in my town
Nicola Bertellotti (Lucca)

In My Town: mostra fotografica collettiva online

In My Town – Dal 4 giugno ad oggi abbiamo presentato 8 artisti con le relative città di appartenenza o d’adozione per documentare l’Italia post lockdown, con approfondimenti consistenti in conversazioni video con il gallerista e la curatrice. Un viaggio da nord a sud, isole comprese, con cadenza settimanale, come chiave di lettura del nostro territorio martoriato dalla pandemia, con l’obiettivo di ripartire dalla sua bellezza.

Il progetto fotografico In My Town è il pretesto per una riflessione sul paesaggio urbano, per uno sguardo dell’artista sulla città di appartenenza, sia essa di nascita o di adozione. Esso si profila come un work in progress, dove una volta a settimana sarà presentato online un artista, al quale sottoporremo anche un’intervista, che proseguirà fino ad agosto, a completamento dell’esposizione.

“Tutte le azioni umane devono necessariamente trovare il luogo adeguato in cui accadere. Il luogo quindi è parte integrante delle nostre azioni e, d’altro canto, l’uomo non è pensabile senza un riferimento ai luoghi”.

Scrive Christian Norberg-Schulz in merito al Genius Loci, ovvero lo spirito del luogo, ciò che sopravvive all’evoluzione lasciandosi contaminare e al contempo proteggendone l’essenza primordiale, nonostante globalizzazione e rivoluzione digitale (R. V. da testo di presentazione).

Il nono protagonista che presenteremo giovedì 30 luglio è Nicola Bertellotti con la città di Lucca.

Muove da un sistema di stratificazione della memoria che implichi gli aspetti di un’estetica decadente incarnati da luoghi abbandonati e dimenticati, Nicola Bertellotti. Ruderi desolati che hanno perso la loro funzione originaria e si avviano a una lenta distruzione come avviene per An Unbelievable sea, la nave arroccata sulle Alpi Apuane innevate, un tempo scenario di eventi festosi, ora testimone di una natura che inevitabilmente si riprende i suoi spazi e dell’impietoso scorrere del tempo che consuma uomini e cose. Una dimensione romantica che attinge all’estetica vittoriana di John Ruskin e a quella perfezione nitida e patinata di ascendenza cinematografica.

In My Town: gli artisti presentati fino ad oggi

Andrea Morucchio, Venezia Anno Zero, trittico fotografico.

Attinge al capolavoro neorealista di Roberto Rossellini, Venezia anno zero di Andrea Morucchio, la serie da cui è tratto il trittico Punta della Dogana che inaugura il progetto online work in progress. Una Venezia come non l’avete mai vista, sospesa tra cielo e mare e totalmente deserta per il lockdown. Una Venezia silenziosa, non più fagocitata dal caos, che finalmente respira e restituisce una bellezza senza precedenti. Immersa in una atmosfera senza tempo, carica di suggestioni oniriche e metafisiche, essa appare come cristallizzata. Inondata di luce e magicamente sublimata dal suo stesso isolamento.

Giacomo Infantino (Varese), Unreal, Preja Buia, 2 stampe fotografiche.

Appartengono alle serie Unreal e Preja Buia, le due fotografie proposte da Giacomo Infantino per In My Town, un percorso nella regione prealpina del nord e nei sobborghi della Sassonia per indagarne i meravigliosi paesaggi boschivi in continua mutazione ma al contempo sempre più a rischio. Quella del promettente artista è una approfondita sperimentazione visiva, coadiuvata dalle potenzialità di installazioni luminose che conferiscono alle immagini atmosfere fiabesche, prospettive oniriche nonché cromatismi contrastanti e fortemente accesi. Una ricerca visiva tra realtà e finzione, tra natura e artificio attingendo alla metodica cinematografica per svelare il conflittuale rapporto tra uomo e natura. Una lettura introspettiva, di un immaginario che diventa comune, per approdare a nuovi orizzonti di percezione visiva.

Marco Menghi, Milano durante la Fase 1 e 2, 13 stampe fotografiche.

Concede l’obiettivo ai luoghi più significati di una delle città più atterrite dalla pandemia, Marco Menghi, quella città che avanzava senza sosta a ritmi frenetici e che in questo frangente appare come congelata, sospesa nel tempo e quasi irriconoscibile, nell’intento di cicatrizzare le ferite ancora aperte e ritornare ad essere vissuta appieno. L’analisi del territorio e la sua evoluzione sono al centro dell’indagine dell’artista, difficilmente imbrigliabile all’interno di una qualsivoglia tendenza che, al di là dell’ambito documentaristico, restituisce l’essenza di una città che resiste e lo fa attraverso gli aspetti più salienti che hanno caratterizzato il lockdown. Dalle composte file davanti ai supermercati, agli spazi verdi della città meno conosciuti, presi d’assalto per godere di qualche raggio di sole, sempre col giusto distanziamento. E ancora, panorama mozzafiato immobili ripresi con l’ausilio di droni, fino alle architetture simbolo della città meneghina che si stagliano solenni lasciandosi contemplare in tutta la loro bellezza.

