazione.

“Abbiamo molta paura e non riusciamo più a goderci le situazioni che amiamo oltre che a vedere famiglie e amici – evidenzia Angelo. La moglie Elaine, costretta su una sedia a rotelle a causa di un ictus nel 2017, è fortemente penalizzata da questa situazione ‘sospesa’.

“Non possiamo più uscire per la nostra quotidiana passeggiata per la città – racconta ancora – e ci affidiamo al telefono e alle videochiamate per mantenerci in contatto con il mondo. Mentre è cresciuto molto in complicità il dialogo con i vicini di casa. Ed è bello, prima forse non sapevamo nemmeno chi fossero. E poi con internet abbiamo seguito dei corsi di cucina. E con queste situazioni abbiamo riempito le nostre giornate”.

Giovanna Ruiu ha 73 anni ed è vedova da 14 anni di Tonino, originario di Cargeghe. Lei è la tesoriera del circolo di Melbourne. Un impegno che l’aiuta a sentirsi utile. Prima del Covid, Giovanna era molto attiva anche nel volontariato e nel seguire i propri nipoti.

L’avvento del virus è stato devastante per lei.

“Mi sento molto triste perché non riesco più a sentirmi importante per me e per gli altri – dice. – Non posso più fare volontariato per il rischio dei contagi. E nemmeno ho visto i miei nipoti per mesi lunghissimi. A peggiorare le cose, nel quartiere dove vivo, è stata considerata una ‘zona rossa’ a causa di un forte focolaio d’infezioni. Si può uscire solo per fare la spesa e nel raggio di 5 chilometri. Piango ogni giorno la solitudine e la tristezza. Non mi accadeva dalla scomparsa di mio marito”.

Giovanna è comunque una donna forte e determinata e la sua positività interiore le trasmette le energie necessarie per guardare avanti.

“Durante il giorno, essendo in salute, sbrigo le faccende domestiche o parlo al telefono con i familiari e gli amici. Leggo e guardo la tv”.

Giovanni Chighine è nato a Bessude, mentre la moglie Aurora è di Buenos Aires.

“Sono una persona attiva e dinamica – dice – e l’impossibilità di sentirmi libero è penalizzante. Mi mancano i pranzi alla sarda come al ristorante ‘Pomodoro Sardo’ dell’amico Stefano Rassu”.

La moglie Aurora è docente e ha continuato a insegnare facendo lezioni via internet. Il rammarico più grande per i coniugi Chighine è quello di non poter viaggiare, cosa che amano molto, per raggiungere come consuetudine le famiglie in Sardegna e in Argentina.

Chiudiamo con una poesia di Lino Concas, originario di Gonnosfanadiga, il poeta sardo di Melbourne.

“Muoio nel silenzio
nell’ombra e nella luce.

“Ho paura di me stesso
paura nella casa,
paura nella strada,
paura dell’uomo che
passa e del suo respiro.

Col coronavirus si muore
erompente come onda, venefico come ragno che morde.
Morbo letale incrudelisce
fortificandosi in noi.

Più non ho faccia,
porto mezza maschera
che mi copre
naso e bocca e mi allontano
dalla piazza e dai quartieri,
capanne d’ombra di questo
filtrabile, sconvolgente e giganteggiante nemico.

Legato al chiuso della notte
tra sbarre coesive di silenzio
e orizzonti che fuggono,
sento il sole spegnersi,
la primavera che non fiorisce,
la morte come ultime nozze. 

Alto è il grido degli uomini
in cerca del sole,
alto il mio grido,
forte il dolore,
per riprenderci la vita”.

Massimiliano Perlato

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