Quartu Sant’Elena: la Fabbrica dell’hascisc ai tempi del coronavirus

Era arrivata attraverso l’App. della Polizia di Stato YouPol, qualche giorno fa, la segnalazione anonima circa un’intensa attività di spaccio presso un’abitazione sita a Quartu Sant’Elena. I Poliziotti della Sezione Anticrimine del locale Commissariato di Pubblica Sicurezza hanno subito approfondito la notizia, effettuato una serie di verifiche, al fine di riscontrarne l’attendibilità, attraverso specifici servizi di osservazione.

Nella mattinata di ieri è stato quindi organizzato un blitz ad opera del personale dell’Anticrimine e delle Volanti del Commissariato presso l’abitazione di COGONI Bruno, 30enne quartese, il quale è stato sorpreso all’esterno dello stabile.

Ciò che è risultato a seguito della perquisizione è stato sorprendente anche agli occhi degli stessi operatori. Infatti, il giovane aveva adibito parte della propria abitazione per la produzione che si potrebbe definire “industriale” della marijuana.

Una vera e propria filiera produttiva così organizzata: coltivazione della marijuana, successiva raffinazione, trasformazione e vendita attraverso il confezionamento all’interno di bustine dotate di un marchio di fabbrica, in stile giamaicano.

Nel giardino di casa, inoltre, è stata rinvenuta la piantagione: 63 piante di cannabis di varia metratura, alcune delle quali con infiorescenza ed altre appena messe a dimora.

Dentro casa era stata occultata altra sostanza stupefacente già essiccata per un totale di circa 700 gr.

Da sottolineare che COGONI Bruno non era nuovo all’attività di coltivazione di cannabis; infatti, era già stato arrestato dagli agenti dello stesso Commissariato di Quartu Sant’Elena alla fine del mese di agosto dell’anno scorso, proprio perché presso la propria abitazione aveva allestito una coltivazione di marijuana.

In questa circostanza, ancor più interessante è stato il rinvenimento di circa 900 gr. di polvere resinosa di marijuana, la quale sarebbe stata utilizzata per la successiva trasformazione in hascisc.

Il quantitativo sequestrato avrebbe consentito la produzione di circa 10 kg di hascisc con ricavi sul mercato di circa 50.000 euro.

Per la trasformazione era stata predisposta una fabbrica artigianale, costituita da una specifica cassa per la centrifuga della marijuana essiccata attraverso la quale veniva realizzata la polvere resinosa. Quindi veniva realizzato un amalgama di polvere e resina madre disposto all’interno di una pressa in legno attraverso cui venivano prodotti dei panetti.

La sostanza sequestrata immessa nel mercato avrebbe fruttato la somma di circa 100.000 euro.

Non solo, oltre all’hascisc COGONI aveva ingegnato uno stratagemma attraverso cui eludere gli eventuali controlli delle forze dell’ordine confezionando la marijuana destinata allo spaccio all’interno di caratteristiche bustine giamaicane con logo specifico e con annesso il principio attivo falsamente indicato come al di sotto del limite consentito dalla legge. All’interno dell’abitazione ne venivano rinvenute 43 che effettivamente contenevano canapa sativa, ovvero con principio attivo al di sotto della soglia.

Agli investigatori il giovane ha affermato che era autorizzato alla coltivazione della cannabis affermando che la sostanza sequestrata altro non era che canapa sativa.

Gli accertamenti effettuati, grazie alla tempestiva attività degli specialisti del Laboratorio Chimico del Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica, delegati dal P.M. presso la procura, dr.ssa Rossella Spano, hanno consentito di appurare l’effettiva consistenza del principio attivo, così da riscontrare l’ipotesi investigativa che Cogoni stesse simulando una legittima produzione di canapa in luogo di una effettiva attività illecita.

In considerazione di ciò, su disposizione del P.M., Cogoni  è strato tratto in arresto per  coltivazione, produzione, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e accompagnato presso il carcere di Uta.