Roberto Goffi (Torino), 5 stampe fotografiche con poesie tratte dalla serie I Notturni.

“Scossa dall’uragano che rinforza / si dilata la Notte d’improvviso / quasi fosse sin qui chiusa e raccolta / tra le spire minuscole del Tempo”. Sono dedicati a Torino e accostati ai versi di Rainer Maria Rilke, i Notturni di Roberto Goffi. Serie fotografica costituita da 12 stampe ai sali d’argento che va a redigere un elegante e prezioso libro d’artista. Non a caso l’autore possiede quell’innata abilità di restituire sublimi immagini mediante antichi procedimenti fotografici – dalle stampe al carbone ai dagherrotipi – che gli consentono di catturare l’anima delle cose, l’essenza più intima e profonda di ciò che decide di immortalare. E lo fa con estrema sensibilità e continua sperimentazione conferendo un’aura di misticismo a una città di per se già misteriosa che si rivela nell’oscurità della notte offrendo sculture semi nascosti dalla vegetazione circostante. Squarci che si aprono alla flebile luce della luna per mostrare, in un rigoroso bianco e nero, le sagome pietrificate degli eterni custodi della città. In un’atmosfera senza eguali dove si respira l’odore inconfondibile della notte.

Corrado Zeni (Genova), We are floating, stampa digitale e foglia oro.

È la pittura, l’ambito di appartenenza di Corrado Zeni, il cui linguaggio deriva da una profonda ricerca e sperimentazione del medium fotografico congeniale a catturare stralci d’umanità intenta a compiere gesti quotidiani. Ed è proprio dal sapiente connubio tra pittura e fotografia che nasce l’opera We are floating: figura umana scontornata e isolata, ridotta a una sagoma fluttuante, in balìa della tempesta che ha scatenato l’emergenza sanitaria, che pian piano precipita nel vuoto inconsapevole del destino che l’attende. Tutt’intorno una città deformata e frammentata che ricomposta assume la parvenza di un non luogo, di uno spazio straniante e alienante. Una città oramai inospitale anche per i suoi stessi abitanti.

Stefano Gentile (Treviso), From here to eternity, stampa fotografica.

Ispirata alla celebre pellicola degli anni cinquanta Da qui all’eternità, l’opera di Stefano Gentile origina da un approccio narrativo autobiografico con l’intenzione di dare voce a uno stato d’animo che appartiene al controverso e inquietante periodo di smarrimento vissuto nel lockdown. La metafora è l’aspetto più congeniale ad esprimere il senso di quest’epoca, che si concentra abilmente in uno scatto. Dalla freccia che indica l’obbligata direzione verso l’ombra, allo spazio angusto configurato dalle pareti, fino alla porta murata che inevitabilmente accentua la percezione di smarrimento e oppressione. Il tutto immerso in un assordante silenzio ma con la volontà di superarlo, seppur con difficoltà, e guardare oltre. Come suggerisce il lussureggiante paesaggio investito dal sole che si apre sullo sfondo.

Monica Testa (Bergamo), Riflessi del cuore, dittico fotografico.

Sedotta dalla street photography, alla ricerca di una realtà fondata sulla spontaneità, Monica Testa coglie immagini pregne di pathos e poesia. Come avviene per le riprese della città più martoriata dalla pandemia: Bergamo, la sua città. Nella Piazza Vecchia, cuore della Città Alta, cattura il riflesso sul cellulare della Torre Civica del Palazzo della Ragione, detto il Campanone per i cento rintocchi che scandisce alle 22, e della Biblioteca Civica affiancata da un particolare della Fontana Contarini. Con l’intenzione di immortalare una città fragile dalle ferite ancora aperte e dolorose ma che continua ad esibire la sua innata bellezza.

Paolo Serra, Bologna in Quarta Dimensione, 4 stampe fotografiche.

Sono dedicate a Bologna – sua città d’adozione -, nello specifico alla stazione ferroviaria, al complesso di Santo Stefano, a San Luca e alla fontana del Nettuno, le quattro opere in bianco e nero di Paolo Serra, che muove dal linguaggio cubo-futurista per restituire simultaneamente diversi punti di vista di un unico soggetto. E lo fa egregiamente senza l’ausilio di artifici digitali o montaggi di ogni sorta bensì attraverso l’utilizzo di lenti prismatiche e specchi nel tentativo di ridurre spazio e tempo in molteplici frammenti che si concentrano in un unico sorprendente scatto.

Online tutti i giovedì su https://www.centrofotograficocagliari.com/my-town.