Giuseppe Abate, Presidente di Atlantide
Giuseppe durante i Mondiali Pallanuoto Master di Riccione.

L’incontro con Giuseppe Abate, legale rappresentante dell’Atlantide SSD, ha un sapore tutto particolare, perché trattasi anche “del mio presidente” visto che, in qualità di atleta master, sono tesserato proprio con la società che gestisce gli impianti di Elmas e Dolianova sin dal 2009.

Come appuntamento fisso, proprio dal 2009 al 2018, l’Atlantide ha partecipato consecutivamente a ben 10 Campionati Italiani di Pallanuoto Master con risultati ad oggi storici, come il terzo posto alle Finali Nazionali Waterpolo Master Categoria M30+ del 2010 e il secondo posto nel 2011, sempre nella Categoria M30+, che ha consentito ai protagonisti isolani di disputare di diritto i Mondiali Waterpolo 2012 di Riccione, dove – sempre con la categoria M30+ – ha ottenuto lo storico accesso ai quarti di finale di categoria, perdendo di un solo gol una partita rocambolesca contro un’ostica squadra avversaria rumena.

Ma l’impresa dell’Atlantide Master Pallanuoto è stata soprattutto grazie alla quota rosa che, nel Campionato Italiano del 2016 a Riccione (Categoria F30+), si è laureata Campione d’Italia, dopo aver sfiorato il successo l’anno precedente a Ostia (seconda classificata).

Ancora oggi ho i ricordi di tutte le edizioni, avendo sempre partecipato (seppur un anno con la Pallanuoto Milano M40+), e l’entusiasmo degli atleti Master di Atlantide (El-Mas-Terribili) è ancora vivo grazie agli sforzi societari dell’Avvocato Giuseppe Abate, che ha sempre creduto in ciò che fa nel mondo dell’acqua clorata da lui tanto amata.

Intervista al Presidente di Atlantide, Giuseppe Abate

La scintilla negli occhi, sensazione unica, probabilmente irripetibile che provoca benessere, e sovente facilita la strada da imboccare nei bivi esistenziali. Quella scia luminosa ha fatto sì che Giuseppe Abate abbandonasse una professione avviata, maturata dopo anni di studi e sacrifici, per riabbracciare scenari ben definiti che, dagli anni ‘70 del secolo scorso, l’hanno coinvolto quasi totalmente.

Chissà se al posto di Giuseppe, qualcun altro avrebbe sovvertito una routine fatta di clienti, codici, udienze, palazzi di giustizia preferendole l’odore del cloro e della salsedine, veicolati nel noto slogan “Atlantide, il tuo stile” che si insinua nelle piscine di Elmas e Dolianova.

Slogan di Atlantide
Uno slogan che non si dimentica.

“Mi si è prospettato di passare da allenatore per passione a gestore di un impianto natatorio – dice Giuseppe Abate – un’opportunità che ha rivoluzionato la mia vita ma di cui sono felice. No, non ho nostalgia, mi piace guardare avanti nonostante tutti i guai che attualmente stanno caratterizzando i nostri giorni”.

Per lui praticare pallanuoto e nuoto in acque libere non è stato un compromesso, bensì una evoluzione naturale. Cinquant’anni fa le due discipline formavano un unico sport e proliferavano i campi a mare.

“Da ragazzino i miei miti erano Bud Spencer, olimpionico nel nuoto e nella pallanuoto e il leggendario Duke Kanamoku, anche lui olimpionico di nuoto pallanuoto e icona hawaiana del mondo del surf. Personaggi che sono andati al di là dell’avventura sportiva. Come allenatore giovanile credo inoltre ciecamente al metodo multidisciplinare”.

Da giovane pochi risultati eclatanti, ma pedina indispensabile per le squadre con cui ha combattuto:

“Parlare di miei successi personali a livello sportivo sarebbe presuntuoso e farebbe sorridere non pochi. Sono sempre stato un gregario, un soldatino, mai un bomber o un atleta di alto livello. Mi piaceva marcare la boa o, come si dice ora, il centro. Sognavo grandi lotte poi nella realtà magari andava diversamente”.

