Back to the 80’s – Gli anni Ottanta dentro e fuori le Collezioni Civiche a cura di Efisio Carbone e Tiziana Ciocca e Le ceramiche della Collezione Francesco Paolo Ingrao

Back to the 80’s. Presentata in anteprima alla stampa mercoledì 5 agosto dall’Assessore alla Cultura, Spettacolo e Verde Pubblico, Paola Piroddi

e dalla Dirigente del Servizio Cultura e Spettacolo Antonella Delle Donne, apre al pubblico giovedì 6 agosto la nuova produzione del Servizio Cultura e Spettacolo – Musei Civici di Cagliari, la mostra Back to the 80’s –

Gli anni Ottanta dentro e fuori le Collezioni Civiche.

Curata da Efisio Carbone e Tiziana Ciocca, l’esposizione celebra i coloratissimi ed eccentrici anni Ottanta che ritornano con una punta di nostalgia, più vitali che mai, in questa caldissima estate messa a rischio dal recente lockdown.

L’allestimento concentrato nella sala Ugo della Galleria, si affaccia anche nelle altre sale del museo entrando in dialogo con le opere delle Collezioni permanenti,

accostando la fertile produzione artistica di più generazioni in un confronto moltiplicatore di linguaggi artistici sempre più disinvolti, liberi e sperimentali.

La moda accesa di colori fluo, il design, la tv a colori, la filmografia edonistica, drammatica, fantascientifica,

sono solo alcuni campi di riflessione di un decennio dirompente che inizia appena a mostrare i contorni multiformi di un momento epocale della storia recente.

Partendo dalle proprie collezioni permanenti i Musei Civici intendono presentare un saggio di quella che è stata la produzione artistica negli anni ’80 in Sardegna, con una particolare attenzione per il capoluogo.

Sciolti i Gruppi storici, insieme a gran parte degli ideali utopici da essi veicolati, la ricerca prosegue negli studi, in spazi culturali e nelle gallerie private.

Una babele di linguaggi, così definita dal Professor Salvatore Naitza, che mostra un importante fermento culturale dove alla pittura e alla scultura si affiancano,

sempre più protagoniste, nuove forme espressive e sinestetiche: happening, istallazioni, performance, video arte, fotografia, design.

In quegli anni tra una Roma romantica e decadente, una Milano high tech e proiettata nel futuro e Bologna utopica e trasversale, una nuova generazione di artisti saluta gli anni ’80 con rinnovata libertà di azione e pensiero.

La Transavanguardia ri-connette il territorio alla produzione artistica e l’opera alle mani dell’autore.

Nuovi movimenti assorbono energia dalle “sotto-culture” (meglio chiamarle “altre”) che si sostituiscono al pensiero ufficiale di natura politica o intellettuale per arricchirsi di suggestioni che provengono dalla musica,

dal teatro, dalla televisione a colori, dalla stampa, dal fumetto, dal cinema.

Alla sofisticata sostanza del concettuale e del filone poverista si sostituisce un ritorno alla pittura,

per molto tempo bandita, mentre i rapporti sinestetici tra le arti si strutturano in forme sempre più articolate e indeterminabili.

Questo nuovo clima italiano non resta immune ai venti internazionali di rinnovamento culturale, alle rock e pop band,

alla politica della Lady di ferro e all’edonismo reaganiano, ma preferisce i paninari di piazzale Loreto al punk inglese, la politica craxiana, Drive In, Ma la notte…no!

La Sardegna si inserisce in questo scenario con un confronto tra le nuove generazioni e lo zoccolo duro degli artisti del Secondo Dopoguerra, fautori in prima linea del rinnovamento dei linguaggi contemporanei.

La volontà militante e politica, l’azione sociale, gli ideali utopici, la forma aggregante dei “gruppi”, conclusasi con il Centro Arti Visive, lasciano spazio alla ricerca solitaria,

che non coincide affatto con una perdita di qualità della produzione artistica, ma finisce per interiorizzarla lasciando che ciascuno porti avanti, in solitudine,

processi creativi svelati in esposizioni pubbliche presso importati gallerie private come l’Arte Duchamp di Cagliari e la Chironi 88 di Nuoro.

Il contesto sassarese, al contrario, sembra incline a mantenere la formazione in gruppi, uniti più dalle assonanze estetiche che da quelle squisitamente politiche dei decenni precedenti.

A completare questo viaggio a ritroso nel tempo sino agli anni ’80, il Servizio Cultura e Spettacolo ha previsto, per i visitatori della Galleria,

una serie di appuntamenti a tema che si terranno presso i Giardini Pubblici negli spazi antistanti la Galleria Comunale d’Arte in prossimità delle vasche che ospitano le statue de “I dormienti” di Mimmo Paladino:

il 13 agosto concerto della band “Escluso il Cane + R. I. S. (Rock Italian Style)” mentre il 27 agosto sarà la volta degli Echo 80, entrambe alle 21.

Bisognerà aspettare settembre, e precisamente il 10 e il 24 alle 19, per i due aperitivi culturali dove critici,

artisti e storici dell’arte dialogheranno e approfondiranno il tema delle contaminazioni tra i linguaggi e le arti negli anni Ottanta.

