Lingua sarda nelle scuole e negli uffici della Regione: legge ancora inattuata

La capogruppo del M5S, Desirè Manca, prima firmataria di una mozione che impegna la giunta ad attuare la legge regionale del 2018 sulla politica linguistica regionale.

Lingua sarda e identità culturale dei sardi, tanto lodate e celebrate dal Presidente Solinas nelle sue dichiarazioni programmatiche, sono cadute nel dimenticatoio. A quasi due anni dalla sua entrata in vigore, la Giunta non ha ancora attuato la legge regionale sulla disciplina della politica linguistica, disattendendo le aspettative di chi credeva che finalmente le lingue sarda e catalana avrebbero ottenuto la tanto attesa dignità nelle scuole e negli uffici pubblici e che sarebbero stati attuati gli interventi di promozione del sassarese, gallurese e tabarchino.

A denunciare l’ennesima grave dimostrazione di disinteresse per la Sardegna, da parte del governo regionale, è la capogruppo del M5S Desirè Manca, prima firmataria di una mozione (sottoscritta dai consiglieri del M5S R. Li Gioi, A. Solinas, M. Ciusa, e dai consiglieri di minoranza) che impegna la giunta e l’assessore all’Istruzione, Andrea Biancareddu, a dare piena attuazione alla legge regionale n. 22 del 2018 e a presentare quanto prima al Consiglio la prevista relazione sullo stato di attuazione delle norme.

La legge regionale sulla disciplina della politica linguistica – è spiegato nella mozione – risponde ai principi di tutela delle minoranze linguistiche sanciti dalla Costituzione, dalla normativa europea e internazionale, ma anche dalle norme (quelle del decreto legislativo n. 16 del 2016) con cui lo Stato affida alla Regione Sardegna il compito di individuare un modello organizzativo regionale che preveda l’uso effettivo e la valorizzazione della lingua sarda. In particolare, si fa riferimento all’insegnamento della lingua sarda nelle scuole e all’istituzione di una rete di sportelli linguistici collegati che svolgano un’attività di coordinamento territoriale, i cosiddetti Ofitzios de su sardu. Ad oggi però – sottolinea la capogruppo dei pentastellati – la legge regionale risulta quasi completamente inattuata: non risultano attuati né il nuovo sistema di programmazione previsto e nemmeno la rete degli sportelli linguistici.
A peggiorare la situazione c’è anche il fatto che con una delibera dell’8 agosto 2019 e quella successiva dell’ottobre 2019 sulla ripartizione delle risorse tra gli enti territoriali, la Giunta, essendosi limitata a recepire acriticamente le scelte statali, ha di fatto svuotato lo spirito delle norme di attuazione dello Statuto sardo (contenute nel decreto legislativo 16 del 2016), atte a permettere alla Regione di decidere autonomamente in merito all’utilizzo e alla distribuzione delle risorse statali assegnate.
La lingua sarda non può essere richiamata soltanto per riempire roboanti discorsi acchiappa-consensi. A quasi un anno dall’insediamento di questo governo regionale, la nostra lingua identitaria è stata dimenticata. Pertanto ci auguriamo che questa mozione venga discussa al più presto.