Posada: 4 dicembre, la presentazione del progetto triennale “Acqua e fuoco”

Alberi da piantare, torrenti da ripulire, dune sulla costa da rafforzare: la cura del territorio è determinante nella prevenzione dei disastri idrogeologici (soprattutto alluvioni e incendi). E può rinforzare un'intera comunità, quella che vive attorno al Parco regionale di Tepilora, 8mila ettari nel Nuorese.

È questa la filosofia al centro del progetto triennale (dal 2019 al 2022) “Acqua e fuoco. Dalle cicatrici del passato la mappa per un futuro al riparo dai rischi nel parco di Tepilora“, sostenuto dalla Fondazione CON IL SUD, l’unico selezionato in Sardegna con il bando ambiente 2018.

I dettagli saranno illustrati in una conferenza stampa, mercoledì 4 dicembre alle 15:30, al Centro di Educazione Ambientale e alla Sostenibilità di Casa delle Dame, in piazza Eleonora d’Arborea a Posada (NU).

Nei quattro comuni coinvolti – Bitti, Lodè, Torpè, Posada – sotto la guida di Legambiente Sardegna agiranno sette partner: il Parco regionale di Tepilora, l’agenzia regionale FoReSTAS, l’Università degli studi di Cagliari, l’associazione Adotta un albero ONLUS, l’associazione Sardus Pater, il Gruppo Scout Posada, la Pressa-­società cooperativa sociale onlus (Bitti).

Dopo l’incontro, dedicato a giornalisti e cittadini, nel pomeriggio si insedierà il comitato di indirizzo popolare che coinvolge tutti i partner del progetto e si allarga ad alcuni attori territoriali come la scuola e l’imprenditoria turistica. Prevista una riunione operativa e di avviamento con un focus sulla tempistica delle varie fasi.

La scheda

Le azioni del progetto si svilupperanno su tre filoni principali. Il primo è il ripristino e il rafforzamento del territorio che ancora subisce le conseguenze dell’alluvione del 2013. Saranno piantati alberi, puliti i percorsi lungo il Rio Posada da detriti e rifiuti, rafforzate le dune sulla costa, effettuate analisi della piana alluvionale al fine di riconoscere i caratteri geologici necessari alla valutazione del rischio idrogeologico.

Il tutto con il necessario e strategico coinvolgimento delle comunità e dei ragazzi con workshop, campi di volontariato, allestimento informativo e il racconto interattivo per i CEAS dei quattro comuni. È dalle persone, dagli abitanti e dalle loro storie, che può infatti ripartire il territorio ferito. Gran parte dei fenomeni di erosione e di esondazione dei corsi d’acqua sono causati, infatti, anche dall’abbandono colturale e dalla riduzione della capacità di gestione delle campagne – compiti un tempo tradizionalmente assolti dai pastori.