Il 17 settembre, l’artista Rosanna Rossi incontrerà il pubblico per raccontare la bella installazione site-specific che fece in quegli anni proprio alla Galleria Comunale di Cagliari,

indagando in quella occasione l’imprescindibile legame tra arte e colore.

Artisti in mostra:
A. Artizzu, G. Atzeni, C. Borghi, G. Brundu, Z. Calzia, G. Campus, F. Casu, T. Casula, E. Corte, A. Cocco,

R. D’Alessandro, A. Della Maria, A. Dessì, G. Frogheri, M. Lai, E. Leinardi, A. Liberati, G. Locci, D. Losengo, L. Lussu, A. Mallus, L. Mazzarelli, M. Mibelli, P. Morrison,

C. Nivola, A. Nurcis, A. Ottonello, P. Pantoli, I. Panzino, L. M. Patella, G. Pettinau, G. Pintus, R. Rossi, A. Saba, G. Secchi, P. Sciola, I. Utzeri, G. Vargiu.

Le ceramiche della Collezione Francesco Paolo Ingrao

Nella sala della Quadreria, torna stabilmente l’allestimento della Collezione delle ceramiche della Collezione Ingrao.

La collezione è databile tra la seconda metà del XVIII e la seconda metà del XIX secolo, con poche ceramiche risalenti ai decenni iniziali del XX secolo,

è esposta seguendo il criterio della provenienza.

Al suo interno si può anzitutto individuare un importante nucleo di circa quaranta esemplari riconducibili alle faenziere di Vietri sul Mare (Salerno), frutto forse di un unico acquisto sul mercato antiquariale.

Altri dieci esemplari provengono da Cerreto Sannita (Benevento), un esemplare da Ariano Irpino (Avellino), un altro forse da Napoli e altri due, genericamente, da area campana.

Una quindicina di vasi sono assegnabili a Grottaglie, noto centro produttore della Puglia, mentre tre o quattro vanno assegnati a Caltagirone (Sicilia).

Infine, all’area ligure, e precisamente a Savona, devono ricondursi due esemplari.

L’interesse di Ingrao per questo genere di manufatti a carattere popolare, provenienti in gran parte dalla Campania,

può essere probabilmente spiegato dall’affetto verso quella terra che lo ospitò durante la giovinezza e in cui compì gli studi universitari.

Gli esemplari di Vietri, caratterizzati da vivaci policromie su smalto bianco, comprendono per lo più ceramiche d’uso, sia da mensa sia da dispensa o da cucina.

Tra le forme aperte spiccano: piatti da portata, piatti piani, piattini tondi e ovali, catinetti, bacini; tra quelle chiuse:

boccali, brocche, orcioli, bottiglie, anforette, vasi per olio, più alcuni albarelli e vasi biansati.

Un albarello in monocromia turchina, datato 1756, appare influenzato dalle coeve maioliche napoletane, che a loro volta emulavano esemplari savonesi.

Le altre ceramiche vietresi rappresentano tipiche produzioni popolari dell’Ottocento, che tanta fortuna hanno avuto soprattutto sui mercati italo-meridionali, Sardegna compresa.

Esse si distinguono per la sgargiante tavolozza che combina motivi floreali o animali con altri di tipo geometrico.

Talvolta vi compaiono paesaggi o soggetti religiosi, come sull’ogliarulo con fronte schiacciato, del 1856, recante l’immagine del popolare San Francesco di Paola.

Tra le forme caratteristiche di Vietri ricordiamo i caponcielli, grandi piatti da portata con basso cavetto,

decorati da un medaglione centrale e una fascia esterna, che venivano utilizzati anche per asciugare al sole alimenti destinati alla conserva invernale.

Quando superavano i 44-45 centimetri di diametro venivano chiamati realcaponi.

La loro produzione abbraccia tutto il XIX secolo e alcune delle relative fabbriche sono assai note per l’adozione di un particolare decoro, come la rosa “impressionista” tipica della manifattura Tajani.

Alcuni di questi piatti, tra cui quelli decorati “a spugnetta” con palmetiella centrale,

erano prodotti per il mercato siciliano e furono all’origine di un processo di emulazione, soprattutto da parte delle manifatture di Santo Stefano di Camastra (Messina).

Questo decoro, di veloce esecuzione, compare anche su un piattino della collezione Ingrao, a testimonianza della sua fortuna nei servizi da tavola.

Altra forma tipica di Vietri è il piatto picciolo, su cui compare una decorazione a spirale con fascia a serpentina e filettature concentriche che si allargano verso l’orlo.

Realizzato per essere saldamente contenuto nel palmo della mano, era destinato soprattutto agli equipaggi delle navi.

Altro manufatto tipico del centro salernitano è l’ogliarulo, vaso per olio con bocca a piattino e beccuccio decorato ad occhi, forse a scopo apotropaico.

Gli ogliaruli, se dipinti con immagini sacre, potevano anche diventare oggetti di culto e l’imboccatura a piattino si trasformava in lucerna.

