La testimonianza di Paolo Fidanzi, medico di base, ammalato di COVID-19

La prima settimana è stata tremenda: non respiravo, desaturavo con ossigeno a 15 litri al minuto e solo con il sostegno del primario anestesista, pronto a intubarmi, sono riuscito con respiratori e maschere costrittive a superare la fase critica durata una settimana; ho pensato di morire.

Poi la febbre mi ha lasciato, gli addensamenti polmonari si sono lentamente dissolti anche se non completamente. Le terapie potenti – tutte of label, diciamo sperimentali – hanno svolto il loro compito. I medici colleghi condividevano con me le soluzioni.

C’era e c’è, scrivo mentre sono ancora positivo, il rischio  di fenomeni collaterali, acidosi metabolica, sindrome da allettamento sicura. Devo muovermi e camminare con l’ossigeno, anche se non mi reggo in piedi, e ho dolori forti alle gambe e alla vita.

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Comincio a rendermi conto ora, dopo un mese, di quello che mi succede: che, forse, l’ho scampata bella. Ho una costrizione al cuore se penso di essere stato io a contagiare la mia compagna, anche lei qui in Ospedale, anche lei a soffrire, infermiera, a causa di questo virus micidiale, neppure un essere vivente, solo ammassi di RNA.

Per fortuna lei ha avuto il primo tampone negativo, al secondo potrà tornare a casa. I nostri figli ci aspettano, ci sono stati vicini. Penso ai miei pazienti e a quante volte ho condiviso con loro il dolore per le loro malattie e le loro perdite. Mi sono stati vicini, hanno sofferto per me, li ho lasciati soli ma sono in buone mani.

Ecco, una prima forte riflessione:

La pandemia non è scomparsa e tanto meno la possibilità di contagio, qualcuno guarirà, tanti morti già sulla coscienza comune di chi, anche involontariamente, non ha saputo contenere l’avanzata del virus.

Niente polemiche, solo consapevolezza che, rispettando alcune regole senza cedimenti o sottovalutazioni, possiamo fermare il pericolo di trasmissione. Portare sempre la mascherina e imporre agli  altri di usarla. Bastano quelle chirurgiche che proteggono chi abbiamo davanti e non chi le porta. Da qui la necessità di portarle tutti. Concludo specificando che le mascherine ffp2 e simili proteggono solo chi le porta!

Mi fermo qui, consapevole di aver dato un piccolo contributo di sofferenza ma anche di speranza e di fiducia per il nostro futuro.

Paolo Fidanzi

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