Milano. Il 18 marzo Jacob Lee per la prima e unica data italiana

Giovedì 18 marzo al Circolo Ohibò la rivoluzione indie pop australiana per la prima volta in Italia per una data unica.

La rivelazione indie pop dal Queensland Jacob Lee sarà in Italia per un appuntamento unico mercoledì 18 marzo al Circolo Ohibò di Milano. Prevendite disponibili da oggi sui circuiti ufficiali Ticketone e Dice.

Fascino, carisma, passione e genialità sono alla base dell’espressione poetica di Jacob Lee. A 25 anni, l’artista ha raggiunto oltre 210 milioni di stream Spotify senza etichetta, management né agenzia, e ha suonato in Europa, Regno Unito, Asia e Australia. Come giovane cantautore e imprenditore, Jacob sta seguendo il successo del suo album di debutto, ‘Philosophy’ con il suo secondo album, ‘Conscience’ uscito nell’aprile 2019.

Citato da The Brag come “Uno dei più grandi artisti in Australia di cui non hai mai sentito parlare”, Jacob si è mosso consapevolmente nell’ambito del settore, coinvolgendo i fan e creando una fedelissima community.

Di ritorno dal suo tour UK / EU tutto esaurito nel 2019, Jacob ha recentemente chiuso i lavori del suo secondo album in studio, ‘Conscience’, con i restanti quattro singoli rilasciati dall’inizio del 2020. Jacob ha descritto il suo secondo disco come la perfetta evoluzione del predecessore ‘Philosophy’, in cui ha toccato argomenti di cui avrebbe voluto parlare in tutta la sua vita.

Se ciò non bastasse, le aspirazioni di Jacob di diventare un autore saranno ancor più evidenti con ‘Jacob Lee’s Book of Lyricism’ (Vol. 1), che verrà lanciato a metà 2020, così come la sua abbondanza di illustrazioni/visual, tour in tutto il mondo e la partenza delle registrazioni del terzo full-length.

Con un unico appetito per la creazione e una spiccata attitudine per le parole, Jacob è diventato piattaforma di atterraggio per una miriade di artisti internazionali, diventando il principale scrittore di melodie e paroliere alla stregua di Will Sparks, Reece Low, Marco Farouk, Tom Enzy, Buzzmeisters, Trifo, Swede Dreams e altro. Consumato dall’idea che la musica richieda paesaggio, significato e scopo, l’artista australiano si è messo nei panni degli altri, evocando storie per le quali altrimenti non avrebbero mai trovato parole, relazionandoli in un modo in cui solo un caro amico avrebbe potuto.