Però qualche piccola soddisfazione ci sarà stata..

“Si, vanto un record di cui vado molto orgoglioso. Sono sempre stato tesserato agonista FIN senza mai saltare un campionato, dalle categorie dei bambini sino ai 40 anni. A 41 mi sono tesserato master e a 50, per togliermi uno sfizio, mi sono nuovamente tesserato agonista vincendo quella che io chiamo la “medaglia della vergogna”.

Cioè?

“Mi sono laureato campione sardo senior in acque libere. Ma perché ero l’unico. Giuro che non lo sapevo!”.

Probabilmente, da presidente/allenatore di Atlantide, sono fioccate altre importanti soddisfazioni.

“Sarebbero tanti i successi da ricordare e non vorrei fare torti a nessuno. Come Presidente, però, spicca il bronzo assoluto di Francesca Annis e la convocazione sua e di Giorgia Meloni nelle nazionali giovanili. Come allenatore, e per come è stato raggiunto, ho nel cuore il titolo italiano della squadra master femminile conseguito a Riccione”.

Con l’emergenza Covid-19 e il blocco totale la ripresa diventa molto complicata. Ha una ricetta/soluzione in proposito?

“Riprovarci subito, con passione e professionalità, senza paura di andare in perdita nel breve periodo e puntare a riallacciare il filo con i propri frequentatori. Dobbiamo ancora una volta reinventarci (purtroppo è una costante nella storia dell’Atlantide…) finché l’emergenza prosegue bisogna non avere paura di lasciare i vecchi schemi e riscrivere un nuovo libro come scuola nuoto federale”.

Dal punto di vista umano ci sono delle persone a cui si è affezionato in modo particolare nella sua lunga attività in piscina?

“Tutti, dal bambino che entra in vaschetta al collega di un’altra società che magari “mi fa girare pure le balle”. Mi piace però citare, pronunciandolo tutto attaccato, SignorMario, in pochi si chiederanno chi è, in tanti sanno di chi sto parlando”.

La FIN Sardegna, con il suo presidente Russu, si sta sforzando per migliorare la situazione su più fronti. Ci sta riuscendo, secondo lei?

“Direi che ci è riuscita, nonostante tutte le sfortune dell’ultimo quadriennio (che hanno dimostrato ancora di più la capacità di questo Comitato nel risolvere i problemi). Tanti sono stati gli obiettivi raggiunti con passione e professionalità sotto la guida di Danilo: il movimento Uniti FIN da Sempre n’è l’ultimo importante esempio”.

Ha un progetto che vorrebbe realizzare nell’ambito della sua attività in piscina?

“Mi piacerebbe (e c’eravamo quasi riusciti) costruire una piscina all’aperto e, missione impossibile ma che rappresenta il mio sogno nel cassetto: avviare l’attività dei tuffi”.

Che dire delle realtà di Elmas e Dolianova?

“Tra i due impianti ci sono delle differenze strutturali. Elmas rappresenta un mistero… Il mistero di Atlantide. É situata in una zona industriale, lontana dal centro abitato, senza collegamenti pubblici. Nonostante ciò è frequentata da persone che arrivano da tutta la città metropolitana di Cagliari e in alcuni casi pure oltre. Mentre la piscina di Dolianova si trova in una bella zona sportiva che l’amministrazione locale punta a riqualificare maggiormente”.

Se volessimo qualificarle ulteriormente?

“Elmas rappresenta la nostra certezza, Dolianova la nostra scommessa. Il Parteolla è territorio di qualità e di marchi importanti conosciuti ed esportati in tutto il mondo; con un bel po’ di presunzione e autoironia (che nelle sfide non devono mai mancare) ci piacerebbe far parte di queste qualità per cui è conosciuto. Se però Elmas e Dolianova sono diverse strutturalmente, sono invece uguali nell’essenza che le animano; cerchiamo di far sentire tutti come a casa loro, parte di una grande famiglia sportiva, a volte ci riusciamo comunque ci proviamo”.