Per una serie di oggetti permane allo stato attuale un’incertezza attributiva, che li vede oscillare tra l’ambito vietrese e quello campano (salernitano, sannita o partenopeo).

Da Cerreto Sannita proviene una serie di piatti con tesa sagomata della seconda metà del XVIII secolo, decorati con motivi floreali,

che rielaborano modelli napoletani a loro volta di derivazione ligure. Si distingue inoltre un albarello datato al 1804.

Di Ariano Irpino è probabilmente una borraccia con decorazione mista (dipinta a engobbio, graffita e plastica) che presenta nella parte frontale il volto del Cristo.

Tipiche produzioni di Grottaglie (Taranto), da collocare in pieno clima neoclassico di primo Ottocento,

sono una decina di cosiddetti “bianchi”, tra i quali alcuni vasi biansati che emulano i kantharoi di tradizione classica.

Le protomi leonine all’imposta delle anse rappresentano un elemento caratteristico di tali produzioni.

Alla stessa cultura appartiene anche un vaso piriforme, con decoro a festone di gusto neoclassico,

che potrebbe essere stato prodotto a Grottaglie o nella vicina Martina Franca, tenendo presenti prototipi aulici partenopei.

Quattro vasi sembrerebbero da ricondurre ad ambito siciliano e in particolare alle manifatture di Caltagirone (Catania).Un’olletta porta la data 1829.

Due pezzi sono infine riconducibili a produzioni di Savona, variamente databili tra la prima metà del XVIII secolo e l’inizio del successivo.

Spicca tra questi un prezioso piatto settecentesco, rivestito di maiolica berettina, con decorazione in blu “a cineserie” e altri motivi floreali imitanti le porcellane orientali.

Speciale abbonamenti Musei Civici di Cagliari

La conferenza stampa offre lo spunto alla Dirigente,

la dott.ssa Antonella Delle Donne per presentare le nuove iniziative promosse dai Musei Civici pensate per avvicinare ulteriormente il pubblico alla vita dei Musei e per rinnovare il senso di appartenenza di questi ai suoi cittadini.

Ecco che nasce la tessera sostenitore dei Musei Civici che offre la possibilità di sostenere le attività dei tre siti – Galleria Comunale d’Arte,

Palazzo di Città e Museo d’Arte Siamese – per iniziative di ricerca, pubblicazioni, restauri delle opere, attraverso una tessera annuale del costo di €300,00.

In questo modo ogni sostenitore avrà diritto ad usufruire degli esclusivi servizi culturali ed eventi proposti da ciascun museo,

oltre all’accesso e alla visita guidata durante tutto il corso dell’anno e l’esclusiva possibilità di visitare in anteprima le mostre temporanee realizzate dai Musei Civici.

Il pubblico potrà anche sottoscrivere un abbonamento annuale al costo di €120,00 per quello intero e €60,00 per il ridotto, usufruendo dell’accesso ai tre Musei con visita guidata tutto l’anno, oltre all’invito personale alle preview.

Il privilegio della visita in anteprima è dedicato anche a chi usufruirà delle agevolazioni del biglietto famiglia che dà la possibilità sino a un massimo di 5 adulti di accedere alla Galleria Comunale d’Arte,

al Palazzo di Città e al Museo d’Arte Siamese, con uno speciale abbonamento del costo di €150,00 (ridotto €75,00 – la riduzione si applica qualora in famiglia ci sia un disabile), per tutto l’anno.

A riprova dell’interesse del pubblico nei confronti delle iniziative dei Musei Civici di Cagliari c’è il riscontro d’affluenza alla mostra Steve McCurry – Icons, in corso a Palazzo di Città,

dove in tempo di COVID e nel rispetto di tutte le normative di sicurezza e contingentazione, si segnala un quasi sold out delle prenotazioni per ogni giorno di apertura del Museo.

SCHEDA INFORMATIVA
Back to the 80’s – Gli anni Ottanta dentro e fuori le Collezioni Civiche
a cura di Efisio Carbone e Tiziana Ciocca
6 agosto 2020 – 4 ottobre 2020

Le ceramiche della Collezione Francesco Paolo Ingrao
Collezione permanente

Galleria Comunale d’Arte – Giardini Pubblici, Largo Giuseppe Dessì

COME PRENOTARE LA VISITA ALLA MOSTRA

Da giovedì 6 agosto, la mostra sarà aperta al pubblico tutti i giorni, escluso il lunedì con orario spezzato dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20.

Per garantire al pubblico l’accesso alla mostra nel rispetto delle linee di indirizzo in materia di COVID-19, Fase 2 – Attività ricreative –

emanate dalla Conferenza delle regioni e delle Province Autonome l’ingresso è contingentato ed è preferibile la prenotazione al numero 0706776454 o on-line dal sito museicivicicagliari.it

ORARI
Dal martedì alla domenica dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20

BIGLIETTI
Biglietto intero 6 euro – Ridotto: 3 euro per studenti fino ai 26 anni, gruppi di almeno 15 persone, adulti oltre i 65 anni – Gratuito:

bambini minori di 6 anni, giornalisti, portatori di handicap con il loro accompagnatore e soci ICOM.

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