Bambino segregato in Costa Smeralda: chiesta condanna a 12 anni

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Al termine delle indagini preliminari la Procura di Tempio Pausania ha formulato l’imputazione chiedendo una condanna a 12 anni per i genitori del bambino di undici anni che nel corso della scorsa estate era stato liberato dai carabinieri del Reparto territoriale di Olbia. Oltre ai genitori, al banco degli imputati siederà anche la zia del bambino per la quale invece la condanna chiesta dai PM ammonta a 11 anni.

Bambino segregato in Costa Smeralda: l’inizio delle indagini

La vicenda – quella giudiziaria – inizia la scorsa estate, quando il bambino sottoposto a maltrattamenti riesce finalmente a chiedere aiuto – telefonicamente – ai militari. Acquisita la notizia di reato, partono le indagini. Gli investigatori portano così a galla una realtà da brividi. Maltrattamenti, torture psicologiche e fisiche, ben celate dietro le mura di una villetta di famiglia della Costa Smeralda, ad Arzachena per la precisione.

Bambino segregato in Costa Smeralda: il racconto delle torture

Gli inquirenti ricostruiscono la vicenda tramite il diario segreto del bambino, fedele compagno delle interminabili giornate di percosse e sopprusi. Il diario riporta i dettagli della segregazione subita dal piccolo, costretto al buio in una camera per ore ed ore.

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Senza materasso, senza la possibilità di utilizzare il bagno e costretto a fare i propri bisogni all’interno di un secchio. Ma le torture psicologiche si spingevano a ben altro, a delle voci preregistrate fatte ascoltare ripetutamente per intimorire ancor di più l’undicenne, se ce ne fosse mai stato il bisogno.

Bambino segregato in Costa Smeralda: gli arresti

I genitori del bambino erano stati arrestati immediatamente il 29 giugno scorso. Per la zia la misura cautelare era scattata alla fine dello scorso anno.

bambino segregato
I genitori del bambino segregato erano stati arrestati il 29 giugno dello scorso anno.

Le prove a suo carico consistono soprattutto in telefonate registrate sul telefono della madre del piccolo, dove venivano suggerite e descritte le modalità con cui si sarebbe dovuto correggere il comportamento dell’undicenne. La donna è stata infatti accusata di essere l’ispiratrice e l’istigatrice dei metodi educativi impartiti.

I tre imputati hanno ammesso le loro colpe, ed al momento aspettano agli arresti domiciliari il 15 giugno – data stabilita per le arringhe di difesa.

Fonte: ANSA